VENEZIA 59 - "Un monde presque paisible" di Michel Deville (Concorso)
Deville cerca forse di far sentire quel respiro, quella grazia prevertiana o quell'impressionismo "en-plein-air" alla Renoir come nel finale. Ma alla fine la sicurezza artigianale del cineasta francese relega la sua opera in quella linea d'ombra in compagnia dei Chabrol e i Malle meno ispirati.

Ultimo film del concorso del 59° Festival di Venezia, Un monde presque paisible sembra chiudersi in quel formalismo, in quel sicuro accademismo di certo cinema francese nella messinscena della vita di alcuni personaggi parigini subito dopo la fine della Seconda guerra mondiale. Così Un monde presque paisible rappresenta il ritratto corale di un gruppo di persone che lavorano nella sartoria di un quartiere ebraico nella Parigi del 1946. Albert e Léa sembrano vivere un'unione felice, anche se la donna s'interroga spesso sul senso del loro matrimonio; Charles ha perso la moglie e due figli e la sua sofferenza provoca l'interesse di Léa nei suoi confronti; Maurice è tornato dai campi di sterminio e preferisce avere rapporti occasionali con prostitute finché non incontra Simone; Léon e Jacqueline hanno figli e immaginano la loro discendenza.
Tratto dal romanzo Quoi de neuf sur la guerre? di Robert Bober, Un monde presque paisible conferma quella derivazione letteraria del cinema di Deville, dal libertino Benjamin o le avventure di un adolescente a La lettrice. Comunque lontano a quel "cinema di papà" tanto destato da Truffaut in quanto in Deville non c'è compiacimento ma soltanto il piacere della forma, in Un monde presque paisible le sofferenze rimosse, gli slanci passionali, l'utopia di un ottimismo dei personaggi del film vengono racchiuse in immagini dove la figura, l'espressione del volto, si confondono spesso con il dettaglio (il manichino, il vestito indossato, i dipinti, l'arredamento della sartoria). Nella neutralità delle inquadrature, l'opera di Deville scorre nella sua innocuità, senza cedimenti ma anche senza la minima vertigine. Alla fine in Un monde presque paisible si avverte eccessivamente la distanza tra o sguardo di Deville con il mondo e l'epoca che rappresenta. Deville cerca forse di far sentire quel respiro, quella grazia prevertiana o quell'impressionismo en-plein-air alla Renoir come nel finale. Ma alla fine la sicurezza artigianale del cineasta francese relega la sua opera in quella linea d'ombra in compagnia dei Chabrol e i Malle meno ispirati.
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