"Rain", di Katherine Lindberg

Un dramma multifamiliare, di quelli sporchi e trasandati che sarebbero piaciuti a Tenessee Williams, con quel caldo che fa esplodere ogni sensazione, ogni desiderio. I luoghi aperti e sconfinati della provincia americana, atmosfere che sembrano venire dalle opere di Sam Shepard, ma che trovano la loro dimensione tragica nel corpo di Melora Walters

Mentre il cinema d'autore langue, e i cineasti di mezzo mondo cercano di raccontare le loro storie, finemente costruite, dolcemente elaborate, mescolando il politico coi sentimenti, la letteratura con il business, la commedia con la paralisi umana, il cinema americano ci segnala strane tendenze. Di un cinema che sembra aver smarrito la strada delle grandi narrazioni e cerca disperatamente di ritrovarsi in piccoli mondi, anche stereotipati, ma luoghi precisi in cui potersi riconoscere. E' il caso di questa produzione "indipendente" (sotto l'egida di Martin Scorsese), Rain, diretto da Katherine Lindberg, presentato due anni fa a Venezia 58 nella "Settimana della critica". Midwest, provincia americana, i luoghi aperti e sconfinati, atmosfere che sembrano venire dalle opere di Sam Shepard, ma che trovano la loro dimensione tragica nel corpo di Melora Walters, incredibile concentrato di angosce e perversioni familiari (già ammirata in Magnolia di Paul Thomas Anderson), che qui è la protagonista di questo omicidio di un marito infedele che apre la storia, e che sarà solo l'inizio di una serie di "terremoti" nel microuniverso della piccola città. Rain è un dramma multifamiliare, di quelli sporchi e trasandati che sarebbero piaciuti a Tenessee Williams, con quel caldo che fa esplodere ogni sensazione, ogni desiderio, in attesa di una pioggia purificatrice e tardiva. Film di elementi, la terra, il cielo, l'acqua in cui il cadavere viene ritrovato, il fuoco finale, ma soprattutto film di corpi, che si amano e uccidono con la stessa macabra semplicità. Lo sguardo della Lindberg è impietoso, lucido e descrittivo, con la severità di chi guarda con la stessa intensità emotiva un tramonto, un prato, un atto d'amore, una festa, un omicidio. Ma è questa freddezza che raggela il caldo umido proveniente dalle immagini, e scatena un gioco al massacro dove, della famiglia classica di un tempo, non restano ormai che le ceneri.  

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