SOL LEVANTE: Il ritorno di "Gundam"
E' l'evento principale della stagione televisiva, atteso dai fans nostrani per più di dieci anni. Breve viaggio alla scoperta dell'opera più celebre di Yoshiyuki Tomino, con un approfondimento sulla (s)fortuna italiana e la nuova edizione
Alla fine degli anni Settanta Yoshiyuki Tomino era un nome già abbastanza noto agli appassionati di anime fantascientifici grazie alla lunga gavetta compiuta in serie robotiche quali Godam, Zambot 3 e Daitarn 3, che avevano tentato di svecchiare la formula standardizzata, tipica delle opere basate sui fumetti di Go Nagai (come Mazinga, Goldrake, Jeeg Robot). Ormai esausto, il filone dei robot compiva infatti in quegli anni la sua mutazione grazie a ritmi più discontinui e stimolanti, capaci di passare repentinamente dal grottesco al tragico, e a una narrazione che aboliva gli episodi autoconclusivi in favore di una continuity più elaborata. Un processo che il Gundam di Tomino ha infine completato, dando vita a un transgenere, frutto dell'unione fra il filone dei robot giganti e la space opera già portata al successo dal Capitan Harlock di Leiji Matsumoto, ma esplosa a livello mondiale con Guerre stellari di George Lucas.
La leggenda vuole che nel presentare il progetto del primo Mobile Suit Gundam (in originale Kido Senshi Gundam ovvero "Il guerriero dall'armatura mobile") alla casa madre Sunrise, Tomino avesse saggiamente nascosto le sue reali intenzioni, certo che l'eccessiva originalità dell'opera non sarebbe stata capita. Il tempo gli ha dato certamente ragione e infatti, passato un'iniziale scetticismo, Gundam è diventato uno dei franchise più redditizi e amati di sempre, che oggi può vantare qualcosa come una decina di serie animate, minisaghe realizzate per il mercato del video, film per il grande schermo e per la televisione - di cui uno "live" con attori in carne e ossa.
Le innovazioni della prima serie di Gundam, realizzata nel 1979 e articolata in 43 episodi, sono evidenti sin dal contesto nel quale si ambienta la storia: in un lontano futuro la Terra, unificata in una Federazione di Stati, è in lotta con la maggiore delle colonie spaziali create in seguito alla sovrappopolazione. Degin Zabi, governatore della Colonia Side 3 si è infatti autoproclamato sovrano del Principato di Zion e ha dichiarato guerra alla madrepatria dopo il rifiuto della stessa a concedere l'indipendenza. Come armi di questo conflitto vengono utilizzati i robot, prodotti in serie e chiamati Mobile Suit (armatura mobile): questa dizione ha portato più studiosi dell'universo di Gundam a supporre una influenza dal romanzo di Robert Heinlein Fanteria dello spazio, dove facevano la loro apparizione delle speciali armature potenziate. La cosa non dovrebbe stupire considerando l'eclettismo dell'autore, che, come si è ormai capito, ha tratto la sua forza dal sapere assorbire le influenze più disparate.
In ogni caso, il Gundam è un modello perfezionato di Mobile Suit, creato dalla Federazione e che imprime una svolta al conflitto, sino ad allora nettamente a favore di Zion. Alla guida del gigante bianco si ritrova suo malgrado il giovane Amuro Rei, che entra così a far parte delle truppe di difesa terrestre come membro della Base Bianca, una nave spaziale il cui equipaggio è in parte formato da militari non professionisti, costretti dagli eventi a diventare parte dell'esercito regolare. A contrastarli è soprattutto il Maggiore Char Aznable, carismatico ufficiale di Zion e abile pilota di Mobile Suit.
Come si può notare Tomino ossequia molti dei dettami tipici del genere, dal pilota adolescente allo scontro fra giganti meccanici che compare in ogni episodio; al contempo lavora sul contesto, mettendo in luce la componente politica fatta di opportunità, prevaricazioni e giochi di potere fra le parti. Ma soprattutto sottolinea la gratuità della guerra come evento totalizzante che disintegra la coesione sociale e intacca l'animo della gente, nei confronti del quale non si può scendere a patti: la strada del realismo, che scardina la gioiosità insita nella formula degli anime robotici è dunque obbligata, in ossequio a una visione d'autore che diviene umanista e sincera nel tratteggiare la crudezza del conflitto.
In tal senso il robot perde necessariamente di carisma e la sua straordinarietà viene invece assorbita dal pilota attraverso la creazione di una nuova figura, il Newtype. Amuro e Char (ma non soltanto loro) sono infatti esseri superiori, dotati di poteri ESP, le cui capacità si manifestano nel corso della storia e dei combattimenti. In pratica Tomino esalta la natura salvifica di questi condottieri, che devono riacquisire la loro straordinarietà dopo un lungo processo di maturazione che li porta necessariamente a fare i conti con i difetti tipici dell'essere umano: la guerra diviene così il pretesto per evidenziare le loro manchevolezze, i timori, ma anche il coraggio, le trame doppiogiochiste e la loro fallacia. Non sempre le loro azioni possono infatti ristabilire la giustizia che, come già accennato, in un evento assurdo quale è la guerra non è facile capire da che parte stia.
