VENEZIA 59- "The missing gun" di Lu Chuan

Al suo primo film, Lu Chuan prova a descrivere tutta la Cina contemporanea con maniere occidentali. Il risultato è un'opera(zione?) incompleta, alla ricerca di uno stile, veloce e superficiale come un videoclip, ma retta dalla bravura di Jiang Wen.

Il primo film di Lu Chuan si è fatto grazie alla presenza di Jiang Wen, già protagonista con la presidente di giuria Gong Li di Sorgo Rosso, il primo successo internazionale di Zhang Yimou, nonché regista di Devils on the Doorstep che nel 2000 ha vinto a Cannes il Grand Prix. Una volta trovata la disponibilità di Wen ad interpretare il ruolo principale, Chuan si è potuto permettere anche Ning Jing, (Fino all'ultimo fuoco) e la Columbia Asia come finanziatore.

Il film è la storia di Ma Shan, di mestiere poliziotto, che si risveglia dopo una serata alcolica al matrimonio della cugina e non trova più la sua pistola. Preso dal panico, dovuto alla gravità dell'accaduto in un paese che vieta il possesso dell'arma e al fatto che senza non è niente altro che un uomo qualunque, Ma Shan inizia una ricerca forsennata. Durante le indagini tra gli invitati alla festa, incontra anche il suo amore di gioventù Li Xiaomeng, che dopo anni di assenza si è fidanzata con il ricco contrabbandiere di liquori Zhou Xiaogang e nella cui casa viene uccisa con la pistola scomparsa. Da qui alla crisi professionale del poliziotto (lasciato in mutande dai suoi superiori, finisce in carcere come sospettato) si aggiunge quella esistenziale (legata al ricordo dell'amore per Li e all'incapacità di essere padre e marito), e la mente di Ma Shan diventa un calderone di pensieri legati dall'ansia del ritrovare di cui lo spettatore è continuamente informato.

Con uno stile vicino allo Zhang Yimou più "moderno", tramite la confusione nella testa di Ma Shan, che vede/ prevede/ stravede avendo perso la cognizione dello spazio e del tempo, Lu Chan prova a mostrarci la realtà della Cina contemporanea costruendo un itinerario ricco di simboli (il cui peso è affidato soprattutto ai personaggi), che noi vediamo attraverso gli occhi e i pensieri "dell'uomo medio". All'indagine sociologica (nuovi yuppies ricchi, vecchi reduci poveri, potere corrotto e severo etc. etc.) si unisce quella morale, con il ritrovamento nel finale dell'eroismo/pistola/cognizione da parte del cinese contemporaneo che per Lu Chuan "non è povero e sporco come si vede nei film underground" dei suoi connazionali ma "deve far fronte a tante responsabilità". Nel suo vagare affannoso Jiang Wen (grandissimo) porta anche la ricerca di uno stile cinematografico che lascia in sospeso ogni giudizio. L'evoluzione del trentenne ex traduttore dell'esercito, che ha creato anche un sito cinematografico per filmaker, dirà se The missing gun è soltanto un film (piacevole) frutto dell'apertura "dall'alto" verso il capitalismo (globalizzazione), oppure l'inizio, tra immagini accelerate e rallentate, di una ricerca più profonda.

 

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