LETTE E...RIVISTE - Le riviste di cinema da tutto il mondo (dicembre 2006)
Questo mese sguardo su "Empire", "Creative Screenwriting", "FilmIreland", "MovieMaker", "Vertigo", "Scr(i)pt"

Il mensile londinese Empire dedica la copertina alla star di quello che si annuncia come 'il sequel più dark del 2007': Tobey Maguire sarà accanto a Kirsten Durst in Spider-Man 3, ancora diretto da Sam Raimi. In esclusiva mondiale, l'attore californiano si mostra con il nuovo costume nero e si racconta 'senza la maschera' al magazine, che poi fa il punto sull'anno-cinema 2006 (tra le cose migliori: Clooney, Pirati dei Caraibi e i registi messicani). Grande attesa per Rocky Balboa (a Natale nelle sale inglesi), il ritorno di Stallone al suo personaggio più amato e popolare, icona americana per eccellenza; nel frattempo Empire intervista tre star (Paul Verhoeven, Mel Gibson, Cameron Diaz) e visita il set di Eragon, opera prima di Stefen Fangmeier (il 'mago' degli effetti speciali di film come Jurassic Park, Master and Commander, Lemony Snicket's) interpretata da John Malkovich: draghi&spade, un nuovo Signore degli Anelli?

Innocenze e tragedia, paure condivise oltre gli spazi sono gli ingredienti di Babel, terza collaborazione (dopo Amores Perros e 21 grammi) tra i messicani Iñárritu e Arraga. Lo sceneggiatore di Le tre sepolture racconta a Creative Screenwriting il suo modo di affrontare le storie: via la versione precedente, ogni riscrittura è una nuova pagina bianca... Altro protagonista che svela i segreti del mestiere è David Shore, il creatore del popolarissimo 'Dr. House', serie TV campione di audience anche in Italia; e ancora, Zach Helm racconta la sua ultima fatica, la sceneggiatura di Stranger than fiction, commedia/dramma di Marc Forster (Monster's ball) interpretata da Will Ferrell (The producers). La rivista dedica poi il consueto spazio a chi scrive per il cinema: in questo numero, come trattare con i produttori e come sopravvivere alla scoperta che una sceneggiatura appena finita, che si pensava 'unica', è troppo simile al lavoro di qualcun altro...

Il bimestrale irlandese FilmIreland apre con un'intervista a Matthew Macfayden (il Mr. Darcy di Pride and Prejudice), protagonista del Middletown di Brian Kirk, la storia di un uomo che, dopo gli studi religiosi, torna da prete nella sua cittadina d'origine. La troverà piena di alcolizzati - suo fratello minore e la moglie non fanno eccezione: da qui inizia la sua battaglia per la salvezza delle anime... La rivista incontra anche la regista inglese Andrea Arnold (vincitrice nel 2005 di un Oscar con il corto Wasp, sulle ragazze madri), al suo debutto nel lungometraggio con Red Road - un film che rientra nel 'The Advance Party', nuovo manifesto dei cineasti veterani del dogma. FilmIreland si concentra poi sulle possibilità offerte dalla rete in termini di informazione (per i cinefili) e di distribuzione (per gli indipendenti); su questa linea si muovono anche gli approfondimenti sul marketing cinematografico on-line (Blair Witch Project, Snakes on a plane) e l'intervista a Peter Judson (Nobody wants your film), centrata sui low-budget e la potenzialità sterminata di audience in Internet.

Numero triplo per l'autunno/inverno del trimestrale MovieMaker: insieme all'ultima issue della rivista troviamo la 'Guide to Making Movies 2007' (divisa per fasi produttive - dall'idea alla promozione - con gli interventi 'da dietro le quinte') e la 'Future of FilmMaking Special Issue', dedicata ai registi che cambiano le regole della rappresentazione (come Linklater, A scanner darkly), alle forme 'ibride' e ai protagonisti del cinema indipendente. La nuova issue offre uno sguardo sui film di Natale - Bobby (Estevez), Blood Diamonds (con Leonardo DiCaprio e Jennifer Connelly), Breaking and entering (Minghella), The good German (Soderbergh), The painted veil (con la coppia Naomi Watts/Edward Norton), The good sheperd (De Niro), Rocky Balboa (Stallone), Rescue Dawn (Herzog). Altro approfondimento è dedicato al noir, con i must del genere: gli intramontabili Scarlet Street (Lang), The big sleep (Hawks), In a lonely place (Ray), Touch of evil (Welles), Chinatown (Polanski), Unforgiven (Eastwood).

Il semestrale britannico Vertigo, attento al cinema d'autore come alla dimensione indie, apre la nuova issue con una dichiarazione d'amore al tedesco Fred Kelemen, un cinema la cui bellezza 'sfida ogni arco temporale': gli studenti del Kidderminster College intervistano il regista di Frost, Abendland e Krisana. Ma c'è più di un mostro sacro in questo numero: dall'approfondimento sulla filmografia di Marco Ferreri (a cui il London's Ciné Lumière dedica una retrospettiva nelle prime due settimane di dicembre) allo studio su Pier Paolo Pasolini, da Jean-Luc Godard ad Alfred Hitchcock. Spazio poi al cinema messicano, al Norwich International Animation Festival, alle città e alle culture distrutte e dimenticate che il cinema può riportare alla vita e alla memoria oltre che a un viaggio nei luoghi del consumo nella società contemporanea visti con l'occhio della macchina da presa.

Lui sa che anche il plot più surreale è sviluppato 'alla vecchia maniera': con osservazione, intuizione e lavoro duro... così si apre l'incontro di Scr(i)pt con il maestro Almodovar, in arrivo negli Stati Uniti con Volver. Poi è la volta dell'inglese Simon Kinberg (erano farina del suo sacco idea e sceneggiatura di Mr. & Mrs. Smith e di X-Men - The last stand), che racconta il percorso personale e motivazionale che l'ha portato a questo mestiere; di Erin Cressida Wirson (Secretary) su Fur; di William Monaham e della sua seconda (aveva esordito con Kingdom of Heaven) incredibile esperienza con Scorsese e The Departed. Bill Cunningham interviene sul suo unico amore - pulp cinema - e Marc Klein su alcune scene di A good year, il nuovo film di Ridley Scott interpretato da Russell Crowe.
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