"Due cavalieri a Londra" di David Dobkin
Il miglior regista/metteur en scene di se stesso è proprio Chan, in grado di dettare i ritmi interni della composizione scenica e di lanciarsi letteralmente lungo superfici sceniche che non sono mai date per intero.
Ancora Jackie Chan, sempre più polo d'attrazione di una riflessione filmica che lo vede corpo/tipo ormai, e ancor di più vero personaggio riciclabile di film in film. Dopo le apprezzabili contorsioni neoclassiche de Lo smoking, eccolo nel seguito di Pallottole cinesi, stavolta lanciato in furibonde mischie che hanno luogo nell'Inghilterra dell'800. E' questo allora la nuova dimensione temporale che ospita la fisicità di Chan (qui assetato di vendetta e intenzionato a punire l'omicida del padre), questo il contorno di un set ricostruito in cui però si attua una divertente fusione tra le acrobazie danzanti dei corpi in campo e le linee di una scenografia sì presente, ma mai asfittica e ingombrante. Dobkin non si sente più di tanto, proprio perché, abbiamo già avuto modo di dirlo, il migliore regista/metteur en scene di se stesso è proprio Chan, in grado di dettare i ritmi interni della composizione scenica (non soltanto a livello muscolare, ma anche su registri che oscillano continuamente tra la commedia e l'azione), e di lanciarsi letteralmente lungo superfici sceniche che non sono mai date per intero (la visibilità del corpo a corpo è esattamente l'altra faccia del racconto del film, che ondeggia tra il percorso di formazione e l'accumulo di tensione per il telefonato finale), proprio perché vera anima pulsante dell'intero corpus visivo. Si tratta infatti di un cinema sempre più incline al libero gioco pulsionale con gli elementi immediatamente fisici del racconto, plasmati per l'appunto in forme che si replicano (Chan all'interno di un orizzonte storico passato possiede l'eleganza e un dinamismo appunto a-temporali, dunque utilizzabili in ogni contesto), dando luogo a momenti di discontinuità assolutamente imperdibili (il passaggio dall'intenzionalità della vendetta, alla ineluttabilità della farsa irrompente subito dopo), che riconciliano la buffoneria con la tragedia, dando vita ad un impasto visivo tutt'altro che banale.
Shanghai Knights
Regia: David Dobkin
Soggetto: Alfred Gough, Miles Millar
Sceneggiatura: Alfred Gough, Miles Millar
Fotografia: Adrian Biddle, Harvey Harrison
Musiche: Randy Edelman
Montaggio: Malcolm Campbell
Scenografia: Allan Cameron
Costumi: Anna B. Sheppard
Interpreti: Jackie Chan (Chon Wang), Owen Wilson (Roy O'Bannon), Fann Wong (Chon Lin), Donnie Yen (Wu Yip), Aaron Johnson (Charlie Chaplin), Aidan Gillen (Rathbone), Tom Fisher (Artie Doyle), Constantine Gregory (Sindaco di New York), Gemma Jones (Regina Vittoria), Alison King (Prostituta)
Produzione: TOUCHSTONE PICTURES, SPYGLASS ENTERTAINMENT, ROGER BIRNBAUM PRODUCTIONS, JACKIE CHAN FILMS LIMITED, STILLKING
Distribuzione: Buena Vista International Italia
Durata: 114'
Origine: Cecoslovacchia/Gran Bretagna/USA. 2003
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