"Perduto amor", di Franco Battiato
Il Battiato regista altro non fa che continuare il lavoro fatto all'interno della dimensione musicale delle sue canzoni, con sovrimpressioni impensabili di linguaggio e suono, e con una ricerca continua di un senso che scavalchi appunto ogni costruzione premeditata.

Si avverte uno strano respiro nostalgico in questa prima opera di Battiato per il grande schermo. Una scia malinconica, un afflato risentito di umori che, incostanti e volubili, si accavallano nella retrovia della scena, costruendo misteriose assonanze in cui si deposita la musica/vita, come d'incanto. E' tutta questione di leggerezza, di trasparenza impossibile dell'immagine che, a mò di partitura eternamente incompiuta, si libra veloce nell'aria, quasi a presagire la formazione di minuscoli puntini di luce. Abbaglianti, eterei, appunto perché senza corpo. Come nelle prime sequenze in cui la voce/faro di Manlio Sgalambro (indispensabile co-autore dell'opera, come di tante canzoni di Battiato) guida la libera composizione dell'infilmabile (si tratta per l'appunto di dare vita al ricordo, sotto forma di crescendo di sensazioni/ percezioni/ atmosfere), lungo le vie sfalsate di un tempo che torna ciclicamente alla ricerca di dei suoi frutti (un corpo di giovane trasformatosi in adulto, un corpo anziano che non c'è più), scandito da intermittenze altalenanti da uno strato all'altro delle immagini. Il Battiato regista altro non fa che continuare il lavoro fatto all'interno della dimensione musicale delle sue canzoni, con sovrimpressioni impensabili di linguaggio e suono, e con una ricerca continua di un senso che scavalchi appunto ogni costruzione premeditata, sino a giungere ad una sorta di crocevia dell'immaginario artistico in cui una linea sfuma nell'altra, senza porre alcuna soluzione di continuità. La sua opera è un brano jazzistico (saliescendi continui tra una regione e l'altra dello spazio), ma anche l'irruzione improvvisa in stagioni temporali forse inesistenti (si oscilla di continuo tra un possibile tempo della messinscena e l'altro), saltellanti da un lato all'altro della scena, con notevolissimi effetti di spaesamento. Questo è il grande merito di Perduto amor, il palesarsi di un'urgenza teorica e vitale che molto spesso manca al giovane cinema italiano. Battiato gioca con i doppi sensi dell'immagine, mostrando di volersi lasciare alle spalle ogni forma possibile di realismo. Il chè significa azzeramento di ogni facile regionalismo, e rilancio sentito di una linea registica in cui si confondono volutamente gli estremi (realismo, simbolico, onirico), perché il cinema è gioco, mascheramento, riflesso. Centro di gravità. Mai permanente però.
Perduto amor
Regia: Franco Battiato
Soggetto: Franco Battiato
Sceneggiatura: Franco Battiato, Manlio Sgalambro
Fotografia: Marco Pontecorvo
Musiche: Franco Battiato
Montaggio: Isabelle Proust
Scenografia: Francesco Frigeri
Costumi: Flora Brancatella
Interpreti: Corrado Fortuna (Ettore adulto), Donatella Finocchiaro (Mary), Anna Maria Gherardi (Augusta), Lucia Sardo (Nerina), Ninni Bruschetta (Luigi), Manlio Sgalambro (Martino Alliata)
Produzione: L'OTTAVA E SIDECAR
Distribuzione: Warner Bros
Durata: 105'
Origine: Italia, 2003
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