"Il figlio della sposa" di Juan José Campanella
Ingravescente smemoratezza: il figlio non vuole ricordare, la sposa-madre non può. In un'Argentina distante dalle matite spezzate, la demenza neurologica tappa quella esistenziale. Commedia dei sentimenti proiettivi: nell'assenza di manierismi di condotta, è la "vicenda raccontata" ad incarnare emozioni.

Rafael ha un bel ristorante, risponde continuamente al telefono e non mette il mascarpone nel tiramisù. Troppi costi, troppi pensieri e a casa, ad aspettarlo, con la sua nuova donna c'e Zorro. L'eroe mascherato è una traccia, il pensiero dissociato, la trance degli affetti perduti. Naty, la compagna, sostituisce l'ex moglie; spesso è invisibile, si confonde tra i grattacapi giornalieri. Rafael decide con il papà di fare visita alla mamma: ha l'Alzheimer; dall'ultima volta che l'ha vista è passato un anno. La mamma riconosce nel marito il papà e nel figlio uno stupido. L'oblio precipita, la disponibilità della coscienza è compromessa e la ragnatela dei legami è sfaldata. Ingravescente smemoratezza: il figlio non vuole ricordare, la madre non può. La demenza neurologica tappa quella esistenziale. Si procede al gioco degli scambi: il papà è un bambino e vorrebbe risposarsi con la donna che ha amato in chiesa e chiede il consenso al figlio. In più, il papà conquista idealmente Naty perché sa come vivere per amore; non si ferma all'evidenza della malattia ma come un palombaro in immersione profonda trova il suo tesoro. Alle sedute preliminari, di analisi della domanda, Rafael piomba in terapia d'urto: l'amico dell'infanzia che ritorna dopo 20 anni e un infarto gli apriranno il cuore. Vicini alla morte si pensa in tranquillità. Sul set di un film Rafael è invitato da Juan Carlos che fa il "generico": l'amico gli confessa di desiderare Naty (sarà vero?) e Rafael sbotta. Non accetta il ruolo di comparsa ed entra prepotentemente in campo: la vita tracima ed entra così nella rappresentazione. Commedia dei sentimenti proiettivi: ogni evento, che riguarda direttamente i nostri eroi, è tale solo in quanto connesso alle loro azioni. No al solipsismo o al "self made man" in cui le azioni altrui acquistano solo un significato in riferimento a se stessi, fininendo inevitabilmente col pensare che gli altri, non siano altro che dei "fantasmi" della cui reale esistenza manchino prove sicure. Il regista Juan José Campanella (Bad Boy Story, The Same Love the Same Rain...) disegna con equilibrio e anche humour e senza manierismi di sorta, un personaggio che non chiede altro di scappare. Ma il film intorno a lui procede con lentezza perché i problemi si possano ben riconoscere e qualche volta desiderare. Scappare sì, ma non da tutti o da tutto, semmai da qualcuno o da qualcosa.
Titolo originale: El Hijo de la Novia
Regia: Juan Josè Campanella
Sceneggiatura: Fernando Castets, Juan José Campanella
Fotografia: Daniel Shulman
Montaggio: Camilo Antolini
Musiche: Angel Illaramendi, Ivan Wyszgrod
Scenografia: Mercedes Alfonsin
Costumi: Cecilia Monti
Interpreti: Ricardo Darin (Rafael Belvedere), Héctor Alterio (Nino Belvedere), Norma Aleandro (Norma Belvedere), Eduardo Blanco (Juan Carlos), Natalia Verbeke (Naty), Gimena Nobile (Vicky), David Masajnik (Nacho), Claudia Fontan (Sandra)
Produzione: Pol-ka Producciones, Patagonik Film Group
Distribuzione: Medusa Film
Durata: 120'
Origine: Argentina, 2002
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