SOL LEVANTE - Film a episodi (prima parte): "Manie-Manie - I racconti del labirinto"
Tre storie dirette da altrettanti maestri e incentrate sul viaggio attraverso mondi visionari: stili e vicende differenti per raccontare un universo in preda al caos, fra speranze di rifondazione dell'immaginario e cadute inesorabili nella follia

Quello dei lungometraggi a episodi è un settore poco praticato dall'animazione giapponese: caso alquanto curioso in un'industria che proprio sulla serializzazione episodica dei programmi televisivi ha formato larga parte della sua fortuna. Comunque lodevoli eccezioni in tal senso non mancano e se la recente Animatrix è forse l'antologia più nota, di certo non è la migliore in senso qualitativo. Di particolare merito giunge dunque l'uscita in DVD che ci permette di riscoprire Manie-Manie - I racconti del labirinto ("Manie-Manie - Meikyu Monogatari", anche noto come "Neo-Tokyo"), uno dei migliori anime mai realizzati. Sebbene datato 1983, il progetto si è in realtà sviluppato nell'arco di alcuni anni, fino alla presentazione ufficiale avvenuta nel 1987 al Festival internazionale del cinema di Fantascienza di Tokyo: purtroppo una distribuzione insufficiente lo ha sprofondato negli anni in un ingiusto oblio, ora parzialmente dissipato grazie all'Home Video. In effetti siamo di fronte ad un oggetto totalmente inafferrabile, un ibrido fra il corto e il lungometraggio, come dimostra la scarsa durata (circa 50 minuti). E' comunque la mancanza di una storyline a costituire il vero motivo della sua scarsa commerciabilità. Manie-Manie è in effetti un prodotto "d'essai" (per quanto deprecabili siano queste definizioni), un tentativo di portare su schermo non delle storie ma delle emozioni, attraverso le abili mani di tre grandi registi del settore. Non a caso in molti articoli dedicati alle sue storie, non si parla nemmeno di "episodi" o "cortometraggi" ma semplicemente di "esperimenti", poiché la natura assolutamente estemporanea del progetto, aliena a qualsivoglia moda o filone, rende impossibile il facile incasellamento in una categoria codificata.

Il segmento iniziale è diretto da Rin Taro (Capitan Harlock, Harmagedon e Metropolis) e, oltre a giustificare parzialmente il titolo del film, si pone come cornice dello stesso. Nelle parole del suo regista "Labyrinth è il mio unico soggetto originale. Sin da piccolo ero affascinato dall'idea del labirinto e così ho utilizzato quei sogni infantili per questo film" (da Shin Man-Ga! N.2, febbraio 2000, edizioni Due Emme Publishing). In effetti il corto si situa a metà strada tra il sogno e la trasfigurazione visionaria della realtà e vede in azione una bambina e il suo gatto durante un viaggio metropolitano destinato a concludersi in un circo. L'intero film si apre e si chiude sull'atto del varcare una soglia destinata a condurre lo spettatore in "altrodove" immaginifici e visionari e in questo senso il corto di Rin Taro è il miglior biglietto da visita possibile. Autore per eccellenza affascinato dalle potenzialità visive di un cinema antirealistico, Rin Taro (anche produttore esecutivo dell'intero progetto) realizza una sorta di "Alice nel paese delle meraviglie" più cupo, in cui è possibile vedere riflessa una realtà massificata, abitata da scheletri e figure deformate, dove la visione di una bambina si pone come simbolo innocente di rifondazione dell'immaginario. Ricco di citazioni da autori visionari come Salvator Dalì, Labyrinth tenta di istillare (o meglio di rinnovare nello spettatore) il senso della meraviglia: vedere un mondo come se fosse la prima volta, per provare un rinnovato stupore.

