SOL LEVANTE - Lady Oscar
Sono passati vent'anni dalla prima trasmissione italiana delle avventure della "rosa di Versailles", ma il gradimento del pubblico rimane alto, come testimoniano le molte iniziative dedicate al personaggio
Pochi lo hanno ricordato, ma quest'anno la serie televisiva Lady Oscar (in originale "Versailles no Bara", cioè "La rosa (o "le rose") di Versailles") festeggia il ventennale del suo arrivo in Italia, avvenuto nel 1982 sull'emittente Italia 1, all'interno dell'allora neonato programma per ragazzi "Bim Bum Bam". Il successo ottenuto dalle avventure della giovane Oscar è stato e resta grandissimo, prova ne siano le iniziative che attualmente continuano ad accompagnare la sua figura e che coinvolgono il mercato del DVD e dei fumetti.
La serie (datata 1978 e articolata in 40 episodi) ruota intorno alla bellissima giovane Oscar Françoise de Jarjayes, ultimogenita di una nobile famiglia i cui discendenti maschi hanno sempre ricoperto incarichi di prestigio nel regio esercito della Francia pre-rivoluzionaria. In seguito al desiderio di suo padre, smanioso di avere un erede maschio per proseguire la tradizione, Oscar viene cresciuta come fosse un ragazzo e avviata alla carriera militare. La storia segue tutta la sua vita, fino alla morte, che avviene il 14 Luglio 1789, durante la presa della Bastiglia.
Alla base di questo intricato feuilleton c'è un fumetto di Riyoko Ikeda (attualmente in fase di ristampa in Italia) che mescola abilmente realtà storica, intrighi politici e vicende sentimentali. In particolare l'attenzione è focalizzata su quattro personaggi: Oscar; l'amico d'infanzia Andrè Grandier, figlio della sua nutrice e segretamente innamorato di lei; la regina Maria Antonietta, costretta dagli eventi a diventare sovrana troppo presto; e il conte svedese Hans Haxel di Fersen, affascinante nobiluomo di cui si innamorano sia Oscar che la regina. Il tema portante, comunque, è il dilemma interiore di Oscar, donna negata, che apprende la propria natura femminile grazie agli eventi circostanti e che regala alla serie un taglio psicologico di rara profondità, sebbene mutuato dal celebre modello di Osamu Tezuka, La principessa Zaffiro, incentrato su una donna cresciuta col cuore di un ragazzo per uno scherzo orchestrato fra le alte sfere celesti. Un tema che però la Ikeda spoglia di qualsiasi aura favolistica per dare vita a un'opera di rara intensità psicologica.
Il tono narrativo è quello della tragedia, scandito dall'incedere implacabile della Rivoluzione, destinata a concludere un'epoca di monarchi egoisti e chiusi nei propri interessi materiali, a scapito della popolazione. In questo contesto una figura androgina (verrebbe quasi da definirla "ibrida") come quella di Oscar assume un valore quasi paradigmatico: connotata in maniera sessualmente problematica (anche l'aspetto, filiforme e un po' spigoloso, ribadisce la mancanza di identità sessuale), quest'eroina finisce infatti suo malgrado per incarnare un periodo allo sbando, preda di quella crisi d'identità destinata a culminare nel cambiamento. La crescita interiore di Oscar, comunque, è progressiva: nonostante l'idea di accondiscendere il desiderio paterno e indossare la divisa non la soddisfi, Oscar inizialmente accetta con serenità il suo compito e in tal modo si comporta proprio come un uomo, mostrandosi sprezzante anche nei confronti della gioia di vivere (tipicamente fanciullesca e che si estrinseca in una sensualità innocente, ma pronunciata) della regina Antonietta. Successivamente, però, la scoperta dei propri sentimenti per Fersen la pone di fronte alla necessità di una scelta, che troverà il suo pendant in molte occasioni nel corso della serie: nel suo schierarsi contro altri nobili per difendere i diritti dei deboli popolani; nel suo inneggiare, unica fra i nobili, alle dottrine di Rousseau; e, alla fine della serie, nell'affiancare i rivoluzionari. In questo modo la Ikeda dimostra di saper modulare a perfezione i meccanismi del mélo, e il suo discorso sulla sessualità assume caratteristiche meno personalistiche e più universali, in grado di restituire perfettamente il ritratto di una condizione sociale all'interno di un'epoca e una nazione.
