Box Office USA


L'entusiasmo del Memorial Day è rapidamente sfumato. Il calendario ha consegnato il primo blockbuster zoppicante dell'estate. X-Men: First Class non ha sfondato e ha tradito le attese: il Dottor Xavier e Magneto hanno esordito con meno di sessanta milioni e hanno fatto peggio di Thor. Il brand dei mutanti creati da Stan Lee è in ribasso: dopo la trilogia ufficiale, nemmeno Wolverine aveva incantato. The Hangover Part II ha rellentato sensibilmente, ma è ormai vicino a sfondare il muro dei duecento milioni totali.

Il mercato americano è tornato con i piedi per terra. L'entusiasmo del Memorial Day è stato rapidamente disinnescato dall'ultimo week-end, che non ha rispettato tutte le attese della vigilia ed ha lanciato un blockbuster zoppicante. X-Men: First Class è il secondo marvel-movie dell'anno e non ha dato seguito all'exploit di Thor: anzi, laddove il film di Kenneth Branagh aveva sorpreso benevolmente, il debutto del giovane Dottor Xavier e del suo amico/nemico Magneto ha mancato i suoi obbiettivi. Il titolo della Fox ha esordito con meno di sessanta milioni di dollari ed è andato sotto rispetto al Dio del Tuono, che aveva aperto con dieci milioni in più. X-Men: First Class dovrebbe chiudere intorno ai centocinquanta milioni finali: una cifra che lo condannerebbe al rango di superhero-movie minore, sullo stesso livello di conclamati flop come The Incredibile Hulk e Daredevil. Per quanto riguarda il franchise dei mutanti creati da Stan Lee, il suo andamento si dimostra condizionato da un ribasso: dopo la trilogia di Brian Synger e di Brett Ratner, anche i numeri di Wolverine non avevano incantato. The Hangover Part II ha concretamente avvicinato i duecento milioni di dollari: se il primo capitolo era stato trainato da un prepotente passaparola, il suo sequel si è comportato come tutti i blockbuster. Le disavventure thailanedesi di Zach Galifianakis e il suo WolfPack hanno accumulato tutto il bottino nei primi giorni di programmazione e poi hanno sensibilmente rallentato. La brusca frenata ha compresso la corsa verso i trecento milioni finali: tuttavia, il brand ha sfoderato un altro strepitoso trionfo, consolidato da entrate internazionali che hanno sconfessato la tradizionale scarsa traducibilità delle commedie americane. Il secondo week-end ha confermato le difficoltà di Kung Fu Panda: il nuovo kolossal d'animazione della Dreamworks non può definirsi un buco nell'acqua, ma ha già diciassette milioni di svantaggio rispetto al primo tentativo. Nella migliore delle ipotesi, Pu manterrà il suo pubblico di base: il progetto di trovare un personaggio che sostituisse Shrek è fallito. In ogni caso, la Dreamworks mantiene un considerevole vantaggio rispetto alle nuove major che cercano di invadere il suo territorio: allo stesso tempo, ha perso molto terreno rispetto alla Pixar. Da How to Train Your Dragon in poi, lo studio è entrato in una fase di debolezza. Midnight in Paris guadagna altri schermi e mantiene una media invidiabile: il nuovo film di Woody Allen dovrebbe superare con facilità i dieci milioni complessivi, un dato che negli ultimi dodici anni si è ripetuto solo quattro volte. The Tree of Life di Terrence Malick è confinato su venti schermi e ha la media per sala più alta della classifica: finora, gli Stati Uniti gli hanno dato un sudatissimo milione.

 

 

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