La visione si interrompe sul proscenio offerto dal circo per lasciare spazio, senza particolari soluzioni di continuità, a L'uomo che correva, diretto da Yoshiaki Kawajiri, il grande regista di Ninja Scroll, Vampire Hunter D Bloodlust e del dittico del "Mondo d'Ombra". Protagonista è un invincibile corridore automobilistico, Zack Hugh, in un mondo futuro a metà fra Rollerball e Blade Runner: Le imprese del corridore sono infatti supportate da una utenza affamata di sensazionalismo e affascinata dall'indistruttibile verve di Hugh, il quale sta però continuando a sostenere gare, minando alle fondamenta il proprio equilibrio mentale. Il tutto è commentato dalle parole di un giornalista/detective in puro stile hard-boiled: il corto si snoda lungo l'arco dell'ultima corsa del campione, durante la quale il limite da superare è ormai diventato talmente alto da spingere l'uomo oltre i confini stessi della vita. Rivisto oggi lo short sembra anticipare molte concezioni tematiche e visive di Record del mondo, l'episodio di Animatrix scritto da Kawajiri ma realizzato da Takeshi Koike. Allo stesso tempo, però, il breve film intinge la storia in un contesto cyberpunk, mostrandoci un eroe che in perfetta simbiosi con il suo veicolo supera i limiti della materia per annullarsi in un altrove dai confini indefinibili: se Rin Taro mira a stupire lo spettatore, l'emozione che interessa a Kawajiri è quella del panico e l'episodio risulta in tal senso inquietante e cupissimo, lacerante pur nel suo svolgimento a tratti criptico.

Affidarsi alle mani di Katsuhiro Otomo per il segmento finale è dunque quasi consolante per lo spettatore: Interrompete i lavori! presenta infatti una vena ironica abbastanza inusuale nel corpus d'opera del regista. Chiaramente influenzato dal "Cuore di tenebra" conradiano, il corto narra di un giovane ingegnere che viene inviato da una multinazionale a fermare i lavori di un cantiere in Amazzonia: un golpe ha infatti reso incerto il futuro di quell'installazione e ogni ulteriore denaro speso per continuare l'opera potrebbe andare perduto. Come si può notare il pessimismo circa una società corrotta da una tendenza spiccata alla disumanizzazione e ormai prona dinanzi al materialismo è centrale in tutti e tre gli episodi, dimostrando come la forza visiva dell'opera non nasconda una acuta lettura del presente. Comunque il povero ingegnere si troverà a dover fare i conti con un robot supervisore che non intende in alcun modo fermare i lavori ed è disposto ad eliminare chiunque gli impedisca di andare avanti. La follia dell'automa si rispecchia ben presto in quella dell'uomo che finisce per animarsi di un furore da autentico crociato nel tentativo di fermare l'inferno di macchine sito nel cuore dell'Amazzonia. Ironico, dunque, ma con un sottotesto amaro e visivamente gratificato dal realismo caro a Otomo: l'autore di Akira e Steamboy, infatti, mette in scena un universo visionario profondamente radicato nella realtà: la cura del dettaglio è sorprendente e il quadro è ricchissimo di particolari, tanto da rendere concreto questo agglomerato informe di macchine, acqua e terra: la confusione dei protagonisti si riflette perciò in un caos visivo oltremodo affascinante.

IL DVD
Già ai tempi della Dynamic Italia Manie Manie - I racconti del labirinto era stato riscoperto e proposto in videocassetta e oggi finalmente viene editato in DVD sotto il marchio Dynit. L'edizione è quantomai spartana, soprattutto considerando la confezione e gli extra: all'interno di un amaray semplice trova infatti alloggiamento l'unico disco mentre la sezione dei contributi speciali si limita a una art gallery, alle schede dei registi e al trailer italiano, oltre ai consueti prossimamente dedicati alle novità video e cartacee della Dynit. Un peccato non aver approntato qualche nota sulla genesi di questo particolare progetto.
In tono minore anche l'audio, che propone due tracce (italiano e giapponese) in codifica Dolby Digital 2.0, con il doppiaggio nostrano di sempre: peraltro il film è in ogni caso parco di dialoghi e si affida in larga parte a suoni e musiche, dunque la prevalenza di una versione sull'altra non si fa sentire particolarmente, anche se il livello di incisione dell'italiano è più alto. Dove il disco colpisce nel segno è invece sul versante video: il film è proposto nel corretto formato 1.85 16/9, diversamente da molte edizioni circolanti all'estero, e il quadro è straordinariamente nitido e pulito, con colori che, nonostante la scelte cromatiche complesse, non si impastano e sono praticamente assenti i difetti di compressione. Una qualità che permette di considerare positivamente il lavoro svolto dalla Dynit. Il film è stato anche trasmesso in tv durante la recente maratona di Mtv Anime Week e si spera che tutto questo possa contribuire a farlo conoscere presso un pubblico ampio.
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