VENEZIA 59- "Mizu no Onna" (Woman of Water) di Hidenori Sugimori (Settimana della critica)

La necessità di una bellezza che sia amorevole e consolatrice come una madre è il segno più nitido di una regia femminile, quella di Hidenori Sugimori, che infonde alle immagini un sentimento ai limiti dell'estetismo ma tuttavia umano e pietoso.

 "Gli esseri umani non sono puri, sono creature corrotte che continuano a sporcarsi. Se solo si potesse lavar via il loro passato come si lava via lo sporco..." La ricerca di una purezza interiore che rispecchi la pulizia del corpo è il fine di Ryo, gestrice di un bagno pubblico, capace di particolari capacità taumaturgiche. Nei momenti cruciali della sua esistenza Ryo attira su di sé una pioggia grondante alla quale soggiace soggiogata dalle proprietà catartiche dell'acqua. Come l'acqua lei è pronta ad accogliere e levigare, ad ammorbidire e lavare, ad integrare nel suo mondo anche i soggetti più distanti, come Yusaku, giovane piromane in fuga dalla polizia. Quello che si compie tra loro è, infatti, l'incontro tra due elementi, l'acqua e il fuoco, opposti e complementari, che inseguono un'armonia con la terra e con il cielo, gli altri due elementi, in un multiforme viaggio dei sensi.

La sontuosa bellezza della terra pervade le immagini attraverso paesaggi reali o dipinti che racchiudono dentro sé i limiti delle inquadrature: le cornici, i punti di fuga, la profondità. Essi avvolgono i personaggi dando immensità al loro sentire e corrispondendo alla necessità di simbiosi con la natura.  Anche la terra, come l'acqua si fa accogliente e ospita nel ventre dei suoi cunicoli sotterranei la visita di Ryo. Nell'oscurità della caverna un dio scaccia il male che risiede nell'animo umano, collaborando al percorso di depurazione intrapreso dalla ragazza.

L'elemento dell'aria è invece rappresentato dal cielo osservato dalla terra, con uno sguardo redente al suolo e rovesciato in cui i due orizzonti si invertono come se anche nella luminosità del cielo si potesse cadere raccolti dall'aria.

Nel contatto con la natura, quindi, si restituisce al corpo la grazia dell'equilibrio rendendogli l'armonia di un'opera d'arte come nella scena ai bagni pubblici in cui, in una danza di membra, il sapone scivola via da una schiena rivelando un meraviglioso dipinto tatuato sulla pelle.

La necessità di una bellezza che sia amorevole e consolatrice come una madre è il segno più nitido di una regia femminile, quella di Hidenori Sugimori, che infonde alle immagini un sentimento ai limiti dell'estetismo ma tuttavia umano e pietoso.

 

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