Lette e...riviste - 'Se il tuo critico è così fottutamente onesto, perché non scrive lui il mio prossimo film?' Ovvero: il favoloso mondo di Val Guest
Un giornalista di cinema, un regista eclettico, svariati decenni di carriera, un debutto a suon di starnuti, una storia di vita che sembra un film. Così Val Guest, recentemente scomparso, si raccontava al British Film Institute

Alla proiezione di Hell is a city, lo scorso 5 dicembre al British Film Institute di Londra, l'ospite d'onore era Val Guest. In quella che probabilmente è la sua ultima intervista l'eclettico autore britannico dischiude il suo amore - pieno di british humor - per il grande schermo e una storia - a tratti incredibile - che copre mezzo secolo di cinema
Jonathan Rigby: Bè, Val. Una proiezione abbastanza unica, no?
Val Guest: Il volume era altissimo!
JR: Spero che il pubblico non ne abbia risentito nella scena con Billie Whitelaw e John Crawford nell'attico...
Guest: Ho pensato: 'Mio Dio, dove ho sbagliato?' (ride)
JR: Nella tua autobiografia metti questo film tra i tuoi 'fantastici quattro'...
Guest: Fantastici cinque, in realtà.
JR: E quali sono gli altri?
Guest: The day the Earth caught fire [1961] è un altro. Jigsaw [1962], che ho realizzato con mia moglie Yolande Donlan e Jack Warner. E poi Expresso Bongo [1959], sempre con Yolande e Lawrence Harvey...quando trovammo un ragazzino che cantava in un caffè di Soho. Un certo Cliff Richard. L'abbiamo lanciato. Sir Richard, sorry. Sir...E andando indietro fino al 1950, c'è un film che si chiama Mr. Drake's duck, con Doug Fairbanks Jr.
JR: Una delle cose più strane di Hell is a city è la location - Manchester...
Guest: I poliziotti, loro erano fantastici. La cosa divertente è che successivamente ho girato altri film del genere - Jigsaw sulla polizia di Brighton, 80.000 Suspects [1963] ambientato a Bath - e ogni volta che iniziavo i sopralluoghi la gente ci diceva: 'Sappiamo che avete buone credenziali da Manchester' (ride) e così ci davano i permessi...
JR: Come hai lavorato al romanzo di Maurice Proctor, da cui è tratto il libro?
Guest: Il libro mi era stato passato dal produttore, Michael Carreras. Mi catturò, e come lui lo apprezzai moltissimo. La cosa assurda è che lo scrittore aveva ambientato la storia in una cittadina del Canada. Noi abbiamo trasferito il tutto a Manchester. I cittadini non erano molto contenti del titolo (risate) ma realizzando che il romanzo era molto popolare, decisero di soprassedere [...]
JR: Spero che non te la prenderai se cito qualche data...ma la tua carriera nello showbiz inizia nel 1928, quando la compagnia per cui lavori - la Asiatic Petroleum Company - ti chiede di mettere su uno spettacolo di beneficenza...
Guest: Esatto!
JR: Ma nel 1932 sei già al British International, e scrivi per diverse riviste...
Guest: Non ero un granchè come attore e avevo bisogno di soldi. Scrivevo per 'Film Weekly', 'Picturegoer' e altre riviste del genere. Era una gran cosa, perché andando sui set potevo incontrare gli attori e dire: 'Sai, ho per le mani una storia interessante...' insomma ero lontano anni luce dalla figura classica del giornalista. Anche nello stile...
JR: Non a caso eri il corrispondente dell'Hollywood Reporter.
Guest: That's right.
JR: Vedesti un film chiamato Chandu, the magician [1932] e non ne fosti molto impressionato...vero?
Guest: Ero giovane...nella recensione dissi che se non fossi riuscito a scrivere un film migliore di quello con una mano legata dietro la schiena avrei cambiato mestiere. Al che il regista, Marcel Varnel, chiamò l'editore Billy Wilkerson e gli disse: 'Se il tuo critico è così fottutamente onesto, perché non scrive lui il mio prossimo film?' Billy mi disse che avrei fatto bene ad incontrarlo. Risposi: 'Sei pazzo, io sto qui e lui in America!' ma Varnel era a Elstree, sul set. 'Non fare la figura del fottutamente stupido. Vai a parlargli'. Andai. Mi scusai dicendo che avevo solo cercato di essere divertente. Ma lui, dopo aver letto il mio articolo, aveva deciso che avrei lavorato alla sua prossima sceneggiatura. E' così che ho firmato il contratto con Marcel Varnel, e non so neanche più quanti film abbiamo fatto insieme. Così, scrivendo una recensione cattivissima. (risate) [...]
JR: Sette film con Willy Hay, quattro con la Crazy Gang, nove con Arthur Askey, e gli ultimi tre di questi nove sono stati i tuoi primi film da regista. Come hai iniziato? Il tuo primo film aveva a che fare con il Ministero dell'Informazione...
