"Alla fine della notte" di Salvatore Piscicelli
Il film, solo parzialmente compiuto, ha comunque più d'un motivo d'interesse, a partire dal contrasto - ben governato dalla regia di Piscicelli - tra il "calore" derivante dalla profonda e sincera condivisione dell'autore nei confronti della materia trattata e il glaciale distanziamento tipico di tanto suo cinema

E' sempre la stessa storia, quando ci si confronta con un film di Salvatore Piscicelli: è come se, più di vent'anni dopo, il talentuoso regista partenopeo stesse ancora "pagando le conseguenze" del suo folgorante esordio Immacolata e Concetta, autentico pugno nello stomaco del cinema italiano di inizio anni Ottanta assieme a quell'altro capolavoro proveniente da Napoli che è Ricomincio da tre di Massimo Troisi.
Anche stavolta, infatti, di fronte a un film comunque non totalmente compiuto - ma è probabile che Piscicelli lo abbia "pensato" proprio così - com'è Alla fine della notte, la mente ritorna quasi automaticamente a ciò che il cineasta nativo di Pomigliano d'Arco seppe produrre agli esordi della sua carriera: a quel cinema doloroso e intimamente violento, freddissimo eppure incandescente.
Ciò premesso, il film ben interpretato da un attore febbrilmente sensibile come Ennio Fantastichini ha più d'un motivo d'interesse, a partire dal contrasto - ben governato dalla regia di Piscicelli - tra il "calore" derivante dalla profonda e sincera condivisione dell'autore nei confronti della materia trattata e il glaciale distanziamento tipico di tanto suo cinema (si pensi, qui, ai toni "metallici" della fotografia, alle sonorità jazz della colonna sonora e, soprattutto, ai dialoghi platealmente letterari e "anti-realistici"): dicotomia tra "viscere" e mediazione intellettuale che in diversi momenti sa produrre emozione autentica.
Non sempre, nel corso del duplice viaggio (sia interiore che concretamente condotto dal Nord al Sud della Penisola, con inevitabile approdo all'ombra familiare del Vesuvio), gli esiti sono, però, altrettanto felici, nonostante il grande impegno del regista e del suo attore protagonista nel far luce sui tanti demoni del loro - perché il carattere principale "appartiene" a entrambi - personaggio.
Regia: Salvatore Piscicelli
Sceneggiatura: Salvatore Piscicelli
Fotografia: Saverio Guarna
Montaggio: Salvatore Piscicelli
Scenografia: Rossella Guarna
Costumi: Nicoletta Taranta
Interpreti: Ennio Fantastichini (Bruno), Ida Di Benedetto (zia Celeste), Stefania Orsola Garello (Fiamma), Roberto Herlitzka (lo psicologo), Ricky Tognazzi Elena Sofia Ricci, Anna Ammirati, Toni Bertorelli
Produzione: Enzo Gallo per Centrale D'Essai
Distribuzione: Minerva Pictures
Durata: 95'
Origine: Italia, 2002
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