VENEZIA 59 - "Nha Fala" di Flora Gomes (Concorso)

Colorata e leggera commedia musicale, che attraverso il percorso della giovane africana Vita, esprime l'energia positiva di un continente impegnato a ritrovare la propria voce. Affrontando allegramente la "necessità" della morte e il bisogno di rinascita.

Il giallo e il rosa che colpirono il Pasolini-Edipo quando si spinse in Marocco per distruggere le proprie radici (paterne razionali borghesi,) sono gli stessi che dominano Nha Fala. Ancora più forti perché la Guinea Bissau da cui proviene Flora Gomes è più vicina al ventre umido della Madre Africa origine di Vita, la protagonista, che il padre naturale non l'ha neanche conosciuto e quello "ideale" è un busto (unico corpo inanimato del film) che soltanto alla fine troverà una collocazione.

Partendo da qui il viaggio che compie Vita è inverso, va da sud verso nord, a Parigi, per rompere il leggendario cordone "primitivo, animista" ereditato dalle donne della sua stirpe: non cantare mai (nha fala in creolo portoghese significa la mia voce). I contrasti e le scissioni non si risolvono negli accecanti bagliori di morte ma si sciolgono nel sorriso e nella voce della bellissima Fatou N'Diaye, che non "uccide" per annientare ma per avviare il ciclo di rinascita.

Nell'opera di Flora Gomes riesce quell'unione tra la linearità occidentale-cristiana e la ciclicità naturale rappresentata attraverso il funerale del vecchio vicino di casa di Vita Sonho (morto nel sonno ma anch'egli pronto a rinascere), che per Edipo (essenza della nostra cultura) risulta persa nell'eterna cecità.

Nha Fala traspone la speranza-poetica del regista guineano di trovare un equilibrio tra i due volti dell'Africa, continente "sospeso tra il peso delle origini e la forza dei suoi desideri, fra colonizzazione e indipendenza, fra tradizione e modernità". Flora Gomes disegna un percorso equilibrato e intriso di senso che trova la sua forma nell'aristotelica perfezione circolare. Contemporaneamente prova a gettare un ponte culturale tra (ex) colonizzati e colonizzatori, in perfetta armonia con la colonna sonora di Manu Dibango, in cui si uniscono ritmi afro e sonorità mediterranee, e con il volto della franco-senegalese Fatou N'Diaye (infatti Vita si innamora del musicista parigino Pierre). Ma se questa commedia musicale contrasta splendidamente con il bianco e la tragicità della Lilja di Moodyson o delle giovane recluse irlandesi di Peter Mullan viste finora al Lido, ai nostri occhi non riesce ad essere più di una allegra e colorata favola.

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