"Personal velocity", di Rebecca Miller

La Miller descrive e tratteggia figure che appaiono come slegate. Il film della regista americana punta a descrivere la donna per meglio giudicarla e studiarla come fosse un esperimento.

Dopo Angela (lungometraggio d'esordio) Rebecca Miller torna con Personal velocity e vince il premio della giuria al Sundance Festival di Robert Redford. Film tratto dall'omonimo libro sempre della Miller (edito dalla Fandango), che racchiude sette storie delle quali soltanto tre vengono raccontate nel film. La Miller, figlia del drammaturgo Arthur e moglie di Daniel Day-Lewis, decide di raccontare tre momenti di altrettante donne, colte nel momento del cambiamento massimo. Delia decide di lasciare il marito amato ma violento con lei e con i figli; Greta, vissuta all'ombra dell'autocrazia paterna comincia a pensare alla carriera, si annoia col marito e se la spassa con altri uomini; Paula incontra sulla sua strada un ragazzino autostoppista che senza parlare le farà cambiare idea sulla sua vita e su quella che porta in grembo. Tre ritratti raccontati uno dietro l'altro, separati dall'ostentazione apologetica dei capitoli e accomunati temporalmente dal passaggio della medesima notizia radiofonica. Tre vite, tre racconti, con un'unica morale: ogni donna ha la sua personale velocità (decisionale).

Basta soltanto raccontarlo il film per capire che c'è qualcosa che non gira. Basterebbe soltanto leggere le storie di Personal velocity (libro e film) per avvertire un senso di stonatura che corre tra ciò che si racconta e i tempi in cui questi racconti si collocano, ossia i nostri giorni. La Miller si fa carico di descrivere, tratteggiare figure che appaiono come slegate. Il film della regista americana punta a descrivere la donna per meglio giudicarla e studiarla come fosse un esperimento.

Il film è portato a termine con rigorosa fermezza, i contrasti uomo-donna si reggono impassibili su una scrittura scultorea in cui anche l'utilizzo del digitale appare prevalentemente come una forma visiva e come se fosse autonomo dalla storia che viene raccontata.

 

Titolo originale: Personal velocity
Regia: Rebecca Miller
Sceneggiatura: Rebecca Miller
Fotografia: Ellen Kuras
Montaggio: Sabine Hoffmann
Musica: Michael Rohatyn
Scenografia: Maus Drechsler, Heather Loeffler
Costumi: Marie Abma
Interpreti: Kyra Sedgwick (Delia), Parker Posey (Greta), Fairuza Balk (Paula), David Warshofsky (Kurt Wurtzle), Leo Fitzpatrick (Mylert), Tim Guinee (Lee), Patti D'Arbanville (Celia), Ben Shenkman (Max)
Produzione:: Alexis Alexanian, Lemore Syvan, Gary Winick
Distribuzione: Mikado
Durata: 90'
Origine: Stati Uniti, 2002
 

 

 

 
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