"Red Dragon", di Brett Ratner
Con "Red Dragon", aperto remake di "Manhunter", Ratner non osa rifare Mann. Lo segue abbastanza bene fino ad un certo punto, per poi sbandare nel finale e rivelarsi come autore di un'opera a sè, tanto impersonale quanto giocata proprio su questo sentimento di presenza/assenza rispetto al testo visivo riesumato in ogni momento.

Nel momento in cui il giovane protagonista dell'opera di Ratner (già, il Will Graham immortalato nell'alveo postromantico del Manhunter manniano) si trova a ripercorrere da solo, nella casa insanguinata, i movimenti del serial killer, torna evidentemente in un luogo già abitato, si incammina nelle dimensione psicotica di un'ossessione tramutata in riflesso luminoso di un'assenza incolmabile. Vorrebbe essere già stato lì, ed aver assistito in un lungo rewind all'automatismo seriale dell'assassino, tenendo sempre a portata di mano il registratore per impressionare verbalmente delle impressioni di realtà a volte sfuggenti. La meccanica impazzita del ritorno si schianta sulle dell'asincrono, della mancata coincidenza tra falde temporali inconciliabili e Ratner non può far altro che avventurarsi nella riesumazione ossessiva di strati di cinema che non gli appartengono. Il cartesiano Demme del Silenzio degli innocenti, il notturno Mann di Manhunter, lasciando fuori lo Scott ri-costruito e delirante di Hannibal. Tra Mann e Demme, dunque Ratner. Respira una classicità dirompente questo Red Dragon proprio perchè classicizza il film di Mann di cui è un aperto remake. Ratner non se lo sogna nemmeno minimamente di osare a rifare Mann, diciamo che lo segue abbastanza bene fino ad un certo punto, per poi sbandare nel finale e rivelarsi come autore di un'opera a sè, tanto impersonale quanto giocata proprio su questo sentimento di presenza/assenza rispetto al testo visivo riesumato in ogni momento. Ratner non osa mai discostarsi nemmeno un istante dalla logica visiva messa in piedi all'inizio, si accontenta di seguire il suo compitino senza dare troppi problemi alla produzione, ma soprattutto senza lasciarci un briciolo di cuore in quello che fa. E' pulito, compito, senza sbavature, senza incidenti di percorso. L'anestesia percettiva è di quelle totali, sembriamo scaraventati in un raffreddamento chirurgico dalle proporzioni inquietanti che non manca di addormentare la visione in un annacquato dormiveglia di umori compassati. Non si tratta di vedere il cinema come fosse la carta tornasole della realtà (impresa che fallisce in partenza) , ma di cercare di capire in che modo la sospensione barocca di Mann sia diventata qui fenomenologia tutta-in-campo dell'invisibile. Strano, anche perché la visione è piena di specchi, di lastra lucide in cui si intravede il tramonto sul mare e la possibilità di risolvere un caso spinoso attraverso l'identificazione con l'assassino. Il cinema non basta, e questa può già essere una risposta. Non serve tracciare un contorno perfetto di aderenze testuali (forma/contenuto insomma) per far risaltare il senso fatalmente in-compiuto di un delirio ossessivo, e soprattutto non riusciamo a percepire nulla da una messa-in-scena incapace di parlarci una lingua passionale, viva, ardente. In questo senso Red Dragon assomiglia tanto ad una sorta di composito museo delle cere in cui sfilano le sagome lucenti (o se preferite, simulacri bui) di un cinema che pratica il set con la volontà di sfinire il racconto in un dedalo spaziale architettato bene, ma minato all'interno da una precisione di scrittura quasi asfissiante. Tanto vale allora tenerci il mediocre Scott di Hannibal, lui sì capace di vampirizzare il racconto con un bella dose di delirio fuori schema.
Titolo originale: Red Dragon
Regia: Brett Ratner
Sceneggiatura: Ted Dally dal romanzo di Thomas Harris
Fotografia: Dante Spinotti
Montaggio: Mark Helfrich
Musica: Danny Elfman
Scenografia: Kristi Zea
Costumi: Betsy Heimann
Interpreti: Edward Norton (Will Graham), Anthony Hopkins (Hannibal Lecter), Ralph Fiennes (Francis Dolarhyde), Harvey Keitel (Jack Crawford), Emily Watson (Reba Mc Clane), Mary-Louise Parker (Molly Graham), Philip Seymour Hoffman (Freddy Lounds), Anthony Heald (dr. Frederick Chilton), Ken Leung (Lloyd Bowman), Frankie Faison (infermiera Barney Matthews)
Produzione: Dinio De Laurentiis, Martha De Laurentiis per Dino De Laurentiis Productions/Scott Free Productions/Universal Pictures
Distribuzione: UIP
Durata: 124'
Origine: Usa, 2002
Cerca nel sito

