"The Italian Job" di F. Gary Gray

Gray con The Italian Job riesce con estrema maestria a rendere claustrofobici gli spazi esterni, da Venezia alle strade innevate austriache a Los Angeles, possedendo quella grazia ambigua dell'ultimo Wyler ("Come rubare un milione di dollari e vivere felici") e rifacendosi a quell'ossessivo cinema del pedinamento di Friedkin

 

Escono insieme nella stessa settimana due film diretti dallo stesso autore F. Gary Gray. The Italian Job e Il risolutore infatti contengono dentro di sé quel denudamento allo stato puro dell'action-movie, giocando su un montaggio serrato, sul controcampo che producono la continua "vertigine del ritmo". The Italian Job, remake di Un colpo all'italiana (1969) di Peter Collison con Michael Caine protagonista, vede come personaggi principali una banda di ladri formata da Charlie (Mark Whalberg), dal genio del computer Lyle (Seth Green), dall'autista Handsome Rob (Jason Statham), dall'esperto di esplosivi Left-Ear (Mos Def) e dall'esperto scassinatore di cassaforti John Bridger (Donald Sutherland) Questi, dopo aver sottratto un quantitativo enorme di lingotti d'oro da un palazzo veneziano, vengono traditi e derubati da un complice interno al gruppo, Steve (Edward Norton). Nel film, basato sulla scrittura sempre bilanciata tra azione, thriller e commedia di Donna e Wayne Powers (gli stessi sceneggiatori di Blu profondo di Harlin), interviene a questo punto la figura di Stella (Charlize Theron), figlia d'arte di John Bridger, ucciso durante l'agguato di Steve, che decide di unirsi alla banda di Charlie per recuperare la refurtiva e unirsi al padre. Gray con The Italian Job riesce con estrema maestria a rendere claustrofobici gli spazi esterni, da Venezia alle strade innevate austriache a Los Angeles, possedendo quella grazia ambigua dell'ultimo Wyler (Come rubare un milione di dollari e vivere felici) e rifacendosi a quell'ossessivo cinema del pedinamento di Friedkin. Non a caso The Italian Job e The Hunted hanno in comune quella tendenza a stare addosso alla preda, a creare continui ribaltamenti dove il soggetto inseguito è al tempo stesso quasi catturato o provvisoriamente scomparso. Si ha spesso la sensazione provvisoria di un'invisibilità sia della banda di Charlie, nel momento in cui incaricano Stella di far finta di sedurre Steve facendola spacciare per un'addetta alle riparazioni delle antenne e in quello in cui Lyle gestisce con un computer i semafori stradali di Los Angeles creando incidenti tra auto, sia di Steve nel momento in cui la banda di Charlie si mette sulle loro tracce. Gray sa come creare e consumare la tensione, sempre con un'efficacia estrema ed invidiabile già presente in quel sottovalutato grande film rappresentato da Il negoziatore, in cui il regista sembra rifarsi alla lezione del miglior Lumet nel contrasto opposizione tra il dentro e il fuori, tra l'esterno e l'interno. Il modello di Lumet era ovviamente più presente in Il negoziatore dove il riferimento immediato era rappresentato da Quel pomeriggio di un giorno da cani mentre in The Italian Job è presente quell'intimità paterna e generazionale di Sono affari di famiglia. John è infatti per Charlie una sorta di padre adottivo. Steve è invece il figlio negato, colui che avrebbe voluto essere come Charlie ma che non viene tenuto in considerazione ed è per questo che si vendica. C'è un momento, in Austria, in cui Steve guarda alla complicità tra John e Charlie, che crea in lui una maggiore frattura/allontanamento col resto del gruppo.

Gray accenna alle motivazioni dei personaggi ma, intelligentemente, non ci si sofferma. La sua opera è di invidiabile essenzialità, dirompente nelle scene d'inseguimento (dai motoscafi per i canali di Venezia alle tre Mini - altro personaggio invisibile del film - guidate dai membri della banda di Charlie che entrano all'interno di una stazione della metropolitana) e capace di creare lineari traiettorie verticali come nella scena della rapina dei lingotti d'oro o della fuga delle tre Mini controllate a vista da Steve da un elicottero. Il controcampo diventa così principio teorico fondamentale, supportato da una ricchezza visiva dove ogni piano non appare però mai debordante ma sempre funzionale, sempre al servizio di una storia alla cui riuscita contribuiscono una squadra di attori - Mark Whalberg, Edward Norton, Charlize Theron - in gran forma.

Titolo originale: The Italian Job
Regia: F. Gary Gray
Sceneggiatura: Donna Powers, Wayne Powers ispirata a quella di "Un colpo all'italiana" (1969) di Peter Collison
Fotografia: Wally Pfister
Montaggio: Richard Francis-Bruce
Musica: John Powell
Scenografia: Charles Wood
Costumi: Mark Bridges
Interpreti: Mark Whalberg (Charlie Crocker), Charlize Theron (Stella Bridger), Edward Norton (Steve Frezelli), Donald Sutherland (John Bridger), Jason Statham (Handsome Rob), Srth Green (Lyle), Mos Def (Left Ear), Franky G (Wrench), Christina Cabot (Christina Grieco)
Produzione: Donald De Line per De Line Pictures/Working Title Films/Studio Canal/Paramount Pictures
Distribuzione: U.I.P.
Durata: 111'
Origine: Usa, 2003

 

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