VENEZIA 59 - Incontro con Salma Hayek

L'attrice messicana presenta "Frida", il film d'apertura della Mostra, dedicato alla grande pittrice messicana Frida Kahlo.

La sala stampa è gremita. Sono le 15:20 e ancora non si vede nessuno all'orizzonte. Improvvisamente, accompagnato dall'inconfondibile voce della speaker della Mostra, inizia a farsi strada il variopinto gruppo dei realizzatori e degli interpreti di Frida, l'atteso film d'apertura della 59ªedizione del Festival. Sorvegliata dietro le quinte dallo sguardo del felliniano boss della Miramax, Harvey Weinstein, Salma Hayek è la prima a raggiungere il proprio posto, quasi ansiosa di esporsi al fuoco di fila della stampa internazionale. Frida è una sua creatura, un sogno lungamente accarezzato da quando, ancora adolescente, si affezionò alla pittrice simbolo del popolo messicano. Piccolissima di statura ma con uno sguardo fiammeggiante che lascia trasparire la grande energia e la determinazione da cui è animata, la Hayek ha subito catalizzato l'attenzione lanciandosi nel racconto di quella che ha definito la "più grande esperienza che abbia vissuto sinora". 'Esperienza' da lei coltivata con grande perseveranza negli ultimi sette anni, nella speranza di riuscire a far decollare un progetto familiare agli executives di Hollywood da circa venti anni ma mai seriamente preso in considerazione. "Sono stati anni intensi, spiega l'attrice messicana, durante i quali ho avuto la fortuna di incontrare Harvey Weinstein,la prima persona che ha creduto davvero  in Frida, garantendomi la sicurezza di poter procedere nel lavoro,  lasciandomi libera di occuparmi della ricerca degli attori e di supervisionare lo script". "Weinstein ha avuto inoltre la felice intuizione di trovare una regista dalla spiccata sensibilità artistica come Julie Taymor che è riuscita a cogliere perfettamente lo spirito di Frida,  bilanciando con intelligenza la componente artistica con quella umana e quella politica". "Nella costruzione del personaggio di Frida -prosegue la Hayek - sono stata molto aiutata dalle suggestioni che provengono dalle sue tele che, essendo ognuna un  racconto autobiografico, mi hanno permesso di entrare in contatto con il suo spirito. Al contrario dei personaggi che ho interpretato finora, dei quali ci si libera non appena si concludono le riprese, Frida ormai è entrata a far parte di me". Non paga di illustrare la semplice genesi del film, l'attrice messicana ha fornito anche la sua chiave di lettura del film, sostenendo che "come  Amadeus di Milos Forman era un biopic  costruito intorno al tema centrale dell'invidia (tra Mozart e Salieri), Frida si serve dei suoi straordinari personaggi e del background politico-culturale dell'epoca per raccontare una storia di amore incondizionato (quello tra Frida e Diego Rivera)".  Con queste parole la Hayek si è congedata dal palcoscenico veneziano, interrotta dalla repentina conclusione della conferenza stampa. Niente male per una persona considerata fino a cinque minuti prima dell'inizio semplicemente un corpo da fotografare e da esibire come manifesto della sensualità latina nel mondo.

 

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