CANNES 55
CANNES 55 – Palma d’Oro a “The Pianist” di Roman Polanski (di Simone Emiliani, del 26/05/2002)
Kaurismäki, deluso per il massimo riconoscimento, ha subito abbandonato il palco. Solo il premio della giuria ad Elia Suleiman per “Intervention divine”. Migliori attori: Olivier Gourmet per “Les fils” e Kati Outinen per “L’homme sans passè”
CANNES 55 – “And Now... Ladies and Gentlemen” di Claude Lelouch (di Massimo Causo, del 26/05/2002)
Una storia d’amore tagliata trasversalmente dalle trame del caso e del destino. Un ladro gentiluomo e una cantante di pianobar in Marocco, tra amnesie e miracoli
CANNES 55 - “Femme fatale”, di Brian De Palma (di Grazia Paganelli, del 26/05/2002)
Gioco inesauribile che parte dal cinema per tornare al cinema, dopo un lungo percorso che lo porta a perdersi in un racconto stratificato, che procede come un videogioco, con mille aperture possibili e mille strade da percorrere. Per De Palma il cinema è un viaggio dentro lo sguardo, che si interroga teoricamente sulle origini delle immagini
CANNES 55 – Ultimi due film del concorso: il coreano “Chihwaseon” di Im Kwon-Taek e il francese “L’adversaire” di Nicole Garcia (di Simone Emiliani, del 25/05/2002)
Fuori-competizione, “Femme fatale” uno dei più bei film di De Palma. Chiude il festival “And Now…Ladies and Gentleman” di Claude Lelouch. Domani i premi
CANNES 55 – L’Olocausto di Polanski in “The Pianist”, il western d’azione di “Un oso rojo” dell’argentino Caetano. (di Simone Emiliani, del 24/05/2002)
Ha destato scalpore Irréversible” di Gaspar Noé, già annunciato come evento del festival. Proiettati oggi gli ultimi due film del concorso e una delle opere più attese, “Femme fatale” di De Palma.
CANNES 55 – «Murder By Numbers» di Barbet Schroeder (Fuori concorso) (di Simone Emiliani, del 24/05/2002)
“Murder By Numbers” è ancora un altro esempio del cinema di genere hollywoodiano, ma di alto livello, dove Schroeder mostra una consistente capacità narrativa di ribaltare completamente i piani dell’azione, i rapporti tra i personaggi.
CANNES 55 - “Irréversible” di Gaspar Noé: fenomenologia del collaborazionismo (Concorso) (di Giona A. Nazzaro, del 24/05/2002)
Si esce sfiancati dalla visione, demoralizzati, scossi, ma non per lo stupro finto e glaciale di Monica Bellucci, quanto per la brutale determinazione del regista di imporre a tutti i costi una visione unica della vita e del cinema
CANNES 55 - "Agitator": lo splendore noir di Takashi Miike (di Giona A. Nazzaro, del 24/05/2002)
Takashi sa come filmare lo scorrere del tempo, come inquadrare rituali, come far durare un'immagine e, soprattutto, sa sempre a quale distanza posizionare lo sguardo. "Agitator" e' un ritorno allo yakuza movie, teso e cattivo, controllato e feroce.
CANNES 55 – “Les fils” di Luc e Jean-Pierre Dardenne (concorso) (di Simone Emiliani, del 23/05/2002)
Lo stile così vistoso dei Dardenne è già segno distintivo, riconoscibilissimo, di un cinema che sembra quasi aspirare a quella purezza bressoniana, composta da un set povero, con i mezzi profilmici strettamente indispensabili
CANNES 55 - La generazione al presente di « Ren Xiao Yao » di Jia Zhangke (di Simone Emiliani, del 23/05/2002)
Presentati anche il bel film di Chantal Ackerman “De l’autre côté” e il deludente iraniano “Avazhayé sarzaminé madariyam” (Le chants du pays de ma mère), di Bahman Ghobadi. Intanto i critici francesi eleggono miglior film “L’homme sans passé” di Kaurismäki
CANNES - “Sunduq al-dunya” (“Sacrifices”), di Oussama Mohammad (di Giuseppe Gariazzo, del 23/05/2002)
Il ritorno al cinema - ancor più in un’edizione di Cannes assolutamente mediocre - di Oussama Mohammad è da salutare con un grande applauso, scuote e emoziona (ma svuota anche la sala, perché non concede nulla), porta verso il tempo e lo spazio di un mondo delle origini, dove le cose e le persone devono ancora essere nominate.
