Galaxy Express 999
Esce finalmente in DVD la serie capolavoro ispirata al manga di Leiji Matsumoto: un affresco malinconico e poetico che definisce l’universo creato dall’autore e la sua poetica volta al recupero dell’umanità in un mondo sprofondato in una spietata deriva tecnologica
Se già nel 1976 il fumetto di Capitan Harlock aveva chiarito molti punti della poetica autoriale di Leiji Matsumoto è con Galaxy Express 999 (Ginga Tetsudo 999), serializzato a partire dal 1977, che l’universo creato dal celebre mangaka assume una compiutezza straordinaria che lo eleva tra i più struggenti e interessanti della sua generazione. L’avventura del treno volante, infatti, si pone immediatamente come antitesi del positivismo lucasiano (Guerre stellari è dello stesso anno) e come terreno di ricerca per una visione conservatrice (nell’accezione migliore del termine) che tenda a recuperare l’umano a scapito della tecnologia.
In questo senso si potrebbe forse affermare che Matsumoto è un autore tecnofobico, ma già l’idea del computer umano dell’Arcadia (l’astronave di Harlock) e la valenza iconica della Corazza Yamato (rispolverata per il manga del 1974) ci dicono invece di come anche in lui il rapporto sia duale, teso a riconsiderare e non ignorare l’evoluzione umana come evoluzione tecnologica, ma sempre tenendo ben presente quel precipitato di emozioni ed esperienze in grado di arricchire l’animo, preservando sempre un ideale più alto.
L’occasione è dunque giusta per andare oltre, espandendo questi temi solo accennati per dare loro compiutezza in forma di discorso: esattamente come il Capitan Harlock che combatte per una Terra che pure ha smarrito la sua identità diventando vittima dell’ignavia, allo stesso modo il Galaxy Express si presenta come una autentica contraddizione in termini. Un espresso di ultima generazione che, nel 2021, solca non le rotaie della Terra, ma immaginari percorsi spaziali, fungendo da collegamento tra i vari pianeti del cosmo, e si presenta come un modello tutt’altro che avanzato, un autentico cascame ottocentesco, con la sua locomotiva a vapore che spande il suo fumo nell’eterna notte del cielo galattico. Come d’altronde è pure
ambiguo quel 999 che da un lato sembra ammiccare direttamente al futuro, ma che contiene anche i germi di una possibile visione finale (il 1999 come fine del secolo) e quindi come conclusione di un ciclo, forse dell’umanità.
Salire su questo treno è quindi l’unica speranza che il giovane Tetsuro Hoshino (Masai nell'edizione italiana dell'anime) ha di rinascere ottenendo un corpo meccanico: nell’immaginario futuro inventato da Matsumoto, l’umanità ha infatti trovato il modo di prolungare la propria vita sostituendo il corpo di carne con uno sintetico, le cui parti possono essere tranquillamente rimpiazzate con il passare degli anni. Questo ha finito per creare un feroce classismo che ci riporta ancora una volta a un immaginario di stampo ottocentesco, con la tecnologia che, pur offrendo occasioni di progresso per tutti, di fatto diventa invece strumento di disequilibrio sociale attraverso la rigida divisione del mondo fra ricchi possidenti e poveri sfruttati. Nel caso specifico i primi sono ovviamente i cittadini facoltosi che hanno potuto permettersi il corpo meccanico e che esercitano la loro presunta superiorità dimostrando un totale disprezzo per la vita dei cittadini di carne. Tetsuro vede così la sua povera madre diventare preda di una battuta di caccia di un Duca Meccanico che la elimina spietatamente, rendendo orfano il ragazzo. L’incontro con la misteriosa ed eterea Maetel (da noi Maisha), che si offre di accompagnare il protagonista nel viaggio sul Galaxy Express permette infine all’avventura letteralmente di decollare.
Come si può notare Matsumoto mette in piedi un complesso affresco che ha nella disuguaglianza terrestre il motore di una complessità cosmica ravvisabile nei vari mondi che Tetsuro attraversa nel corso del suo viaggio e che riflettono tutti una determinata situazione: abbiamo così il pianeta “dell’esitazione”, quello “senza forma”, quello “corazzato” e via citando. Ciò permette alla storia di sfoggiare una varietà di scenari che giustifica la lunghezza del manga (articolato in 21 volumi) e della serie tv prodotta dalla Toei e realizzata nel 1978 con la regia di Nobutaka Nishizawa (Slam Dunk), conclusa in 113 puntate.
Ma in verità le storie che Tetsuro affronta altro non sono che un unico viaggio iniziatico lungo il quale il ragazzo impara il valore della vita e l’illusione di una tecnologia che nel prolungare l’esistenza non contiene la ricetta per la felicità se questa non è accompagnata da una consapevolezza dei valori fondanti la coesione sociale. Le storie sono cariche di poesia e amarezza, con un forte portato simbolico che permette a Matsumoto di unire la sua visione critica del presente e la sua continua ricerca di una forza morale con una capacità unica di reinventare il tema dell’esplorazione spaziale e del gusto dell’avventura tipico delle utopie settantesche. In questo senso si potrebbe davvero guardare al suo lavoro come a una impossibile sintesi fra Dickens e Lucas, per il desiderio di fondere meraviglia, curiosità, e riflessione malinconica sul destino dell’umanità. La conclusione in fondo è particolarmente amara: Matsumoto, infatti, sembra avvertirci che il sogno di una conquista del cosmo non potrà mai diventare altro che espansione delle ingiustizie che regolano una Terra ancora incapace di scendere a patti con le proprie contraddizioni e di risolvere i suoi problemi. E che dunque la matrice di ogni possibile scenario futuro non può che essere sempre e soltanto umana.
Nel corso dell’avventura Tetsuro incontra anche il già citato Capitan Harlock, in un ruolo cameo che sovverte la continuity matsumotiana (il pirata infatti, secondo la timeline, dovrebbe essere vissuto in un’altra epoca), la cui complessità non si preoccupa di varie contraddizioni: l’aspirazione principale è infatti quella di dare forma a un universo onnicomprensivo di tutte le storie già raccontate, che non a caso l’autore riprenderà a perfezionerà in varie opere future, intrecciando anche i destini dei personaggi e rivelandone i legami di sangue (in Maetel Legend, ad esempio, si scoprirà che l’accompagnatrice di Tetsuro è sorella di Emeraldas, celebre piratessa e amica di Harlock) e lentamente i fili del cosiddetto Leijiverse convergeranno verso un unico disegno, in grado di abbracciare anche altre serie come La regina dei mille anni (mentre sembra più sfumato il legame di continuità con l’epopea della Corazzata Yamato, dove pure viene mostrata una possibile altra origine di Harlock).
Trasmesso dalla Rai nel 1982, l’anime di Galaxy Express 999 da qualche settimana è disponibile in DVD per Yamato Video e Dolmen, attraverso una serializzazione in cofanetti che permetterà a tutti gli appassionati di riscoprire questa bellissima epopea. Il fumetto originale è invece in corso di pubblicazione per Planet Manga/Panini.
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Complimenti per la recensione! un viaggio emotivamente terreno astratto ed ambientato lungo una linea ferroviaria spaziale simbolo dell' invariabilità ed immutabilità di certi sentimenti umani di fronte ad una ipotetica alienazione tecnologica ben raffigurati dai vari pianeti nonchè dalla complessità dei vari personaggi della serie.
Inviato da Jighen il 13/11/2011
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