"Welcome to Collinwood", di Anthony e Joe Russo
Non è la prima volta che "I soliti ignoti" vengono riesumati dal cinema statunitense e i fratelli Russo attingono all'originale recuperando molte delle trovate del '58 che sorprendentemente riescono a sfuggire all'infiacchimento del riciclaggio e a funzionare ancora

La musica di Paolo Conte apre e chiude il film come un sipario messo lì a trattenere sottovuoto l'aroma fragrante di una commedia senza età. Non è la prima volta che i nostrani "soliti ignoti" vengono riesumati dal cinema statunitense e in questo caso sono Steven Soderbergh e George Clooney (che nel film si riserva il ruolo che fu di Totò) a produrre il primo lungometraggio di Anthony e Joe Russo. Attingendo poderosamente all'originale la coppia di registi sceglie di destoricizzare la vicenda affidandosi totalmente alla cesellatura dei caratteri e della storia.
I cinque scassinatori balordi, cianfrusaglie tra le cianfrusaglie, si arrabattano in lungo e in largo per un set risucchiato fuori dal tempo, retrò come le quinte di un teatro, pullulante come un robivecchi e intonacato coi colori delle figurine d'altri tempi. "La Beirut di Cleveland" recita l'insegna di benvenuto a Collinwood, e da quel cartellone di legno dipinto sembrano essere tagliati fuori i protagonisti, fedelmente ricalcati sui loro modelli italiani.
Molte delle trovate della commedia del '58 sono recuperate ma sorprendentemente riescono a sfuggire all'infiacchimento del riciclaggio e a funzionare ancora. L'assortimento improbabile dei "criminali", l'organizzazione maldestra del piano, il bottino del colpo ridotto a un pugno di fagioli (a cui è stato aggiunto il bonus di mille dollari), resistono ai tempi e rifioriscono in una comicità dai meccanismi ben oliati. La perizia degli attori poi, riesce a rinfrescare perfino gli aspetti più scontati di certe gag da slapstick comedy trovando coerenza anche grazie alla totale artificiosità della rappresentazione. E' finto il luogo, è finta l'epoca, sono finti i personaggi (che nemmeno ammiccano troppo alla caratterizzazione etnica), è finto persino il linguaggio, guarnito com'è di gerghi fantasiosi. Tutto sembra di cartapesta ma non per questo l'ingranaggio è atrofizzato.
Occhieggiando all'umorismo nero dei Coen (e la presenza di William H. Macy non è neutra in questa chiave) i fratelli Russo tirano su un grande gioco edificato ma non coricato su una griglia fidata e seminano qua e là chicche comiche come il Clooney camuffato da rabbino o il vecchietto senza biancheria penzolante dalle tubature del palazzo del colpo. È uno spirito volatile quello che si sprigiona, forse pronto ad evaporare appena fuori dello schermo, ma abbastanza croccante da perdurare per gli 88 minuti che occupano lo spazio tra le note di "Vieni via con me".
Titolo originale: Welcome to Collinwood
Regia: Anthony Russo, Joe Russo
Sceneggiatura: Anthony Russo, Joe Russo
Fotografia: Charles Minsky, Lisa Rinzler
Montaggio: Amy E. Duddleston
Musica: Mark Mothersbaugh
Scenografia: Tom Meyer
Costumi: Jiliet Polcsa
Interpreti: William H. Macy (Riley), Isaiah Washington (Leon), Sam Rockwell (Pero), Michael Jeter (Toto), Luis Guzman (Cosimo), George Clooney (Jerzy), Brett Leonard (Mickey), Patricia Clarkson (Rosalind), John Buck jr. (anziano in prigione)
Produzione: George Clooney, Steven Soderbergh per Gaylord Pictures/HSBS Media/Pandora Cinema/Section Eight Ltd.
Distribuzione: Mediafilm
Durata: 86'
Origine: Usa, 2002
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