SOL LEVANTE - Il lago dei cigni

Dall'omonimo balletto di Peter Tschaikovskij un classico dell'animazione anni Ottanta prodotto dalla Toei Animation: un film dalla struttura narrativa semplice, ma capace di esaltare la forza positiva dei sentimenti

La rara commistione di musica classica e anime fiabesco conferisce al film Il lago dei cigni (in originale "Sekai Meisaku Dôwa - Hakuchô no Mizûmi") una natura quasi sperimentale, anche se poi la progressione narrativa molto classica ne fa un'opera particolarmente semplice e "commerciale", come era in fondo negli intenti dei produttori della Toei Animation. I trentenni forse lo ricordano diffuso dalle Tv nostrane durante le feste natalizie, nei lontani anni Ottanta, ed è un bene che la recente uscita in DVD contribuisca ora alla sua riscoperta. Diretto da Kimio Yabuki, un veterano dell'animazione (nato nel 1934, ha lavorato tra le altre cose alla serie de L'uomo Tigre), il film vede fra gli assistenti Yumiko Igarashi, celebre per essere la disegnatrice di Candy Candy e Georgie, e rappresenta un importante segno dei tempi in una Toei che, dopo aver fatto maturare talenti come Isao Takahata, Hayao Miyazaki e Yasuo Otsuka negli anni Sessanta, ha poi visto queste illustri personalità migrare verso altri studi, facendo perdere al celebre marchio nipponico interesse nei lungometraggi animati. Il lago dei cigni fu, nel 1981, un tentativo di tornare ai fasti di un tempo, attraverso una storia che si rifà al celebre (e splendido) balletto composto da Peter Tschaikovskij nel 1875, di cui viene appunto riutilizzata la musica come colonna sonora.

La storia (ripresa anche dagli americani nel ciclo de L'incantesimo del lago) vede il giovane principe Sigfrid innamorarsi della bella e sventurata Odette, una principessa costretta dal crudele mago Rothbart a vivere come un cigno durante il giorno e a ritrovare le proprie sembianze umane soltanto di notte. Lo stregone spera in questo modo di piegarne la volontà e di farne la sua sposa, perché soltanto l'amore sincero di un altro uomo potrà spezzare l'incantesimo. Durante il ballo che servirà a designare la sposa di Sigfrid, la figlia di Rothbart, Odile, si presenta poi sotto le sembianze di Odette, sì da rubare una promessa di matrimonio che costringa il principe a rinunciare all'amata.

La struttura narrativa riprende in soli 75 minuti gli stilemi classici della fiaba animata, attingendo dalla tradizione disneyana, ma anche dal passato della Toei: se infatti il castello di Rothbart avvolto da spinosi rampicanti rimanda a La bella addormentata nel bosco, è indubbio che la figura degli scoiattoli comprimari, i duelli sulle scalinate della dimora e un cattivo che non risparmia alcuni gustosi siparietti grotteschi rappresentino un riferimento abbastanza preciso al Gatto con gli stivali giapponese, al quale peraltro lo stesso Yabuki aveva lavorato disegnando lo storybard. Certo, un confronto diretto con i classici del periodo d'oro della Toei rischia di sminuire il valore dell'opera in questione, cui manca quello slancio energico garantito dalla tecnica dei già citati Miyazaki e Takahata, complice anche un'animazione che alterna ottimi passaggi a momenti in cui è più evidente il riciclo dei disegni. La combinazione di musica e disegni contribuisce comunque a creare dei momenti suggestivi. Perché in effetti quella semplicità che si potrebbe addurre come difetto del film ne rappresenta anche un pregio, una capacità di colpire al cuore gli spettatori, soprattutto i più piccoli, senza cercare alibi che non siano l'esaltazione dell'amore e dei sentimenti positivi. Da questo punto di vista sono i due scoiattolini Hans e Margarita a ricoprire il ruolo di possibili alter-ego dello spettatore. Lei è infatti innamorata del principe Sigfrid e soffre a tal punto del suo tormento da ignorare il compagno che, seppur sia alquanto pasticcione, è sinceramente intenzionato a lei e affronta le sue paure per aiutarla. Due figure che pertanto superano il mero ruolo di comprimari (in più di una occasione si rivelano anzi fondamentali per aiutare i protagonisti) e rappresentano un realistico contrappunto all'idealistico coraggio di Sigfrid e al suo amore che supera la vita: un aspetto quest'ultimo ben rimarcato dal sacrificio finale, sebbene la storia rifugga dal tragico epilogo del balletto originale in favore di una chiusura più lieta, che comunque non sminuisce la forza espressiva del confronto tra il nobile eroe e il malvagio stregone.

In definitiva un film poetico che, nonostante sia stato realizzato in un periodo di decadenza del filone, riesce a riverberare a tratti la purezza del genere e a testimoniare un modo di intendere l'animazione oggi lontano. Il buon successo riscosso all'epoca dell'uscita in Giappone portò alla creazione di un nutrito merchandising, oltre a far registrare un boom di vendite per la musica di Tschaikovskij.

 

IL DVD

Ottima l'iniziativa della Yamato Video di recuperare un film come Il lago dei cigni, poi riproposto anche in televisione su 7 Gold contribuendo a riavvicinare quel pubblico che ne serbava un ricordo nebuloso dopo anni di oblio. Da questo punto di vista, sebbene l'edizione DVD sia chiaramente di catalogo, la casa milanese ha lavorato bene. La cover riproduce il poster originale giapponese e il doppiaggio italiano è quello storico, realizzato dal Gruppo Trenta con le voci di Simona Izzo, Tonino Accolla e Loredana Nicosia, e con i nomi modificati e "italianizzati": Odette e Odile sono diventate rispettivamente "Rossana" e "Rosanna", Rothbart è il mago "Tenebroso", mentre i due scoiattoli Margarita e Hans sono "Zucchero" e "Fiore". I sottotitoli (fissi sull'audio giapponese) però, pur riprendendo i dialoghi nostrani, ripropongono i nomi originali, contribuendo a fare chiarezza. La selezione dell'audio è effettuabile esclusivamente attraverso il menù, purtroppo su alcuni lettori risulta impossibile accedere al menù lingue (il disco infatti si blocca nel tentativo), il che costringe poi lo spettatore a vedere il film soltanto in italiano. Per ciò che riguarda il video, il master accusa i suoi anni e sebbene la fruizione rimanga discreta e i colori siano equilibrati, i contorni sono poco definiti e un lieve rumore video persiste durante tutta la visione. Gli extra si limitano a pochi trailer di altre proposte Yamato, strano manchi quello del film, comunque visionabile gratuitamente sul sito della casa milanese. Peccato per la mancanza di note informative sull'opera originale di Tschaikovskij o sulle circostanze che hanno portato alla creazione di questo progetto.

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