VENEZIA 59- "Poniente" di Chus Gutièrrez (Controcorrente)

Regista di origini andaluse e giramondo, Chus Gutiérrez nel suo film eleva un piccolo paese della Spagna meridionale a simbolo dell'occidente contemporaneo.

La Isla, è un paesino della Spagna meridionale a cui Lucia fa ritorno dopo otto anni in occasione del funerale del padre. È una terra quasi desertica, battuta dai venti, chiusa dal Mediterraneo da una parte e da un mare bianco, di plastica, dall'altra. Quindi un po' come il Lido, dove per trovare apertura e immensità bisogna salire a bordo del K-19 e sprofondare negli abissi della Bigelow. Qui Lucia ritrova la società da cui era fuggita, in cui le donne hanno il culto della famiglia e i maschi soltanto quello del denaro; guadagnato sfruttando la clemenza del sole (che sotto le serre fa maturare i pomodori anche tre volte l'anno) e il lavoro di chi, se non è stato inghiottito da un mare attraversato per sopravvivere, finisce nell'altro. Ma se si hanno dei valori (e degli amori) non si riesce a fuggire di fronte alle difficoltà (per approfondimenti vedere ancora la Bigelow/K-19...), anzi è inevitabile affrontarle fino in fondo; e Lucia è donna e madre che non vuole sottomettersi.

A La Isla aveva già fatto ritorno anche Curro, altro diverso, cresciuto in Svizzera come tanti altri indigeni  volta emigrati per cercare lavoro, che ora insegue il sogno di aprire un bar, da chiamare "Poniente",  dove sia possibile incontrarsi senza pregiudizi. Le vite dei due protagonisti si rianimano strada facendo per costruire un classico melodramma che toglie forza ad un film comunque coraggioso ma che ha in se "materiale umano"  inespresso molto più sovversivo. Facendosi trasportare dalla storia d'amore la Gutiérrez toglie spazio ad un mondo circostante meticcio (berberi, sahariani, centrafricani), colorato da lingue, riti, culture diverse ma allo stesso tempo unite da un'amore "universale" che banalizza quello "da film".

Come ci ha suggerito Flora Gomes "per cambiare è necessario osare di più", anche se Poniente è, insieme al meraviglioso Vendredi soir di Claire Denis, il film europeo più vitale e positivo tra quelli visti sinora. Se con la forma non si discosta del tutto dalle convenzioni, Chus Gutiérrez lo fa nei contenuti e, soprattutto nella forza che mette nei suoi personaggi ("stranieri" anche nel cinema). Non c'è bisogno di recidere le proprie radici (fuggire?) per camminare; chi sfida il mare in tempesta anche su un gommone, non si arrende di fronte ai "bar bar" violenti di coloro che ricreando "notti dai lunghi coltelli" finiscono per uccidere soltanto il nostro futuro. Ma dopo le botte, il sangue, le fiamme...c'è l'alba.

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