"Holes-Buchi nel deserto" di Andrew Davis

Holes pare quasi sfuggire alla legge temporale dell'attualità per scartare di due, tre livelli e imprimere sulla carne della scena un susseguirsi di salti che si infrangono contro la fisicità asincrona della Arquette (protagonista del flasback ottocentesco in cui viene accennata la sua vita di fuorilegge) e quella ancestrale della leggenda.

E' un ritorno al cinema migliore di Davis Holes, penalizzato da una distribuzione estiva frettolosa e sbrigativa. Dimenticato il tono roboante e gonfio di Danni collaterali, in quest'ultima opera il regista procede per veloci ed intensi ritorni all'atmosfera ludica e sottilmente angosciante del Fuggitivo (il protagonista immerso in una storia più grande di lui, condannato ingiustamente a scavare nel deserto delle grosse buche per trovare un tesoro nascosto), immergendola in un continuo viavai di corpi arsi dalla calura del set (quello incredibile e sempre meno riconoscibile di Jon Voight, ma anche quello sempre ambiguo della Weaver, che qui pare essersi sdoppiata in un ruolo da sempre dominio dell'interprete maschile), e da una indecisione costante a privilegiare una sola linea temporale. In questo frangente infatti Holes pare quasi sfuggire alla legge temporale dell'attualità per scartare di due, tre livelli e imprimere sulla carne della scena un susseguirsi di salti che, funzionali allo srotolamento del racconto (la lezione del Manckiewitz anni 50'), si infrangono contro la fisicità asincrona della Arquette (protagonista del flasback ottocentesco in cui viene accennata la sua vita di fuorilegge) e quella ancestrale della leggenda, qui rappresentata dall'antica maledizione che mette in moto ogni spunto narrativo. Davis non fa differenze tra corpi di ieri e corpi di oggi, amalgama ogni porzione di spazio all'interno di una mescolanza formale in cui pare quasi richiamarsi al miglior cinema di Sayles (Lone Star soprattutto, con l'incrocio tra dimensione reale e mitica del presente), con un'idea sempre precisa del rapporto spaziale tra un personaggio e l'altro, e soprattutto con una tendenza niente male ad affollare il campo di tanti segni nello stesso tempo, quasi a voler produrre uno sguardo doppio, triplo sulla storia, chiudendo così ogni possibilità di letture definitive. Produce la Disney, ma il tono (nonostante le apparenze) è tutt'altro che tranquillo ed edificante.

Holes

Regia: Andrew Davis

Soggetto: Louis Sachar

Sceneggiatura: Louis Sachar

Fotografia: Stephen ST.John

Musiche: Joel McNeely

Montaggio: Thomas J.Nordberg, Jeffrey Wolf

Scenografia: Maher Ahmad

Costumi: Aggie Guerard Rodgers

Interpreti: Sigourney Weaver (Guardiana Louise Walker), Jon Voight (Mr. Sir), Tim Blake Nelson (Dott.Pendanski), Shia Labeouf (Stanley Yelnats/Caveman), Khleo Thomas (Zero/Hector Zeroni), Jake M. Smith (Alan "Squid) Byron Cotton (Theodore "Armpit")

Produzione: WALT DYSNEY PICTURES, WALDEN MEDIA, PHOENIX PICTURES, GREEN LAKE PRODUCTIONS, CHICAGO PACIFIC ENTERTAINMENT, BLUE RIDER PICTURES

Distribuzione: Buena Vista International Italia

Durata: 117'

Origine: USA, 2003

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