"The Hunted - La preda", di William Friedkin

Il cinema diviene pura tecnica dell'inseguimento, messa in scena di una instancabile caccia all'uomo, inguaribile tensione verso un corpo che perde tracce, lascia impronte di sangue e prende forma lentamente, orma dopo orma, lasciandosi intravedere fra i riverberi dell'acqua o i riflessi della vegetazione

Forse potrebbe sembrare strano o azzardato iniziare a parlare di The Hunted - La preda, l'ultimo film di un veterano del cinema americano anni '70 come William Friedkin, rispolverando le brevi sequenze di un lontano cortometraggio (l'unico, peraltro...)  diretto da Samuel Beckett nel 1965 ed icasticamente intitolato Film. Eppure fra queste immagini disperse lungo le cronologie e le diacronie di un ipotetico atlante cinematografico risuonano strane assonanze, aderenze visive e consonanze tematiche che appaiono evidenti agli occhi di un osservatore. Perché il Film di Beckett, esattamente come il falso action - movie di Friedkin, più che raccontare si limita a descrivere la fuga di un uomo - interpretato da uno splendido Buster Keaton -, la vertiginosa corsa di una sagoma che non vuole essere inquadrata dalla macchina da presa, il tentativo o meglio la tentazione di essere e divenire impercettibili, come ha scritto Gilles Deleuze, per ammirare il mondo senza essere guardati: magari appollaiati sul ramo più alto di una foresta dell'Oregon o rifugiati dietro la pellicola dell'acqua di una cascata, proprio come insegna l'ex combattente Benicio Del Toro in The Hunted, o più semplicemente, come suggerisce Buster Keaton, appiattiti lungo il perimetro di un muro. L'importante è fuggire, riuscire sempre a scappare per rivitalizzare una caccia interminabile, quell'inseguimento continuo fra corpo e immagine, tempo e durata, movimento ed immobilità che è l'essenza più pura del cinema.

Dunque lo schermo come spazio infinito attraversato da corpi in magnetica attrazione e sottili linee di fuga: è questa l'intuizione profonda di Beckett che, non a caso, ha chiamato la sua unica ed "essenziale" incursione cinematografica Film, quasi a voler ribadire che lo scheletro di ogni immagine è sempre un rincorrersi e un tendere verso qualcosa che è al di là della cornice visiva; ed è questa la struttura essenziale di tutta l'opera di William Friedkin e di molta parte di quel cinema "classico" americano (da Fritz Lang a John Ford, da Bud Boetticher a Delmer Daves, senza dimenticare naturalmente altri grandi "inseguitori" di corpi di immagini e immagini di corpi come John Boorman, John Frankenheimer e Michael Mann) che non avverte il senso del limite o del confine spaziale così radicato nella cultura europea, e vive il tempo di ogni singola inquadratura come la distanza necessaria a raggiungere un altro corpo, a conquistare un'altra preda.

Così, in The Hunted, Friedkin radicalizza il Leitmotiv dell'inseguimento, presenza filigranata di altri suoi capolavori come Il braccio violento della legge, Cruising o Vivere e morire a Los Angeles, smaterializzando una trama concentrata sulla caccia che un addestratore dell'esercito americano (un grande e più che mai schivo Tommy Lee Jones) è costretto a dare ad un suo ex allievo (Benicio Del Toro) ormai divenuto una folle macchina di morte; e stilizzando il plot trasforma questo Film in un diabolico gioco di astrazione dove la potenza simbolica della materia rappresentata aumenta a dismisura: il cinema diviene pura tecnica dell'inseguimento, messa in scena di una instancabile caccia all'uomo, inguaribile tensione verso un corpo che perde tracce, lascia impronte di sangue e prende forma lentamente, orma dopo orma, lasciandosi intravedere fra i riverberi dell'acqua o i riflessi della vegetazione. Quel corpo visto o intravisto che eccede ogni immagine, ne mostra il suo "fuori" e la trasforma in cinema. Anzi, in Film.

 

 

Titolo originale: The Hunted
Regia: William Friedkin
Sceneggiatura: David Griffiths, Peter Griffiths e Art Monterastelli
Fotografia: Caleb Deschanel
Montaggio: Augie Hess
Musica: Bryan Tyler
Scenografia: William Cruse
Costumi: Gloria Gresham
Interpreti: Tommy Lee Jones (tenente Bonham), Benicio Del Toro (Aaron Hallam), Connie Nielsen (Abby Durrell), Leslie Stefanson (Irene), John Finn (Ted Chenowith), José Zuniga (Moret), Ron Canada (Van Zandt), Mark Pellegrino (Dale Hewitt), Carrick O'Quinn (Kohler), Lonny Chapman (Zander)
Produzione: Ricardo Mestres, James Jacks per Alphaville Films/Lakeshore Entertainment
Distribuzione: 01 Distribuzione
Durata: 97'
Origine: Usa 2003

 

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