MANGA/ANIME - Z Gundam
La saga del robot bianco compie trent’anni e in Italia si inizia quel recupero organico delle serie che compongono il grande affresco spaziale creato da Yoshiyuki Tomino: nel sequel ufficiale della prima serie, vecchi e nuovi eroi danno vita a uno scenario complesso, dove le battaglie si accompagnano a un lungo travaglio psicologico, e la posta in gioco diventa il destino dell’uomo in bilico fra regressione barbarica e evoluzione
Per adesso l’edizione italiana l’hanno potuta vedere soltanto gli abbonati al canale a pagamento Hiro, ma in attesa che sia rilanciato attraverso operazioni a maggiore visibilità (una trasmissione in chiaro o un’uscita in DVD) conviene rendere merito al tardo ma opportuno approdo in Italia di Z Gundam, sequel diretto di quel Mobile Suit Gundam già affrontato in questa sede e che, nel 1979, ha ridefinito i canoni della fantascienza robotica.
Realizzata ancora una volta da Yoshiyuki Tomino nel 1985, la serie Mobile Suit Z Gundam racconta gli eventi successivi alla terribile “Guerra di un anno” che ha visto la Federazione Terrestre opposta al Principato di Zion della colonia orbitante Side 3. Con la sconfitta dei secessionisti si è andati incontro a un periodo di pace lungo 7 anni, ma qualcosa sta cambiando: i Titani, un organismo creato dalla Federazione per schiacciare le ultime frange di Zion, sta assumendo un potere sempre più grande e non esita ad utilizzare metodi autoritari e disumani per portare avanti i suoi veri scopi, che consistono nel mantenere la centralità dei terrestri ai danni degli “spazionoidi”, gli umani nati nello spazio. Per contrastare questa nuova minaccia è quindi nato l’AEUG, un gruppo di resistenza nel quale ritroviamo Char Aznable (il “cattivo” della prima serie), che, con lo pseudonimo Quattro Bajeena, tenta di portare a compimento il sogno originario del padre, che voleva dare forma a un mondo orientato maggiormente sulla conquista dello spazio, libero quindi di far evolvere definitivamente l’umanità verso il nuovo livello rappresentato dalla specie-faro dei “Newtype”. All’AEUG si unisce anche Camille Vidan, autentico protagonista della serie, capriccioso e infantile, che andrà incontro a un duro processo di maturazione affrontando i nemici sul campo di battaglia.
Già da queste righe si può comprendere la complessità di uno scenario che offre una notevole serie di comprimari e articola il conflitto sulla triangolazione Titani-AUEG-Zion: la posta in gioco (l’elevazione verso uno stadio superiore sintetizzato dalla conquista dello spazio, opposta alla più conservatrice difesa della centralità della Terra) si insinua dunque fra le pieghe di un conflitto che mette in campo una dicotomia che troveremo più volte affrontata nelle varie serie che compongono l’universo di Gundam: quella, cioè, fra un’indole umana protesa al virtuoso superamento dei propri limiti e al progresso della propria condizione iniziale, e quella invece barbarica che trova compiacimento nella guerra. Il campo di battaglia diventa pertanto globale, la vicenda si snoda fra Terra e spazio, ma la vera posta in gioco è l’integrità (fisica e spirituale) dei protagonisti, costretti a un confronto durissimo con una guerra ritratta con toni forti e continue devastazioni di massa.
Non è un caso che la vicenda prenda le mosse da una serie di lutti che coinvolgono in prima persona i protagonisti o che comunque ne segnano il destino: se per Camille è la perdita dei genitori, per l’eroe della prima serie, Amuro Ray, è il continuo ricordo della morte di Lalah il motivo condizionante di un’indole che pare essersi ripiegata nel timore e nei comportamenti asociali. La centralità delle emozioni che investono i personaggi è tale da sacrificare, in più di una occasione, anche una chiara disamina della guerra nel suo complesso e una puntuale elencazione dei mezzi che la sceneggiatura snocciola a ogni puntata (a tal proposito si raccomanda lo spettatore di premunirsi con un minimo di informazione per non perdersi nel continuo andirivieni di mezzi, luoghi e personaggi).
Si realizza in questo modo il postulato spesso attribuito alla prima serie, ovvero quello di privilegiare i personaggi ai robot: più che in Mobile Suit Gundam, è in questo sequel che il robot perde la sua centralità iconica per diventare semplice strumento da battaglia, prodotto in serie (abbiamo infatti tre differenti modelli, il Gundam Mark II, lo Z-Gundam e lo Psycho-Gundam) e in tono minore rispetto all’importanza narrativa concessa ai piloti. Curiosamente, però, nonostante questo decentramento, il robot mantiene la caratteristica di strumento propedeutico all’elevazione del suo pilota, del quale sembra assecondare la caratura di essere superiore attraverso una serie di azioni che sfidano le leggi della fisica e che nel finale assumeranno la caratura di vero e proprio “super-potere”, con il quale Camille sfiderà i nemici. Il discorso di Tomino, insomma, è sempre “interno” al genere, seppure rapportato su una scala di valori e di priorità tematiche differente.
D’altronde il rapporto con la tecnologia non può essere eluso in una saga che illustra la difficoltà del vivere le emozioni umane nello scenario della guerra condotta con mezzi sempre più distruttivi: il tema è scisso fra la continua escalation della corsa agli armamenti e l’impiego di una tecnologia che arriva a manipolare i ricordi dei soldati e a tentare una surrettizia elevazione al livello NewType per vie artificiali. Nascono così i “Cyber NewType”, prototipo di un impossibile soldato perfetto che non farà altro che rivelare una volta di più i sogni e le fragilità dell’animo umano costretto a patire ogni genere di sofferenza.
Come si noterà, inoltre, il presupposto narrativo è capovolto rispetto alla prima serie (la Federazione è stavolta il ”cattivo”) e sembra che questa scelta influisca anche la visione di Tomino, il quale, nell’affrontare le situazioni che di volta in volta scaturiscono dalla sua mente, sembra perdere quella fiducia che pure animava la serie precedente, per dare fondo a un pessimismo cosmico circa l’incapacità umana di raggiungere la felicità, destinato a sfociare in un finale emotivamente devastante.
Resta soltanto da rendere merito a una regia che riesce, pur nella notevole difficoltà dei concetti, a mantenere un ritmo sempre incalzante, capace di rendere la storia avvincente e spettacolare, complice anche un design totalmente rinnovato rispetto alla prima serie, con disegni più tondeggianti e colori più morbidi, in linea con certe caratterizzazioni degli anni Ottanta (basti pensare a Macross): d’altronde una delle capacità innegabili di Tomino è quella di saper afferrare gli spunti offerti dalla contemporaneità, e a tale scopo il nuovo Z Gundam ha anche la capacità di mutare in una piccola astronave, memore della contemporanea lezione fornita dai Transformers.
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