"Amici di... letti", di Jordan Brady

Pur non conoscendo che pochi fotogrammi di "The Brown Bunny" di Vincent Gallo, sembrerebbe che tra stili, valori ed intensità diverse i due road-movies - curioso che entrambi insistano tanto sui cartelli delle località incontrate - si siano macchiati dello stesso peccato mortale: la vita.

Ci piace relazionare la coraggiosa accoglienza riservata al film con i fischi di Cannes per Vincent Gallo. Pur non conoscendo che pochi fotogrammi di The Brown Bunny sembrerebbe che tra stili, valori ed intensità diverse i due road-movies - curioso che entrambi insistano tanto sui cartelli delle località incontrate - si siano macchiati dello stesso peccato mortale: la vita. Quella vita precaria e nauseabonda che allo specchio non riusciamo a riconoscere. Il realismo diviene così accettabile solo se espressamente crudo e una commedia per definirsi tale non deve non essere intelligente. Nessuna concessione al nulla, al vuoto, alla stupidità, all'istintualità animalesca. Nessuna possibilità per due attori dal curriculum di Swayze e soprattutto dell'ultimo Thornton (che in realtà con queste due maschere idiote, l'uno candido e represso, l'altro venditore di macchine mostruosamente gradasso, danno una vigorosa conferma del loro eclettismo) di aver accettato la scrittura per motivi meno che mercantili. Nessuna possibilità per un filmetto dal titolo italiano così invitante per i vari Robosaurus della critica nostrana, sempre zelanti nello sbranare il cibo che altri hanno deciso di dar loro in pasto, di accedere ai territori del neither fish nor flesh, come la bistecca da 2 kg. mangiata per scommessa ma impossibile da digerire, come la mediocrità umana che se registrata e non rappresentata inevitabilmente spaventa. Tale genere di azzardo è accettato solo nella città di Reno, Nevada, dove ci si può svegliare tra casinò e prostitute legali, matrimoni in costume o sorprese seminali sulla gravidanza di una moglie. Ma la vera sorpresa non sta alla mèta ma nel viaggio che le due coppie sposate di amici affiatati intraprendono per vedere il Monster Truck Show, gara-scontro motoristica, e la grande ferita del mondo, il Grand Canyon. Un calvario di umiliazioni, rivelazioni, percorsi di autostima (che certamente non latita in quest'Opera da tre dollari che sin dall'inizio nei freeze seventies style sui volti e nella cadenza da telefilm esibisce tutta la sua consapevolezza) scanditi da motel, birre, peti, croonier improbabili ed idolatrati, amplessi bestiali in pubblico per favorire una fertilità ossessivamente cercata, poi negata (dai test di Swayze che scatenano il putiferio), infine ritrovata. Nonostante le sembianze ingannatorie non si fatica ad individuare una coraggiosa ipotesi di famiglia allargata, messa a nudo nelle proprie debolezze che sono poi di natura convenzionale, dove lo scambio di amicizia ed affetto non contrasta col rapporto sessuale pur fedifrago, anzi ne esce rafforzato. Stupido progetto di uno stupidissimo film.

 

 

Titolo originale: Waking Up in Reno   
Regia: Jordan Brady
Sceneggiatura: Brent Briscoe & Mark Fauser
Fotografia: William A. Fraker
Montaggio: Lisa Zeno Churgin
Musica: Mary Stuart
Scenografia: Jeannine Oppewall
Costumi: Doug Hall
Interpreti: Billy Bob Thornton (Lonnie Earl), Charlize Theron (Candy), Patrick Swaize (Roy), Natasha Richardson (Darlene), Holmes Osborne (Doc Tuley), Billy O'Sullivan (Lonnie Earl III), Galvin Chapman (Lane Dodd), Kelsey Chapman (Lacy Dodd), Penelope Cruz (Brenda)
Produzione: Ben Myron, Robert Salerno, Dwight Yoakam per Crossfire Sound & Pictures/Miramax Films
Distribuzione: Buena Vista International Italia
Durata: 93'
Origine: Usa, 2002

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