"Bell'amico", di Luca D'Ascanio

Certamente non mancano spunti di riflessione per il primo lungometraggio del regista. Tra commedia, diario e rimandi autobiografici, il digitale frammentato e poi "gonfiato" si fa medium e messaggio mescolando vari moduli narrativi e sezionando il tempo e lo spazio. In un vortice percettivo talvolta si confonde la fonte primaria dell'immagine.

Sembra mancare di un principio questo film, o meglio, appena partito pare che gli incipit siano due: nei titoli di testa si legge che il regista è un certo Mariano Bartolomeu. Giovane di colore, giunge dall'Africa delle guerre, ha dei contatti con un produttore cinematografico italiano e chiede di essere ospitato per qualche giorno da Nicola (Luca D'Ascanio). Intanto l'ordine cronologico dei fatti è già saltato: Nicola è all'ospedale che racconta entusiasta del nuovo amico all' ex (Rosalinda Celentano), bloccata a letto per un incidente automobilistico. Quella sarà l'ultima volta che s'incontreranno: lei si farà negare anche a telefono, lui da quel momento dovrà vedersela con l'ospite.

Guai a mandarlo via, anche se i giorni diventano settimane, mesi e il concorso pubblico si avvicina; il colore non lo permette, meglio segregare l'insofferenza e i sensi di colpa. Oltre al tempo anche la saldatura organica delle immagini si sfalda, il nervoso conquista Nicola, la frenesia le sequenze. Mariano, che non fa niente durante il giorno, ha speso un milione di bolletta telefonica, ha cambiato il messaggio in segreteria, s'immerge per ore nella vasca e chiede scusa quando è rimproverato. Il film va avanti o indietro? Mariano non si stacca, è entrato nella vita di Nicola, si è appropriato, dei suoi maglioni, del suo motorino, della sua telecamera e dei nastri che riprendono la sua ex. Nicola soffre in silenzio, ogni tanto sbotta e si ritrova in bagno davanti allo specchio o da solo con i suoi libri a ripensare alla donna che l'ha scaricato. Sono flashback, taglienti, lancinanti, ma forse, a ben pensarci, sono solo intrusioni digitali: sì perché, Mariano sta usando il suo amico, la sua storia finita male e i suoi ricordi su cassetta per fare un altro film.

Attraverso immagini digitali non addomesticate s'insegue la continuità dell'esitenza fisica di Nicola; il materiale, di cui se n'è appropriato Mariano, non è la vita nei suoi significati visibili, ma un'espressione confusa, che appartiene ai livelli fisici e mentali profondi. Anche le parole tendono a manifestarsi in modo spontaneo fino a produrre una sorta d'alienazione che è un puro completamento delle immagini. Il digitale è assolutamente immateriale e lo spazio dell'immaginario - i presunti flashback - si restringe; le immagini di Nicola sembrano autogenerarsi e interferiscono, presentandosi indipendentemente dal soggetto. Le stesse immagini, impresse come tracce mestiche, si presentano come una nuova entità, come un film clandestino.

 

Regia: Luca D'Ascanio
Sceneggiatura: Luca D'Ascanio
Fotografia: Federico Shlatter
Montaggio: Federica Lang
Musica: Paolo Silvestri
Scenografia: Gianni Silvestri
Costumi: Livia Mucchi
Interpreti: Luca D'Ascanio (Nicola), Mariano Bartolomeu (Mariano), Paola Cortellesi (Damiana), Rosalinda Celentano (Laura), Cecilia Dazzi (Cecilia), Giorgio Tirabassi (Giorgio), Cinzia Mascoli (avv. Panti), Francesca d'Aloja (Angelica), Fabio Camilli (ispettore)
Produzione: Sorpasso Film
Distribuzione: Lucky Red
Durata: 84'
Origine: Italia, 2002

 

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