CANNES 55 - “Heremakono”, di Abderrahmane Sissako (di Giuseppe Gariazzo, del 23/05/2002)
Sissako torna sugli spazi e sul senso dell’attesa. Nel tempo sospeso, interiore e esteriore, si inscrive quest’opera di leggiadro humour e inscalfibile leggerezza. Qui usa toni più smorzati, un bianco che si espande oltre l’inquadratura, nei fuoricampi che le dune creano. Luogo che si fa cinema prima dell’arrivo del cinema.
CANNES 55 – “About Schmidt” di Alexander Payne (Concorso) (di Simone Emiliani, del 22/05/2002)
Payne costruisce davvero un universo di plastica, a metà tra la realtà e il fumetto, dove la vita e le emozioni di un “uomo comune” vengono ridicolizzate senza pietà servendosi anche della prova dichiaratamente fuori le righe di Nicholson.
CANNES 55 – L’immobilità noir di Kaurismäki e il viaggio dentro/oltre il tempo di Sokurov (di Simone Emiliani, del 22/05/2002)
Presentati anche il pretenzioso algerino “Rachida” per “Un certain regard” e il tribale “Kabala” del regista del Mali Kouyaté per la “Semaine de la critique”
CANNES 55 – “Spider” di David Cronenberg (Concorso) (di Simone Emiliani, del 21/05/2002)
Sorprende come Cronenberg riesca a scavalcare una scrittura e un universo non propri. Non si tratta più di corpi da mutare e da mutilare, bensì corpi già mutati e mutilati.
CANNES 55 – Il diario esistenziale di « Sweet Sixteen » di Loach e il cinema pornografico di « La chatte a deux têtes” di Nolot (di Simone Emiliani, del 21/05/2002)
Convincono le due opere italiane nelle sezioni minori: “Respiro” di Crialese per la Semaine de la Critique e “L’imbalsamatore” di Garrone per la “Quinzaine”
CANNES 55 – La terra di transito del palestinese Suleiman e quella movimentata dell’iraniano Kiarostami (di Simone Emiliani, del 20/05/2002)
Colpisce la lucida follia di “Yadon Ilaheyya” mentre lascia perplessi “Ten”. Sissako, con “Heremakono” (nella sezione “Un certain regard”) si conferma autentico cineasta della materia. Evento speciale: “Playtime” di Jacques Tati
CANNES 55 – "Ararat" di Atom Egoyan (Fuori concorso) (di Simone Emiliani, del 20/05/2002)
Egoyan, dopo l’infelice parentesi di “Il viaggio di Felicia”, torna al suo cinema più vero e a quella sua grazia ipnotica capace di lasciare addosso sempre quell’impotenza di penetrare nei sentimenti altrui e di lasciare sospesi sempre attraverso la storia.
CANNES 55 - “Yadon Ilaheyya” di Elia Souleiman (di Grazia Paganelli, del 20/05/2002)
Souleiman sembra riunire la poesia e la graffiante ironia di autori come Tati e Ioselliani, attraverso piccole ossessioni quotidiane per amplificare atteggiamenti e gesti e arricchire di significati un testo già pregno di linee da seguire… come un palloncino rosso che osa volare sui tetti di una Gerusalemme assediata, noncurante delle regole
CANNES 55 - “Dead Or Alive Final” di Takashi Miike (di Giona A. Nazzaro, del 20/05/2002)
Takashi Miike infiamma il Marché du Film con il terzo capitolo della saga, girato completamente in digitale, uno scatenato yakuza cyberthriller che sa divenire anche un gioco malinconico sul venir meno della vita e, incidentalmente, anche del cinema
CANNES 55 - Il Cinema dopo il cinema: "Demonlover" di Olivier Assayas (di Giona A. Nazzaro, del 19/05/2002)
Probabilmente "Demonlover" è il tentativo più radicale compiuto da un cineasta post-nouvelle vague di pensare un-oltre-il-cinema. Infatti il cinema è completamente assente dall'orizzonte politico del film. Scevra di qualsivoglia forma di nostalgia, "Demonlover" è un'opera quasi funeraria nel suo rigore.
