Box Office USA


La Paramount si è giocata la sua carta per entrare nel mondo dell'animazione: dopo il successo di Despicable Me della Universal, l'egemonia della Pixar e della Dreamworks ha dato l'impressione di poter essere attaccata. Il suo Rango ha conquistato subito la vetta e ha collezionato quasi quaranta milioni, grazie al nome di Johnny Depp. Se non gli farà difetto la tradizionale longevità di titoli simili, la major potrà dire di aver messo un piede in un campo che difficilmente accetta gli estranei.

L’estate scorsa, il successo di Despicable Me aveva rotto un argine che sembrava indistruttibile. Il film della Universal aveva incassato più di duecento milioni di dollari e aveva dimostrato che era possibile rompere l’egemonia imposta dalla Pixar e dalla Dreamworks nel mondo dell’animazione. Fino a quel momento, le due major avevano regnato incontrastate, appena infastidite dal Blue Sky Studios della saga di Ice Age. Inevitabilmente, la strada segnata dalla Universal è stata subito seguita da altri concorrenti: la Warner Bros. ci ha provato con il fallimentare The Owls of Ga’Hoole, mentre la Paramount si è lanciata adesso nella corsa. Il suo Rango ha conquistato immediatamente la vetta della classifica: il dato è confortante e l'incasso iniziale è adeguato alle aspirazioni. Il suo metodo somiglia molto a quello della Dreamworks: per dare la voce ai personaggi, la produzione ha collezionato un consistente numero di star, che comprende i nomi di Johnny Depp, Abigail Breslin e Alfred Molina. Il risultato ha avvicinato i quaranta milioni di dollari, che rappresentano una meta accettabile: Despicable Me esordì con cinquantasei milioni e il divario tra i due dovrebbe allargarsi nelle prossime settimane. Se non gli farà difetto la tradizionale longevità dei titoli d’animazione, Rango dovrebbe avvicinare i centocinquanta milioni complessivi: a quel punto, la Paramount potrà dire di aver messo almeno un piede in un panorama che difficilmente accetta gli estranei. Tanto per cominciare, Rango si è portato a casa lo scalpo di Matt Damon, che non ha sfondato con The Adjustement Boureau: il film d’esordio dello sceneggiatore George Nolfi è tratto da un racconto di Philip K. Dick, ma non ha raggiunto gli stessi livelli di altri precedenti adattamenti del celebrato scrittore di fantascienza. Se non si volesse citare un blockbuster come Minority Report di Steven Spielberg, basterebbe ricordare che anche Total Recall di Paul Veroheven fece meglio nel lontano 1990: i suoi numeri sono superiori persino senza dover ricorrere a dei difficili calcoli sull’inflazione… Contrariamente alle attese, The King’s Speech non ha sfruttato il traino del trionfo alla notte del Kodak Theatre: il film con Colin Firth è in classifica da quasi quattro mesi e probabilmente i suoi centoventi milioni rappresentano già il suo sforzo massimo: chi doveva andare a vederlo, ha provveduto prima che venisse premiato dall’Academy. Dopo un ottimo debutto, Unknown si è fermato intorno ai cinquanta milioni: Liam Neeson non è riuscito a ripetere l’exploit di Taken e il suo tentativo di diventare una star dell’action ha subito una seria battuta d’arresto. Adam Sandler non ha deluso nemmeno stavolta: con un passo lento ma costante, il suo Just Go With It si è ulteriorimente avvicinato ai cento milioni e ha rafforzato l’affidabilità del comico americano, che tempo fa era stata intaccata dall'imprevisto flop di Funny People. Dopo due mesi assai stentati, il 2011 deve aggrapparsi alle poche certezze che gli sono rimaste: il divario con le entrate degli anni precedenti resta molto forte e l’unico sforzo possibile in questo momento è quello di limitare i danni, in attesa che qualche offerta rinnovi l’appeal del mercato.

 

 

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