CANNES 55 - “O principio da incertezza” di Manoel De Oliveira

Un film che sembra riunire le due anime dell’autore portoghese: da una parte il mettere continuamente a nudo una ricerca linguistica che affianca e contrappone parola e immagine, dall’altra la seduzione del gioco della messa in scena, il piacere di dominare il tempo e i tempi, la beffa di lasciare che il film si esaurisca senza esaurirsi

Si muove misterioso e oscuro il nuovo film di Manoel De Oliveira (ancora una volta in concorso), per raccontare una storia che non si svela mai completamente ma che procede e si evolve lasciandosi avvolgere, progressivamente, da un velo. Una specie di abbraccio materno, ma anche il desiderio di chiudere, ogni tanto, gli occhi, di fronte agli eventi, ai gesti, dei protagonisti e tra i protagonisti e nel loro rapporto reciproco. Lo scopo di De Oliveira sembra proprio quello di esaltare quello che non si vede, non tanto e non solo il fuori campo, che pure continua ad indagare in tutte le sue direzioni, ma soprattutto quello che, all’interno dell’inquadratura, resta in ombra, come fosse sommerso da una coltre, talvolta spessa e insormontabile e talvolta sottile e quasi evanescente. A questo mondo, che avvolge tutti i personaggi, rimandano continuamente gli sguardi nel vuoto, i pensieri che si indovinano sui volti, gli interrogativi che restano inespressi e irrisolti, e, soprattutto, le parole che troppo spesso esulano dalla conversazione. Un doppio livello di racconto e di sguardo che si alterna e che ci invita e ci spinge e cercare più a fondo le linee invisibili di una trama già tessuta, che, semplicemente, si lascia intravedere.
Due ragazzi cresciuti insieme come fratelli, una giovane, che uno sposa ma di cui l’altro è da sempre, segretamente e dolorosamente innamorato, un’altra donna, apparentemente cinica, e invece attenta osservatrice, a sua volta, guida del nostro stesso sguardo, e una madre, che nel suo silenzio controlla e muove i fili di una vicenda ingannevole. E’ proprio suo l’abbraccio di cui si prova sensazione fin dall’inizio, è lei la insospettabile narratrice di una storia che non sarà mai raccontata fino in fondo, sempre lei la regista della vita degli altri, che fin dall’inizio, ha assegnato i ruoli e le parti di ognuno. In questo senso “O principio da incertezza” sembra riunire le due anime dell’autore portoghese, da una parte il mettere continuamente a nudo una ricerca linguistica che affianca e contrappone parola e immagine, rivelare il fare del cinema nel suo stesso farsi, dall’altra la seduzione del gioco della messa in scena, il piacere di dominare il tempo e i tempi, la beffa di lasciare che il film, in qualche modo evapori da solo, si esaurisca senza esaurirsi.
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