"Ehrengard" di Emidio Greco

Esce nelle sale il film che Emidio Greco ha realizzato nel 1982, tratto dal romanzo di Karen Blixen e ambientato nel Settecento

In un Settecento algido e compunto, quanto d'altra parte attraversato da sotterranee pulsioni autodistruttive, un pittore dalle pose dongiovannesche e la vis di una Casanova, tenta di ipostatizzare la propria capacità di seduzione al di là del tempo fugace in cui per definizione si consuma la fiammella del fascino fugace dei rubacuori. Conquistare dunque, ma senza toccare, sfiorare, violare la freschezza della giovane Ehrengard, figlia di una stirpe guerriera e già promessa ad un ufficiale di cavalleria, damigella di Ludmilla, consorte colpevolmernte gravida prima delle nozze del principe Lotario, erede al trono del piccolo, artefatto principato di Fugger - Babbenhausen. E' insomma il tentativo di vincolare definitivamente l'altro alla propria volontà di conoscenza, rovistare in ogni angolo della sua mente per sperimentare limiti e conflitti del processo di emancipazione della morale dalla contingenza, ridurre ad oggetto astratto quanto di più materiale è rinvenibile nella vita degli uomini: la relazione tra due corpi, la loro conoscenza carnale.

Seguendo questa traccia ideale già presente nel libro di Karen Blixen da cui il film è tratto, Greco tenta di costruire una partitura visuale di impercettibili ma continui movimenti dell'anima, un vibratile spartito sull'intrecciarsi di affinità ben poco elettive. Il dato letterario si dà in una pittoricità dell'immagine levigata e rarefatta, seguendo anche stilisticamente il dettato di Cazotte, di imprigionare nella tela il flusso vitale di una bellissima vergine di stirpe guerriera. L'estenuato incedere del marchingegno da lui creato, riesce, nonostante la lentezza del ritmo, a sfuggire la trappola di un decorativismo con poca sostanza, lasciando che sia il conflitto tra arte e vita, il tentativo, perdente, da parte del pittore di inglobare la prima nella seconda, ad impregnare l'intera architettura del film.

L'imprevedibile, impoderabile possenza del reale penetra e sconfigge Cazotte, questo pittore concettuale attratto dal morbo dell'art pour l'art,  distrugge ed umilia la sua stessa vocazione di cospiratore, riducendolo al silenzio ed all'esilio dalla cose umane nell'ultimo dei tre quadri che scandiscono il film, lasciandolo inebetito di fronte alla manifestazione di quel divenire che pensava di poter organizzare e gestire a proprio piacimento.

 

Regia: Emidio Greco
Sceneggiatura: Emidio Greco e Enrico Filippini dal romanzo di Karen Blixen
Fotografia: Giuseppe Lanci
Montaggio: Gino Bartolini
Musica: Wolfgang A. Mozart
Costumi: Lia Morandini
Interpreti: Jean-Pierre Cassel (Wolfgang Cazotte), Audrey Matson (Ehrengard), Lea Padovani (Granduchessa di Fugger-Babenhal), Alessandro Haber (Matthias), Christian Borromeo (Principe Lotario), Catherine Jarret (Principessa Ludmila), Caterina Boratto (Contessa Von Gassner), Patrizia De Clara (Lispeth), Odino Artioli (Kurt)
Produzione: Enzo Porcelli per Raiuno e Antea Cinematografica
Distribuzione: Keyfilms
Durata: 96'
Origine: Italia, 1982

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