SOL LEVANTE - Hellsing
Le cruente avventure di un'associazione nata per debellare zombi e vampiri in una Londra riforgiata nel segno della computer grafica. Un curioso tentativo di mediare fra la tradizione del racconto gotico e l'estetica del videogame alla Resident Evil
Hellsing è una miniserie di 13 episodi (inedita in Italia) diretta da Yasunori Urata nel 2000 e accolta con grande successo in Giappone, tanto da meritarsi vari premi specializzati. Questo nonostante la programmazione sia stata unicamente notturna, causa la natura orrorifica della storia e le scene di violenza esibita. Proprio l'alto contenuto splatter delle vicende narrate, unito all'animazione qualitativamente alta della sigla e del primo episodio, fanno inizialmente pensare di trovarsi di fronte a un OAV, cioè a una serie realizzata per il mercato dell'Home Video. E' un segno di quanto i confini del mostrabile vadano sempre più allargandosi, per lo meno in Asia (arduo pensare di vedere qualcosa del genere sui teleschermi italiani, soprattutto dopo il varo del nuovo codice di tutela per i minori).
Che Hellsing sia una serie nel segno della rottura delle convenzioni lo si vede anche dalla figura del protagonista, Alucard, un vampiro, perfetto bastardo (e quindi prevedibilmente "cool"), calato nel ruolo dell'eroe e del difensore del Bene. Una figura atipica che, visivamente, sembra il frutto di una mescolanza fra il nostro amato Vampire Hunter D e Vash the Stampede, il protagonista della serie Trigun. L'Hellsing è invece un istituto al soldo dell'antichissimo ordine dei Cavalieri della Corona inglese (cioè i cavalieri arturiani della Tavola Rotonda), guidato dall'omonima dinastia. L'ultimo rappresentante della stirpe è una donna, la freddissima Lady Integral, che dalla base coordina le operazioni di disinfestazione del sacro suolo inglese dalle creature del Male: in primo luogo vampiri, e poi zombi, o meglio "ghouls" (lo stesso termine che George Romero utilizzava nelle sue sceneggiature per indicare i morti viventi), creature putrescenti e frutto di vampirizzazioni non riuscite.
La testa d'ariete delle squadre paramilitari della Hellsing è proprio Alucard, un vampiro che ha giurato fedeltà a Integral, colpito dalla sua forza di volontà, ma che non ha perso l'istintualità animale tipica della sua natura. Per questo ogni scontro è per lui un divertimento, un'occasione gradita per spargere il sangue nemico grazie ai suoi poteri sovrumani. Il problema inizia quando la Hellsing si ritrova a fronteggiare da un lato le schiere vaticane (che giudicano assolutamente negativa la presenza di un nosferatu fra i "buoni" e cercano perciò di boicottare l'associazione); e dall'altro una schiera di vampiri sintetici, creati cioè non con il canonico morso, ma con un chip impiantato sottopelle da "qualcuno" di cui non si scoprirà l'identità alla fine della (prima) serie. Di tutto questo è testimone la giovane poliziotta Victoria Celes, che Alucard vampirizza per salvarle la vita e che si ritrova così fra le fila della Hellsing a combattere insieme al suo maestro.
La trama di Hellsing risulta non scevra da alcuni passaggi poco chiari culminanti proprio nel già citato finale aperto: l'attenzione dello spettatore viene infatti deviata dall'iperbolico scontro finale fra Alucard e Incognito, un vampiro "vero", militante fra le fila dei cattivi. L'aspetto più interessante, comunque, non è rappresentato dalla storia, ma da come la serie riesce a ricontestualizzare un'estetica da videogame nell'ambito di una mitologia che affonda le proprie radici nella tradizione del gotico e del racconto epico-cavalleresco.
Visivamente, infatti, Hellsing riprende atmosfere, figure e ambientazioni da giochi come Resident Evil, svuotando di consistenza le location per conferire un aspetto spettrale a una Londra chiaroscurale, di fatto rielaborata in chiave espressionista nel segno della computer grafica (abbondante, ma ben intercalata al disegno tradizionale). Un contesto dove i moderni cavalieri vestono uniformi militari e compiono le loro crociate contro demoni tecnologici (i vampiri non a caso sintetici, chiamati "freak" nella serie), barcamenandosi fra varie sfide da superare: "livelli" dove Alucard riveste il ruolo della carta finale e deve impegnarsi in lotte anch'esse sempre più progressive, con nuovi poteri sviscerati a mo' di bonus videoludico. Niente paletti e crocefissi, comunque: in ossequio al "gioco", per uccidere i vampiri occorrono pistole e proiettili d'argento (con buona pace dei lupi mannari) e scontri dove la strategia finisce per valere più della forza.
Sottotraccia, poi, corre il tema della dedizione alla causa, vero motore della Hellsing e unica forza propulsiva per lo stesso Alucard, la cui immortalità e data unicamente dal vincolo che lo lega a Lady Integral. Quest'ultima, a sua volta, dimostra, nella sua crociata contro il Male, un'ossessività degna del Van Helsing di Peter Cushig (viene infatti morsa da un vampiro e non esita a trafiggersi il collo con una spada per non restare infetta). Una dedizione totale che proviene dal suo desiderio di preservare la verità di suo padre e della sua dinastia, un compito enorme che ha dovuto assumersi fin da piccola scavalcando lo zio fedifrago che intendeva ereditare il comando al suo posto.
La fede (intesa proprio come dedizione alla causa) sembra così connotarsi come l'unico valore che, nell'economia della serie, riesce a restituire agli uomini la propria specificità differenziandoli dai mostri. E che permette a chi sta dalla parte del Bene di resistere alle tentazioni, alla coazione a ripetere di una vita che scorre sempre uguale, ad un'eternità che può essere sinonimo di solitudine e diversità, almeno per Alucard e Victoria, non-umani fra gli uomini e perciò diversi, isolati nonostante i loro poteri e la loro forza fisica.
Il risultato, passata l'iniziale perplessità, è bizzarro e affascinante, pur non essendo memorabile, e regala atmosfere buie e spettrali, di buon impatto figurativo, al punto che si può certamente affermare di trovarsi di fronte a una storia più bella da vedere che da capire. Certamente un interessante esempio di quanto i videogames siano penetrati nell'immaginario mondiale al punto di diventare una nuova forma/fonte mitopoietica.
Il buon risultato dell'incontro fra CGI e disegno tradizionale è comunque garantito dal lavoro effettuato dallo Studio Gonzo, celebre proprio per le sue sperimentazioni con la grafica digitale e al quale si devono altre miniserie viste già da noi, come Blue Submarine No. 6. Va però precisato che, per quanto attiene alle animazioni dei disegni tradizionali, la qualità sia molto altalenante, scadendo in alcuni episodi a livelli davvero bassi.
E' bene precisare infine che per un'edizione italiana di questo anime bisognerà aspettare ancora del tempo, ma nel frattempo i curiosi possono consolarsi con il fumetto di Kota Hirano, già approdato nelle edicole e nelle fumetterie grazie all'interessamento della Dynamic Italia.
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