CANNES 55 – Arriva a Cannes “Punch Drunk Love”, di Paul Thomas Anderson, uno dei film più attesi del concorso (di Simone Emiliani, del 19/05/2002)
Presentati anche «Demonlover» di Olivier Assayas, il collettivo “Ten Minutes Older” e il cinese “Ku qi de nu ren” (La pleureuse) di Liu Bingjian
CANNES 55 - “O principio da incertezza” di Manoel De Oliveira (di Grazia Paganelli, del 19/05/2002)
Un film che sembra riunire le due anime dell’autore portoghese: da una parte il mettere continuamente a nudo una ricerca linguistica che affianca e contrappone parola e immagine, dall’altra la seduzione del gioco della messa in scena, il piacere di dominare il tempo e i tempi, la beffa di lasciare che il film si esaurisca senza esaurirsi
CANNES 55 – «All or Nothing» di Mike Leigh (Concorso) (di Simone Emiliani, del 18/05/2002)
Nei silenzi, nella disperazione, Leigh sembra appassionarsi e coinvolgersi nel rappresentare le proprie vite ordinarie. In realtà il suo continua ad essere un cinema che si compiace nello spettacolarizzare il dolore, ma senza mai farsene accorgere.
CANNES 55 – Tra il cinema inglese e De Oliveira irrompe il cartoon della Dreamworks "Spirit: Stallion of the Cimarron” (di Simone Emiliani, del 18/05/2002)
Oltre ai film in concorso, deludono il francese Goupil e il messicano Reygadas alla “Quinzaine” mentre attrae l’ingenua sincerità del coreano “Too Young to Die”
CANNES 55 – “Sex Is Comedy” di Catherine Breillat (Quinzaine des Réalisateurs) (del 17/05/2002)
La Breillat, tra backstage di «A mia sorella» ed esigenza istintiva di raccontarsi in prima persona. La sensazione di costruito e programmato “saggio teorico” prevale e soffoca quel suo cinema dell’immediatezza e della fisicità
CANNES 55 – Ritratti al femminile (di Simone Emiliani, del 17/05/2002)
Guédiguian, la Liénard e Abu-Assad: tre esempi diversi di guardare le donne. Ma nessuna delle opere riesce in pieno a coinvolgere. I luoghi, spesso troppo descritti, prevalgono eccessivamente sui loro itinerari esistenziali
CANNES 55 – “Bowling for Colombine” di Michael Moore (di Simone Emiliani, del 16/05/2002)
Nel montaggio serrato, nella continua alternanza tra volti e fatti, “Bowling for Colombine” rompe con incredibile forza l’in/filmabile. L’evento, la Storia penetrano e restano con tutta la loro provocatoria energia
CANNES 55 – Tra Allen e Lucas: la guerra politica di Gitai e memorie della Rivoluzione culturale in Cina (di Simone Emiliani, del 16/05/2002)
Il ritorno alla comicità visiva di Allen o lo schematico tentativo di rivitalizzare la memoria del cinese Dai Sijie. Il film migliore della giornata è quello di Amos Gitai che con “Kenda” sembra ri/vedere i luoghi di “Kippur”
CANNES 55 – “Kedma” di Amos Gitai (di Giuseppe Gariazzo, del 16/05/2002)
il racconto di un viaggio (della nave che porta gli apolidi ebrei dall‘Europa verso la Palestina nel 1948) nei suoi strati di totale deambulazione, il sogno di un approdo lontano vissuto nelle continue, devastanti deviazioni di percorso. Un’opera immensa, che fa tornare ai più alti livelli il cinema dell’energico, teorico filmaker israeliano
CANNES 55 - Piccolo, fragile Woody (di Massimo Causo, del 15/05/2002)
Il Festival apre con “Hollywood Ending”: Woody Allen rasenta l’ingenuità, ma fa tenerezza la semplicità con cui si mette in scena senza pudore, parlando di sé, delle sue delusioni, dei suoi sogni infranti, dei rimpianti e dei desideri impossibili con una franchezza che sovrasta le scarse risate offerte da una commedia crepuscolare come questa.
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