"Regine per un giorno", di Marion Vernoux
La regista finge di disinteressarsi alle dinamiche del caso (in ciò preferiamo l'arrogante stile/destino del Lelouch di "Ci sono dei giorni... e delle lune") ma la distanza da movenze e motivazioni dei personaggi è purtroppo prossima allo zero.

Appare in via di saturazione il prototipo di commedia francese dall'intreccio corale (Pranzo di Natale, Aria di famiglia) dove l'elemento foolish può rivelarsi portatore di catastrofi in contesti sociologici, familiari, sentimentali (Il gusto degli altri o Love etc. della stessa Vernoux). I due anni di ritardo della distribuzione italiana (il film era stato presentato al 58° Festival di Venezia) permettono di considerare alcune crescite interessanti come il Klapisch de L'appartamento spagnolo, percorso corporeo nel quotidiano transnazionale, o la Thompson di Jet Lag, esperimento di coppia in una sospensione temporale forzata. Regine per un giorno, dichiaratamente omaggio ironico a figure femminili in preda alla mala sorte parigina di 24 ore prenatalizie, segue quei percorsi più per paura del rischio che per coerenza seriale ma partendo da presupposti meno sinceri. La regista infatti finge di disinteressarsi alle dinamiche del caso (in ciò preferiamo l'arrogante stile/destino del Lelouch di Ci sono dei giorni... e delle lune) ma la distanza da movenze e motivazioni dei personaggi è purtroppo prossima allo zero. Ne sono testimonianza le prepotenti visioni spacciate sin dalla sequenza d'apertura alla festa del matrimonio, tutta giocata su sfocature, viraggi, strobo, ralenti. Tutto è cornice conforme e femminista come i fiori che avvolgono la Senna in un quadretto che prelude ai tanti quadri fissi, quasi immobili, che avvolgono i corpi. Il perno è sostenuto dalle due donne, viste come vittime frustrate, in realtà colpevoli di non saper nemmeno ipotizzare una reazione che gli uomini sapranno comunque trovare, anche sbagliando. L'ortofonista (!), schiava ossessiva di un cellulare da cui aspetta la voce di un amante che non sa affrontare, è debole come la fotografa (!) che non sa gestire una gravidanza inattesa, neanche nello sviluppo dei negativi che attestano il ricordo del "fatto". A chiusura del quadrilatero di spigolature in libertà un conducente di autobus (!), scaricato dalla moglie ad una fermata durante il servizio, e un beone, ex star televisivo-culinaria (!), che mette ordine nella sua casa e nei suoi pensieri "cucinando" l'immagine possibile di un'ex fiamma a cui non vorrà aprire la porta una volta vista. La sua "mezza barba" è l'icona di questo scacchiere delle banalità ad incastro da cui tutti finiscono per essere prima o poi risucchiati. Anche forma e sostanza.
Titolo originale: Reines d'un jour
Regia: Marion Vernoux
Sceneggiatura: Marion Vernoux, Nathalie Kristy
Fotografia: Dominique Colin
Montaggio: Lise Beaulieu
Musiche: Alexandre Desplat
Scenografia: Emmanuelle Duplay
Costumi: Virginia Vogwill
Interpreti: Karin Viard (Hortense Lassalle), Hélène Fillières (Marie Larue), Victor Lanoux (Maurice Degombert), Jane Birkin (Jane), Sergi Lopez (Luis Del Sol), Clémentine Célarié (Michèle), Gilbert Melki (Shermann), Melvil Poupaud (Ben), Jonathan Zaccai (Pierre), Valérie Benguigui (Stéphanie), Marie-Sophie L. (Patricia Shermann), Philippe Harel (Antoine Lassalle), Evelyne Buyle (Evelyne), Atmen Kelif (Jean-Mi)
Produzione: Alain Rozanes e Pascal Verroust per ADR Productions, in coproduzione con Studi Canal e France 3 Cinema, con la partecipazione di Canal +, Gimages4 e il sostegno del Centre national de la cinematographie
Distribuzione: Nexo
Durata: 94'
Origine: Francia, 2001
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