Proprio la natura sessualmente ambigua del personaggio ha comunque portato la politica mediasettiana a epurare il cartoon di alcune sequenze troppo "problematiche" e a modificare alcuni dialoghi. Oscar infatti non deve soltanto fronteggiare i propri problemi interiori, ma deve anche fare i conti con il fascino che esercita sia sugli uomini che sulle donne di corte, con annessi imbarazzanti aneddoti. La lettura del fumetto può chiarire meglio le idee: la Ikeda infatti, nonostante un tratto lezioso che oggi può apparire datato e che comunque confina inevitabilmente la storia nel genere dei fumetti per ragazze (i cosiddetti "shojo manga"), riesce a fornire un ritratto psicologicamente ancora più preciso di quanto non faccia la serie tv, sottoposta ad alcune compressioni narrative dovute ad un successo di pubblico poco esaltante, che portò dapprima al cambio del regista principale (Tadao Nagahama, sostituito dall'episodio 19 dal grande Osamu Dezaki); e infine con la chiusura anticipata all'episodio 40 (in realtà esiste anche una ulteriore puntata riassuntiva, dove vengono passate in rassegna le varie donne della serie e che in Italia non è mai stata trasmessa). Il tempo comunque ha reso giustizia a questo capolavoro, tanto che l'ultima replica, effettuata in Giappone un paio d'anni fa, ha fatto registrare ascolti record regalando alla serie nuove schiere di giovanissimi fans. Per l'occasione alla celebre eroina è stato anche dedicato un francobollo commemorativo.
La fortuna "multimediale" del personaggio, comunque, inizia qualche tempo prima dell'anime, con una serie di rappresentazioni al Teatro dell'Opera di Takarazuka (una particolare forma di teatro musicale con un cast composto da sole donne), che continuano ancora oggi. Successivamente (siamo nel 1978) Jacques Demy realizzò il film cinematografico Lady Oscar, interpretato dalla celebre attrice fulciana Catriona MacColl, preludio alla serie animata.
Per quest'ultima vanno rimarcati i disegni e le splendide animazioni di un riconosciuto genio del settore, Shingo Araki (celebre anche per I cavalieri dello Zodiaco), accompagnato dalla fedele collega Michi Imeno. Il loro stile elegante esalta l'androginia della protagonista regalando alla storia un look lussureggiante e incisivo, superiore a quello del fumetto e in grado di restituire molto bene sia la leziosità degli ambienti di Versailles che la ruvidezza e la miseria dei ghetti popolani. A perfetto contraltare si inserisce poi la celebre colonna sonora, sempre in grado di esaltare i vari toni della narrazione, conferendo alla storia grande pathos e drammaticità.
In Italia la serie è stata raccolta in cassetta e distribuita attraverso le edicole dalla De Agostini; è comunque preferibile rivolgersi ai DVD della Yamato Video, che propongono l'opera nella versione integrale, con le scene mai viste in Italia, e una sottotitolazione che corregge gli errori dell'adattamento italiano.
Italia 1 comunque non ha dimenticato il suo personaggio più celebre e quest'anno ha riprogrammato la serie nella prima edizione del 1982, comprensiva cioè della celebre sigla dei Cavalieri del Re e priva delle ulteriori censure perpetrate durante gli anni in ossequio ai timori per le polemiche suscitate dagli episodi. Polemiche, va doverosamente aggiunto, assolutamente gratuite e pretestuose vista la ricchezza tematica della storia e la complessità psicologica dei personaggi.
L'ultima nota, infine, va all'edizione italiana del cartoon, che, sebbene segnata dai problemi censorei già evidenziati, si segnala per un doppiaggio eccellente, con voci adeguate ai personaggi e una recitazione d'altissimo profilo, superiore anche a quella di molte opere recenti. In particolare ricordiamo almeno la grande Cinzia De Carolis, non troppo fortunata attrice cinematografica (era la bambina de Il gatto a nove code di Dario Argento), che nel doppiaggio dei cartoni animati ha trovato la "sua" dimensione e il suo seguito di fans.
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