"Triplo gioco", di Neil Jordan

Remake di "Bob le Flambeur", noir acceso di atmosfere firmato nel 1955 da Jean-Pierre Melville, il film è sorretto da una scrittura solida ma mai eccessiva e da dialoghi verbosi ma mai superflui

Realtà e finzione, apparenza ed essenza, caduta e redenzione: questo il doppio (triplo quando su tutto governa la (s)fortuna) binario su cui a ritmo di hip hop francese viaggia l'ultima pellicola del sofisticato regista Neil Jordan, cineasta capace di istillare con la medesima naturalezza gelati brividi di terrore con Intervista con il vampiro e caldi fremiti di passione con l'ostacolata relazione filmata in Fine di una storia. Remake di Bob le Flambeur, noir acceso di atmosfere firmato nel 1955 da Jean-Pierre Melville, sorretto da una scrittura solida ma mai eccessiva, da dialoghi verbosi ma mai superflui e da personaggi che lasciano trapelare la sensibilità affinata dalla parallela attività di scrittore dello stesso Jordan, Triplo gioco ruota intorno alla figura di uomo vizioso e eroinomane, interpretato da un Nick Nolte che raccoglie sulla sua stanca figura lo spaesamento e la sofferenza appartenenti alla classica, ma sempre fascinosa, figura del perdente in attesa di riscatto. Un Picasso falso e una rapina vera a perfette imitazioni di quadri appesi alle pareti di un casinò, sono lo spunto intorno a cui si muovono anime perse nelle proprie vicissitudini e altalenanti nella propria condotta, individui dai destini sbilanciati e incongruenti proprio come lo sono la fortuna, i soldi, il gioco e la vita.

La coerenza propria del regista porta a rispecchiare anche nella messa in scena e nella resa formale l'artificiosità del tema portante, espresso attraverso un elogio della falsità e dell'illusione ottenuto anche tramite una destrutturalizzazione dell'immagine stessa conseguita con vari accorgimenti tecnici.

La pellicola, che è nata e si è sviluppata all'interno di un progetto meno ampio rispetto alle precedenti produzioni hollywoodiane, risente forse di qualche piccola sbavatura nella caratterizzazione di alcuni personaggi minori e nello stile a tratti troppo influenzato dai polizieschi americani, tuttavia il risultato finale rimane decisamente azzeccato. Gradevole cammeo di Emir Kusturica nei panni di un genio nel disinnescare allarmi e suggestiva colonna sonora per confezionare le immagini di una Nizza notturna, nebbiosa, multirazziale, malavitosa e struggente.

 

 

Titolo originale: The Good Thief
Regia: Neil Jordan basato sulla sceneggiatura del film di Jean-Piere Melville
Sceneggiatura:Neil Jordan
Fotografia: Chris Menges
Montaggio: Tony Lawson
Musica: Elliot Goldenthal
Scenografia: Anthony Pratt
Costumi: Penny Rose
Interpreti: Nick Nolte (Bob Montagnet), Tcheky Karyo (Roger), Said Taghmaoui (Paulo), Nutsa Kukhianidze (Anne), Gérard Darmon (Raoul), Emir Kusturica (Vladimir), Marc Lavoine (Remi), Ouassini Embarek (Said), Mark Polish (Albert), Micchael Polish (Bertram)
Produzione: Seaton McLean, John Wells, Stephen Woolley per Alliance Atlantis Communications/Double Down Productions/Metropolitan Films/TNVO
Distribuzione: 01 Distribution
Durata: 109'
Origine: Canada/Francia/Gran Bretagna/Irlanda, 2002

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