"L'ultimo bicchiere" di Fred Schepisi

Riflessione sulla vecchiaia, la memoria e le infinite possibilità della vita, il film di Schepisi è una commedia malinconica che, con struttura frammentaria e continui andirivieni temporali, ricostruisce la vita di un gruppo di amici riunitisi per l'ultimo saluto a uno di loro.

Quattro amici al bar più un convitato, che non è di pietra ma di cenere e sta in un'urna funeraria. Il compito dei sopravvissuti è eseguire le ultime volontà dell'amico scomparso, che assieme a loro, tutti londinesi oltre i sessanta, tranne Vince, il figlio del defunto, che di anni ne ha quaranta, formava una di quelle compagnie che esistono solo nei film. Insieme dai tempi della guerra, Jack (il morto), Ray, Vic e Lenny si sono accompagnati per una vita intera, ciascuno con il proprio dolore, i propri segreti e la propria donna. Una di loro, Emy, la moglie di Jack, ha deciso di non assistere allo spargimento delle ceneri del marito nel mare di Margate: troppi i ricordi e troppo il dolore per il rifiuto di Jack, proprio in quella località, della figlia handicappata.

I quattro partono per il mare e mentre la linea principale procede come un road movie, con discussioni, litigi e soste impreviste, il resto del film se ne va a zonzo nel tempo per raccontare la vita di Jack e dei suoi amici. Tra una sequenza a montaggio alternato e una a montaggio analogico per collegare eventi distanti, a poco a poco conosciamo il vissuto dei quattro amici, gli eventi, drammatici o meno, che hanno creato il loro legame.

Il risultato è una commedia malinconica frammentata in mille rivoli che, in una studiata confusione tenuta assieme soprattutto grazie agli interpreti, diventa una pacata riflessione sulla vecchiaia, la memoria e le infinite possibilità offerte della vita.

Se non fosse per la struttura a puzzle, L'ultimo bicchiere sarebbe il solito film all'inglese, tutto atmosfere grigiastre e attori da urlo (da Michael Caine a Bob Hoskins, da Hellen Mirren a David Hemmings), ma non c'è neanche da stupirsi per un andamento così complicato in un film sostanzialmente corretto come questo. Dopotutto, l'andirivieni tra linee narrative non è altro che il classico meccanismo del flashback che interpreta il flusso di coscienza dei protagonisti; anche se in questo caso nessuno sembra essere l'emissario dei ricordi, ed è perciò il film stesso che, sdoganato il meccanismo di libertà spazio-temporale anche in un regista "invisibile" come Schepisi, si permette di spezzare la propria classicità (almeno a livello narrativo, non a quello stilistico) per illustrare la normalissima complessità della vita.

 

Titolo originale: Last Orders
Regia: Fred Schepisi
Sceneggiatura: Fred Schepisi, Graham Swift
Fotografia: Brian Tufano
Montaggio: Kate Williams
Musiche: Paul Grabowsky
Scenografia: Paul Cross
Costumi: Raffaella Fantàsia
Interpreti: Michael Caine (Jack), Tom Courtenay (Vic), David Hemmings (Lenny), Bob Hoskins (Ray), Helen Mirren (Amy), Ray Winstone (Vince), JJ Feild (Jack giovane), Cameron Fitch (Vic giovane), Nolan Hemmings (Lenny giovane), Anatol Yusef (Ray giovane), Kelly Reilly (Amy giovane), Stephen McCole (Vince giovane), George Innes (Bernie), Laura Morelli (June).
Produzione: Nik Powell, Elisabeth Robinson, Fred Schepisi
Distribuzione: Mikado
Durata: 109'
Origine: Germania / Gran Bretagna 2002

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