Anche in questo caso Tomino si dimostra capace di fare proprie istanze già presenti in nuce altrove: possiamo così vedere Amuro come una versione scientifica dei cavalieri Jedi (esseri superiori costretti a subire le tentazioni del Male), oppure come un aggiornamento dell'angelico Actarus/Duke Fleed e del suo robot Goldrake, destinati a traghettare l'umanità verso la fine della guerra. La sua figura rinnova infatti quella fede laica presente in queste epopee fantascientifiche: e se Char ne costituisce lo speculare negativo, in ogni caso ai Newtype è delegato il compito ultimo di rifondare l'universo dopo la fine del conflitto. Contrari alle tentazioni superomistiche (proprie degli Zabi, che iconograficamente vengono accostati a Hitler e al nazismo), i Newtype riflettono anche la speranza di una società che ha riposto il suo futuro nei giovani, destinati ad acquisire una nuova coscienza e un nuovo status, che impediscano loro di perpetrare gli errori degli adulti.
Dal versante meramente stilistico, è interessante notare come alcuni anni fa si fosse diffusa la voce di un progetto mirato a rifare interamente la serie con le animazioni odierne: fortunatamente questo non è avvenuto, anche perché la spettacolarità eccessiva degli anime attuali avrebbe nuociuto a una storia capace di mantenere un perfetto equilibrio fra l'enfasi delle battaglie (degne delle epopee lucasiane) e l'intimismo delle vicende umane, intricate e degne di una vera soap opera. Le animazioni (del grande Yoshikazu Yasuhiko) sono molto curate per l'epoca, ma funzionali ai ritmi prediletti dal regista e dunque poco fracassone, mentre i tempi intervallano stasi e concitazione. Peraltro, proprio con Gundam ha assunto valore la figura del mecha design (Kunio Okawara in questo caso), cioè del creatore grafico di armi e mezzi da battaglia, che certamente abbondano nel cartoon.
GUNDAM IN ITALIA
Dipanare l'intricata matassa riguardante le prime trasmissioni italiane di Gundam è impresa da far tremare i polsi anche all'anime fan più esperto: le voci sono discordanti persino sull'anno di messa in onda che oscillerebbe fra il 1979 e il 1981. Certamente la serie fu trasmessa in due parti, la prima da 26 episodi, intitolata semplicemente Gundam e la seconda da 17, con il titolo Il ritorno di Gundam: quest'ultima peraltro ebbe una diffusione limitata a poche zone dello stivale, tant'è che non pochi appassionati sono convinti che la serie non fu trasmessa interamente.
Da allora le repliche (che si sono comunque interrotte una decina d'anni fa) si sono contate sulle dita di una mano e sempre su emittenti molto piccole, in maniera quasi carbonara. La diceria circolante fra gli appassionati riferiva infatti di un altolà giunto dai vertici della casa madre Sunrise, che non aveva affatto autorizzato la trasmissione nel nostro paese, da considerarsi dunque a tutti gli effetti "pirata".
In realtà, come è stato spiegato più di recente, un più tardo accordo fra la Sunrise e la Bandai (casa produttrice dei giocattoli) ha legato a doppio filo la serie al merchandise. Pertanto per ricevere l'ok alle trasmissioni, un qualsivoglia paese deve ancora oggi dimostrare di poter offrire visibilità all'anime attraverso la programmazione su una importante emittente nazionale, allo scopo di favorire la diffusione su larga scala dei giocattoli: aspetto, quest'ultimo, tutt'altro che isolato in patria, dove le ingerenze delle ditte produttrici dei modellini sono da sempre molto forti e possono arrivare a condizionare il volere degli autori.
Ovviamente queste condizioni non erano possibili nell'Italia dei primi anni Ottanta, dove le feroci polemiche che si opponevano ai 'diseducativi' anime robotici avevano relegato la serie su emittenti locali particolarmente scalcinate, fatto che ne ha praticamente bloccato le repliche. Vero è che la diffidenza dei nipponici nei confronti dei mercati esteri non facilitava certo un venir meno della situazione di stallo creatasi.
La situazione si è dunque sbloccata soltanto di recente, grazie ai cambiamenti di prospettiva avvenuti in seno all'industria giapponese, ormai molto attenta ai mercati esteri, e alle tv occidentali (italiana in primis), finalmente libere dagli isterismi da "pericolo giallo".
Gundam torna così su Italia 1, ma lo fa con una edizione differente da quella classica: l'anime infatti è presentato con un nuovo doppiaggio, supervisionato dallo stesso Tomino, che reintegra i nomi originali (Amuro Rei anziché Peter Rei e Char anziché Shia, come era in precedenza). Le speranze per un recupero del doppiaggio d'epoca (mitico per i fans e tutt'altro che disprezzabile nonostante i suoi limiti di adattamento) è comunque riposta nei dvd che dovrebbero uscire più avanti. Segnaliamo infine l'intenzione, da parte della stessa Italia 1, di programmare in futuro anche le serie successive inedite e i film. Ci sono tutte le premesse, insomma, per un ritorno in grande stile del Mobile Suit bianco.
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