SOL LEVANTE - KakuRenBo

Un folgorante cortometraggio dalle atmosfere horror, realizzato in computer grafica, ma con uno stile che ricorda il 2D, al contempo ingenuo e sofisticato nel suo riflettere sui legami fra tradizione e spazio cittadino

Il termine "Kakurenbo" in giapponese significa "nascondino", e nel caso specifico designa un cortometraggio realizzato nel 2005 dal giovanissimo Suhey Morita (nato nel 1978), premiato al Tokyo Anime Fair e al Fantasia Film Festival, ma presentato con successo anche in numerose altre vetrine nazionali e non: un lavoro di soli 25 minuti, realizzato per il neonato studio Yamatoworks, fondato dallo stesso Morita insieme al collega e character designer Daisuke Sajiki. La storia si incentra su un gioco rituale, l'Otokoyosama no Oyugi (nella versione italiana semplicemente "Otokoyo"), una variazione del nascondino, praticata in un quartiere di Tokyo che si dice sia abitato da mostruosi Oni. I ragazzi che intendono partecipare devono indossare una maschera da volpe e agire nottetempo in gruppi di sette. Fra i partecipanti all'ultima sfida c'è chi è animato dal semplice desiderio di sfidare la sorte e chi, invece, vuole scoprire i segreti del luogo, per capire il destino cui è andato incontro qualche consanguineo, come succede al protagonista Hiroka, che ha perso la sorella durante una precedente notte.

La scelta di un titolo semplice eppure incisivo è quantomai indovinata per un lavoro che proprio a metà strada fra l'invenzione più ingenua e la sofisticazione più alta trova il suo campo d'azione: la particolarità è palese nel momento in cui si considera che il corto è realizzato totalmente in computer grafica 3D, ma con uno stile che tenta di riprodurre l'animazione tradizionale 2D (realmente usata soltanto per qualche rifinitura). L'impatto visivo è garantito, non soltanto perché l'animazione è fluida e credibile nella sua mimesi del tratto disegnato, ma anche per la tridimensionalità e la profondità di campo garantite dal digitale: la bravura di Morita, inoltre, è evidente nella scelta delle inquadrature, nei giusti tempi cinematografici e soprattutto nella fotografia che gioca a perfezione con le luci creando un'atmosfera espressionista che amplifica la suspense, sempre molto alta. La storia ha poi la sapienza di non strafare, concentrandosi sulla costruzione della tensione in uno spazio labirintico dove umani e mostri agiscono secondo una ritualità ben codificata. Che è la ritualità del gioco, trasportata però su un livello più complesso: la fuga dei protagonisti dagli Oni è in fondo parte di un preciso schema voluto dagli stessi ragazzi, i quali sanno di giocare con le proprie vite penetrando in un luogo proibito di cui rispettano i meccanismi, indossando una maschera e agendo nottetempo come vuole la tradizione. L'elemento della fascinazione per il proibito, la voglia di attraversare la soglia per comprendere l'essenza di un luogo vietato rende difficile districare le colpe dei ragazzi dalla loro innocente voglia di oltrepassare i limiti del noto, il loro essere vittime e nel contempo anche complici del gioco, e in questo senso il finale gioca la sua carta più intelligente.

L'intreccio viene genialmente risolto dagli autori immergendo l'intera storia in un altrove nel quale tempo e spazio risultano praticamente annullati: il quartiere dove si svolge l'Otokoyosama no Oyugi è infatti ispirato alla città cinese di Kowloon, nota per la sua urbanistica selvaggia, dove il letterale "sovrapporsi" dei palazzi ha creato delle zone di scarsa agibilità, dei veri e propri labirinti di ferro e cemento degni di un universo cyberpunk. Il mondo di KakuRenBo è perciò un agglomerato di modernità sfrenata (in alcuni punti il quartiere sembra parafrasare l'universo di Matrix) che si mescola senza alcuna soluzione di continuità con il passato. Questo è palese nella rielaborazione grafica compiuta sugli Oni: pur ispirandosi a creature realmente codificate dalla tradizione fiabesca e folkloristica giapponese, infatti, Morita reinventa i demoni creando delle figure a metà strada fra l'orco e il robot. Gli Oni di KakuRenBo hanno una forte componente bio-meccanica, giustamente esaltata dalla tridimensionalità dell'immagine in CGI: creature che rinnovano la componente fantascientifica del racconto, ma riescono a non disperdere la cifra puramente mitica e orrorifica egualmente richiesta dalla storia. In tal senso KakuRenBo diventa puro meccanismo di messinscena di un universo autosufficiente, dove il rapporto uomo-città viene indagato con sagacia fino alle estreme conseguenze, come dimostra il movente che giustifica l'esistenza stessa dell'Otokoyosama no Oyugi, destinato a essere svelato anch'esso nel finale. Possiamo dunque inquadrarlo come un "semplice" lavoro horror, capace di spaventare e rivoltare le certezze, oppure come un più sofisticato meccanismo di messinscena, o ancora come un'intrigante miscela di antico e moderno e in ogni caso l'applauso sarebbe obbligato: semplicemente KakuRenBo rappresenta uno dei contributi più belli che l'animazione giapponese ci abbia regalato negli ultimi anni.

 

IL DVD

Il merito di aver portato un gioiello come KakuRenBo in Italia spetta alla Dynit, che lo ha da poco distribuito direttamente in DVD: il film si presenta in widescreen 1.85:1 anamorfico, con un master attento a calibrare bene la luminosità in modo da restituire a perfezione i giochi di luce creati dallo staff di Suhey Morita. La compressione è quasi assente e laddove fa capolino (sotto forma di un lieve rumore video) non inficia il piacere della visione. L'audio italiano si propone in triplice codifica DD 5.1, DTS e Dolby Surround 2.0, quest'ultima anche per la traccia originale giapponese, dove spicca il doppiaggio di Junko Takeuchi (voce originale del celebre Naruto) su Hikora. Non mancano i sottotitoli italiani, per i cartelli o per dialoghi e cartelli. Il reparto extra è molto ricco: si comincia con un "Making of Kakurenbo CG" che in pratica permette di rivedere il corto in parallelo con lo storyboard e la rielaborazione in CGI "grezza" mentre in sottofondo (a mo' di commento audio) Suhey Morita e Reiji Sajiki spiegano le loro scelte. I due autori ritornano poi nelle interviste loro dedicate, dove viene dato spazio pure al percorso che il cortometraggio ha seguito attraverso i vari festival dove è stato presentato, fino all'approdo nelle sale giapponesi. Il "Backstage", invece, si riferisce alle fasi del doppiaggio italiano. La sezione promozionale comprende il teaser, il trailer originale e quello italiano, e infine troviamo alcune gallerie fotografiche su ambienti e personaggi. Scontata la presenza dei trailer Dynit, mentre non va taciuta anche la presenza di un bel booklet a colori su carta lucida che fornisce ulteriori spiegazioni sulla genesi di questo gioiello animato. Edizione eccellente, degna del titolo proposto.

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