"Un mondo d'amore", di Aurelio Grimaldi

A "Nerolio", modello narrativo di controversa collocazione, risponde un'opera non allusiva ma di immediato impatto figurativo. Il dramma del giovane precede l'essenza del "profeta". "L'immoralista" guadagna in punta di piedi lo spazio scenico e abbatte, con "fendenti diaristici", l'esaltazione del presente.

In assoluta evidenza, nel Pasolini di Grimaldi, quello friulano, giovane insegnante di lettere, ma già articolista, poeta e segretario del Partito Comunista di Casarsa della Delizia, c'è già la divisione tra l'io e gli "altri", l'io chiuso nella sua dolorante solitudine e gli "altri" visti di frequente nella dimensione della festa, della domenica.

Nell'inverno del 1949, a 27 anni, Pasolini viene incriminato per corruzione di minorenni e atti osceni. Attraverso André Gide, che il maresciallo non riesce proprio a pronunciare, Pasolini si mostra con il suo lato più doloroso, quello di un giovane sensibile e fragile.  Nel  ballo del paese, flash reiterato, la festa degli "altri" si oppone alla diversità e disillusione del giovane; sarà il punto iniziale, la collettiva festosità che apre la narrazione, e quella terminale. Nei turbamenti per i giovani angeli, nel fuoco esistenziale, privato, corporeo, nasce forse la teorizzata divisione, tra i "figli", come esponenti di vita potenziale, e "padri", custodi del potere, del mondo normativo.

Il profeta deve lasciare quelle terre, perché destino di costui è la persecuzione, l'esilio,  l'essere sospettato.  Pasolini all'interrogatorio, per i presunti reati, attiva una lotta con il detto e non detto. Il profeta non sempre dice il "vero" ma solo perché in quel che afferma c'è sempre il rifiuto radicale della menzogna condivisa e, di conseguenza, l'urto inevitabile con il buonsenso generalizzato.

Anche i "compagni" gli girano le spalle: l'omosessualità, mai esplicita, è qualcosa al di fuori di quell'insieme. La battaglia di liberazione dal conformismo, la ricerca del senso autentico dell'individualità al di là da qualsiasi pastoia sociale, morale o religiosa, sembra proprio non aver bisogno di castranti bandiere.

Destinazione Roma. Nel treno Pasolini è con la madre Susanna, s'intendono solo con lo sguardo, lo zio in città troverà loro una sistemazione. Nel vagone, viaggia il microcosmo negato: un'anziana siciliana con orgoglio mostra la foto di suo figlio ammogliato al nord; due giovani sposini si abbracciano felici; alcuni militari napoletani sono lo specchio della spensieratezza. Priva di caratterizzazione, il ventaglio umano dinanzi a Pier Paolo è pura astrazione: presenze funeree imbrigliate tra frammentazioni visive.     

C'è però vita a Roma, la città è idealmente una festa gioiosa; nei campi di periferia, borgatari a dorso nudo danno calci ad un pallone e fanno palpitare il cuore umiliato, scartando per un attimo la plumbea umiliazione di un solitario.

Se la parafrasi Nerolio si colloca in uno spazio ambiguo tra la ricostruzione paratelevisiva e un po' olografica, della storia, e una divagazione visionaria della "biografia incompiuta", Un mondo d'amore è poesia in fondo alla quale rimane sempre qualcosa che sfugge alla pura logica. Nerolio è un  film a tesi, è un dramma a tappe, come una monodia in crescendo; Un mondo d'amore è il rivelamento di un fantasma: Pasolini sembra parlare solo se interrogato, evocato. Si rifugge dai classici toni biografici e dalle immagini di repertorio, punti cardini per Giordana, e il raffinato bianco e nero svela, in una forma archetipica, gli estremi pasoliniani: la calma e il travaglio, la rinascita e la rassegnazione.     

 

Regia: Aurelio Grimaldi
Sceneggiatura: Aurelio Grimaldi, Anna Maria Coglitore
Fotografia: Massimo Intoppa
Montaggio: Giuseppe Pagano
Musiche: Maria Soldatini
Scenografia: Ivana Gargiulo
Costumi: Claudia Vaccaro
Interpreti: Arturo Paglia (P.P.Pasolini), Guia Gelo (Susanna, la madre), Fernando Pannullo (Carlo Alberto, il padre), Gaetano Amato (Maresciallo dei Carabinieri), Renato Cecchetto, Mariolina De Fano, Nina Micalizzi
Produzione: Impresa Pubblici Esercizi s.r.l.
Distribuzione: Stazione Marittima S.p.a. per Gruppo Pasquino
Durata: 87'
Origine: Italia, 2002

 

   

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