- venezia 67
- film tratti da libri
- clint eastwood
- DVD
- cannes 64
- Corso Salani
- Kate Winslet
- Martin Scorsese
- james franco
- steven spielberg
- Cannes 65
- animazione
- marion cotillard
- leonardo di caprio
- venezia 68
- ben affleck
- torino 29
- hbo
- joaquin phoenix
- nanni moretti
- horror
- cannes 2011
- michael fassbender
- Sean Penn
- Isabelle Huppert
- cinema giapponese
- 3D
- cinema spagnolo
- cinema indipendente
- Festival di Roma
- torino film festival 28
- serie tv
- cinema americano
- brad pitt
- documentario
- Jafar Panahi
- matt damon
- cinema UK
- Johnny Depp
- cinema francese
- david fincher
- cinema orientale
- robert de niro
- george clooney
- trailer
- jessica chastain
- david cronenberg
- cinema italiano
- oscar
- woody allen
News
- Mads Mikkelsen in viaggio per l'Europa
- Numerosi impegni per l'attore danese di Jagten
- Il canto del tramonto per Terence Davies
- Sunset Song, con Peter Mullan e Agyness Deyn
- CANNES 65 - David Cronenberg e Robert Pattinson ancora insieme
- Dopo Cosmopolis, un film su Hollywood
- CANNES 65 - Bertolucci esaltato dalla stampa straniera
- Di seguito alcuni estratti della carta stampata internazionale
- CANNES 65 - Hollande è già un film
- Biopic sul neo Presidente francese, pronto nel 2013
- CANNES 65 - Kiarostami girerà in Puglia?
- Il prossimo film del regista iraniano sarebbe ambientato nel Sud Italia
- Tutti i nostri desideri ancora in sala
- Terza settimana di programmazione
- CANNES 65 - Barbera e il suo Film-Lab
- Il neo Direttore di Venezia ha esposto il prossimo progetto a favore del cinema italiano
- CANNES 65 - Il ritorno di Larry Clark
- Due lungometraggi in programma: The Smell Of Us e Marfa Girl
- CANNES 65 - Gilles Jacob riceve il Premio Pontecorvo
- Riconoscimento all'uomo che da 30 anni dirige il festival
- CANNES 65 - Fischi per Reygadas, trionfo per Bertolucci
- Accoglienze contrastanti per due autori agli antipodi
- CANNES 65 - Film su Fassbinder
- Già deciso il regista, manca il protagonista che interpreterà l'autore tedesco
- CANNES 65 - Esordio allla regia di Rupert Everett
- L'attore inglese ha già scelto il soggetto e il co-protagonista
- CANNES 65 - I bookies puntano su Haneke
- Anche i bookmakers scommettono sul regista austriaco di Amour
- Mélanie Laurent, Isabella Rossellini, Sarah Gadon per Denis Villeneuve
- Accanto a Jake Gyllenhaal in The Enemy, tratto dal romanzo di Saramago
- CANNES 65 - No, di Pablo Larrain è della Sony
- Il film, presentato alla Quinzaine, acquistato dal distributore americano
- Debra Granik dirige una nuova serie per HBO
- American High Life, dramma familiare semiautobiografico
- CANNES 65 - L'ANICA e l'accesso al credito
- Domani, Tavola Rotonda “Accesso al credito – Strumenti di sostegno alle imprese audiovisive europee"
- CANNES 65 - Post Tenebras Lux anche in Italia
- Il film di Reygadas distribuito da Archibald Film
- CANNES 65 - Audiard in sala è già un successo
- Nel primo week-end in Francia, De rouille et d'os ha già battuto il record d'incassi
- CANNES 65 - Dominik insidia Haneke
- La stampa internazionale promuove KIlling Them Softly
- Blade Runner 2 al via
- Ridley Scott conferma il sequel del suo capolavoro fantascientifico
- Greg Mottola adatta il Pulitzer Jeffrey Eugenides
- Un film dal suo ultimo romanzo La trama del matrimonio
- Tahar Rahim e Marion Cotillard per Asghar Farhadi
- Il regista di Una separazione, Orso d'oro a Berlino 2012
- CANNES 65 - Commozione per la Bonnaire
- Charles Tesson emozionato per J'enrage de mon absence






.jpg)