CANNES 55 – “Bowling for Colombine” di Michael Moore
Nel montaggio serrato, nella continua alternanza tra volti e fatti, “Bowling for Colombine” rompe con incredibile forza l’in/filmabile. L’evento, la Storia penetrano e restano con tutta la loro provocatoria energia
Continua ad esserci una forza energica nei documentari di Michael Moore. Il cineasta statunitense, che si era già rivelato nel 1989 con “Roger & Me”, analizza con “Bowling for Clementine” il fenomeno delle armi da fuoco negli Stati Uniti: la facilità con cui possederle, l’elevatissimo numero dei morti nel paese causato da sparatorie. Girato prevalentemente nei luoghi della sua città natale di Flint, in Michigan, Moore sembra quasi violentare gli spazi con la sua macchina da presa, si appropria di corpi/vittime che gradualmente acquistano una straordinaria coralità, civile prima che politica. Tra i fantasmi dell’11 settembre, gli effetti su come il paese sia stato responsabile sin dagli Sessanta delle principali stragi politiche soprattutto nei paesi dell’America Latina (da Cuba a Panama), “Bowling For Colombine” analizza soprattutto il grave attentato alla Columbine High School nel 1999 dove alcuni studenti persero la vita e altri rimasero gravemente feriti. Moore sembra muovere lo sguardo col proprio corpo e col proprio pensiero, penetra con taglio provocatorio dentro vicende e personaggi dove anche i primi piani sui volti, i dettagli di un ragazzo in carrozzella o di un padre (che ha perso un figlio nell’attentato) protesta contro il possesso indebito delle armi, hanno un effetto choc, alternandosi con l’urlo di una protesta che progressivamente sale. Documentario di invidiabile forza contenutistica sui falsi alibi di un paese, capace di trovare sempre i suoi colpevoli (dal rock’n roll di Marilyn Manson ai cittadini di colore spesso tenuti responsabili degli omicidi). Moore rompe anche argini privati, entrando anche nell’abitazione a Beverly Hills dell’attore Charlton Heston, responsabile di un comizio a favore delle armi proprio qualche giorno dopo l’attentato alla Columbine High School. Nel montaggio serrato, nella continua alternanza tra volti e fatti, “Bowling for Colombine” rompe con incredibile forza l’in/filmabile (con la palla da bowling sui birilli che indica la direzione di un’opera che si myove proprio sulla frantumazione). L’evento, la Storia penetrano e restano con tutta la loro provocatoria energia.
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