DVD - "Porto della mia infanzia", di Manoel De Oliveira

L'infanzia degli spazi della gioventù, dei luoghi in cui sei cresciuto, di un unico ambiente, quello del porto della libertà, della vita che crea l'arte, di creature e non creatori. Documentario "pre-testamento", imitazione dell'esistenza, idea peregrina del muto, terra e polvere che siamo e torneremo ad essere. Distribuito dalla Dolmen.

Titolo originale: Porto de Minha Infância

Anno: 2001

Durata: 62'

Distribuzione: Dolmen Home Video

Genere: documentario

Cast: Maria De Medeiros, Leonor Silveira, Leonor Baldaque, José Wallenstein, Duarte De Almeida, Agustina Bessa-luis

Regia: Manoel De Oliveira

Formato DVD/video:  Formato schermo 1.66:1

Audio: Dolby Digital 2.0 in portoghese

Sottotitoli: italiano

Extra: selezione scene, filmografia del regista, presentazione del film di Manoel De Oliveira, credits

IL FILM

 

L'arte del cinema non è una creazione, non è fonte originale, ma tratta (dal)la vita. Il cinema di De Oliveira è la sintesi di ogni arte, l'artificio più immediato al conseguimento di effetti illusori: è il trucco che non rappresenta il normale per rappresentare il nulla, che non rappresenta il "romanzo" della società ma il romanzo dell'uomo. Imperatore e infante, nello stesso quadro, nello stesso spazio, quello della gioventù, dei luoghi in cui è nato, (O)porto: unico ambiente di creature e non creatori. Firmare e filmare i luoghi della fanciullezza, sguardo intimo che racconta il tempo trascorso, fermare un'epoca che non esiste più se non nel ricordo di un uomo che vuole lasciare una traccia del suo cammino, che ha novantotto anni in meno. Documentario "pre-testamento", imitazione dell'esistenza, idea peregrina del muto (basterebbe immortalare la prima sequenza), terra e polvere che siamo e torneremo ad essere. Quasi lo ha visto nascere il cinema e davanti alla sua macchina da presa non mancherà mai qualcosa da riprendere: riprendere, con la mano di un disegnatore o di uno scultore, il mistero della visione infinitamente truccabile, il corpo umano che però è moralmente e convenzionalmente "intoccabile" sullo schermo. Questo è cinema in cui sembra manchi il "prima" e il "dopo", c'è solo l'attimo. Attimi senza tregua che scoraggiano l'abbozzare previsioni: tutto insieme, il cinema chiede di essere considerato un unico fatto, un "miracolo" mai esaurito in una fiammata. Già detto, va ripetuto: De Oliveira non si "doppia" e non si "sdoppia", resta un giovane all'esordio, entusiasta e fiero, ispirato e folle, come l'infante re, che domina l'impero del buio e della luce, che continua a disconoscere l'età della resa chiusura. De Oliveira ci illude perché ci fa vedere sempre e ancora: la sua è una grandiosa messa in scena dell'impossibilità di ricordare e della forza misteriosa delle cose che vorrebbero farsi ricordare come di quelle che si vogliono far desiderare e amare. Scivoliamo nei giochi fantasmatici dell'infante re, crediamo di scoprire fantasmi e ricordi mentre anche le immagini ci sfuggono. Tutto ciò che è gioco e che è in gioco, svanisce.

IL DVD

 

Come già sottolineato in altre circostante, quando abbiamo avuto modo di recensire un film in dvd di Manoel De Oliveira, la Dolmen Home Video, che ha prodotto Il quinto Impero, nel curare le opere del maestro portoghese, si dedica soprattutto al recupero del materiale filmico, tralasciando le opzioni linguistiche, anche perché quasi tutti i suoi film sono per scelta dell'autore in lingua originale portoghese, al massimo sottotitolati nella lingua del Paese distributore. Buona la qualità del formato video e dell'audio che per la verità presenta un'unica soluzione: dolby digital 2.0. Per quanto riguarda il menù relativo agli extra, interessante, oltre alla filmografia del regista e ai nove capitoli che sezionano il film, è da ricordare la presentazione che lo stesso regista ha fatto del film in occasione di una retrospettiva a lui dedicata lo scorso anno allo Spazio Oberdan di Milano. Più di undici minuti in cui il regista parla del suo cinema ed esprime il suo pensiero sulla vita e l'arte. Tutto è in lingua originale sottotitolato in italiano. Dapprima si vede recitare una sua poesia dal titolo "Fui", toccante espressione aulica sul significato dell'esistenza. Successivamente il maestro lo si ritrova seduto accanto ad Enrico Ghezzi, moderatore dell'incontro. Per la verità, ed è questa forse l'unica nota stonata del girato, Ghezzi si vede soltanto ma non si sente parlare, perché attraverso il lavoro di montaggio sono stati tagliati i suoi interventi e lasciati solo quelli del regista. L'incontro è suddiviso in capitoli, ognuno rispondente a determinate peculiarità dell'opera e dell'estetica dell'autore. Tra i passaggi più significativi, ci sono alcune frasi che racchiudono simbolicamente il suo pensiero, come per esempio: "... nessun film, come nessuna opera artistica è originale, ma tutto è tratto dalla vita..."; "... l'arte è un'imitazione della vita e perciò come tale non può dare spiegazioni..."; "... siamo creature non creatori...".

 

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