Guest: Già, il Ministero usava il cinema per dire alla gente 'Non fate questo e quello...' Era sullo starnuto. Sai...se hai il raffreddore devi stare attento a dove vai, le difese immunitarie, il contagio...Stiamo parlando della guerra, è ovvio. Prima di me, avevano ingaggiato altri sei sceneggiatori. Li avevano rispediti tutti a casa. Lo scrissi, e poi mi proposi come regista. Accettarono, così ho diretto il mio primo film.
JR: The nose has it [1942], giusto?
Guest: Giusto. Tosse e starnuti diffondono le malattie. Brillante. (risate)
JR: Nel 1947 hai girato un film chiamato Just William's Luck, con una faccia che tutti conoscono ma di cui forse pochi sanno il nome...Michael Balfour.
Guest: Quello per me è un film storico. Michael Balfour aveva una piccola parte in una commedia che aveva fatto la storia di Broadway: Born Yesterday - con Judy Holliday - che Laurence Olivier aveva deciso di mettere in scena al Garrick Theater di Londra. E fece la storia anche del Garrick. Io stavo girando Just William's Luck, e Michael continuava a ripetermi: 'Devi venire a vedere la commedia'. Dicevo 'Senti, sto girando un film. Non ho tempo. So che la protagonista è fantastica, che tutta l'opera è fantastica. Quando finisco il film vengo'. 'Non troverai posto - era veramente un successo enorme - ti compro un biglietto per sabato sera e chiedo alla protagonista di venire a cena con noi dopo lo spettacolo'. Ecco com'è che sono andato a vedere Born Yesterday. Alla fine, Michael mi portò nei camerini. Lì ho rischiato l'infarto. Dentro c'erano Laurence Olivier, Vivien Leigh, Noel Coward, Beatrice Lillie e il Duca di Woburn. (risate) [...]
JR: Questo succedeva più o meno nello stesso periodo in cui stavi scrivendo Another man's poison...
Guest: Oh sì, con Bette Davis.
JR: ...che fu nominata all'Oscar insieme a Judy Holliday. Non eri là con lei ad ascoltare la radio?
Guest: Sì, stavamo girando il film e la sera degli Oscar eravamo in albergo, ascoltavamo la trasmissione per radio. Lei era stata nominata per All about Eve. Bette Davis se ne stava sdraiata sul divano ascoltando questa radio terribilmente gracchiante. Alla fine arrivò il 'and now for the best actress... - crackle crackle crackle - the Academy Award goes to... - crackle crackle crackle - ...Judy Holliday'. Pausa. Poi Bette si è alzata. Ha detto: 'Shit'. E se n'è andata a letto. (risate) Una donna fantastica. Non l'hanno messa nel dizionario delle frasi famose, ma ci sarebbe stata bene. [...]
JR: Nei primi anni Sessanta hai iniziato a realizzare film con la tua casa di produzione, tutti molto diversi tra loro: Hell is a city, ma anche Yesterday's enemy [1959] e The day the Earth caught fire...
Guest: ...quella era una storia sul nucleare. Succede che Stati Uniti e Russia testano per la prima volta la bomba atomica, e lo fanno nello stesso momento in luoghi diversi del pianeta. Il risultato è che la Terra va fuori orbita, verso il Sole...poi succede di tutto. Tutto inizia a sciogliersi. Era molto legato al problema del surriscaldamento del globo. La cosa bella è che - doveva essere il '61 - mandai la sceneggiatura a Chapman Pincher, il responsabile Scienza del 'Daily Express'. Mi rispose con una nota che ancora conservo. 'Verrà un bel film, ma sono un sacco di balle'. Così, nel 1961 io parlavo del surriscaldamento globale, e nessuno mi è stato a sentire (risate)...
"Val Guest", di Jonathan Rigby - British Film Institute, 5 dicembre 2005
http://www.bfi.org.uk/features/interviews/guest.html
Traduzione di Annarita Guidi

Il British Film Institute nasce nel 1933 per implementare la cultura cinematografica e l'accesso al mondo del cinema: possiede il più grande archivio di film, la più grande biblioteca di cinema e la maggiore collezione di foto di scena e locandine del mondo. E' leader mondiale nella restaurazione delle pellicole, gestisce il London Film Festival (che si svolge in autunno) e il London Lesbian and Gay Film Festival (in primavera); si occupa inoltre di distribuzione nelle sale e per l'home video. Sight and Sound è la rivista dell'Istituto, un mensile di commento e critica cinematografica che offre un'ampia panoramica di tutte le uscite, sia sul grande schermo che in dvd. (a.g.)
LINK
PROFILO DI VAL GUEST SU SENTIERI SELVAGGI
www.sentieriselvaggi.it/articolo.asp?idarticolo=15340&idsezione=51&idramo1=51
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