CANNES 55 - “Dead Or Alive Final” di Takashi Miike

Takashi Miike infiamma il Marché du Film con il terzo capitolo della saga, girato completamente in digitale, uno scatenato yakuza cyberthriller che sa divenire anche un gioco malinconico sul venir meno della vita e, incidentalmente, anche del cinema

I più accorti appassionati di cose orientali lo affermano da sempre: Takashi Miike è probabilmente la rivelazione più entusiasmante del nuovo cinema giapponese dai tempi di Kiyoshi Kurosawa (il che la dice lunga sulla capacità di rinnovamento dell'industria nipponica). Ieri ha debuttato al Marché du Film il terzo capitolo della saga “Dead or Final” che questa volta presenta il suffisso Final. Girato completamente in digitale, sembra assecondare una vena lievemente più introspettiva di Miike, quella stessa che esplorata sino in fondo con Audition gli ha permesso di essere scoperto dalla cinefilia occidentale. Le premesse per avere uno scatenato yakuza cyberthriller ci sono tutte (società del futuro, mutanti che lottano come dei Jet Li al cubo, sparatorie in grande stile ecc.) ma Miike, poste tutte le premesse del suo film preferisce mettere in piedi un gioco malinconico sul venir meno della vita e incidentalmente anche del cinema. In una Tokyo che sembra una favela brasiliana, Miike si lascia andare a una serie di rallentamenti, sospensioni che permettono al suo sguardo di derivare in forme assolutamente inedite. Anche se la cinefilia lo ha scoperto per i suoi eccessi deliranti, sembra che Miike stia decisamente imboccando la strada di un cinema ridotto sempre all'osso per quanto riguarda i budget ma decisamente più a rischio (almeno per quanto riguarda il suo fandom di base). Ovvio che questa metamorfosi di Takashi Miike, grazie alla lungimiranza della nostra distribuzione, il nostro pubblico rischia di non parteciparla mai. Ma voi cercatevi i suoi film in rete e poi ne riparliamo. E adesso aspettiamo che passi “Agitator” fra due giorni, l'ennesimo nuovo film di un cineasta instancabile. Vai cosi, Miike!
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