LETTE E... RIVISTE - Robert Downey Junior: Hollywood's B-side
L’eterno ritorno sullo schermo di Robert Downey Junior, tra eccessi hollywoodiani e contraddizioni personali. Epd-Film celebra l’unicità di una carriera che procede a pieno ritmo, dopo l'"Iron Man" di Jon Favreau. Appena uscito nelle sale in Italia con "Charlie Bartlett", impegnato nel secondo capitolo delle avventure dell’eroe della Marvel, mentre già si parla di un prossimo ruolo nei panni di Hugh Hefner. Il trasformismo esistenziale di un attore “B-side” dalle continue mutazioni, da un lato all’altro dello schermo. GALLERIA FOTOGRAFICA
Robert Downey Junior personifica il lato oscuro dello star system hollywoodiano. Talvolta non disponibile, o perfino scomparso, poi di nuovo redivivo. Come oggi, supereroe della Marvel in Iron Man.
Uno come lui non può proprio esistere. Non a Hollywood. Non in questa gigantesca macchina del divertimento che sembra calcolare tutto alla perfezione perfino nei suoi eccessi interni, che ha bisogno di star del cinema [...]. Creature il cui scintillio è tenuto sotto controllo economico e morale. Perché, prescindendo dalle stravaganze di diversi ribelli, con una forza anarchica che il sistema sa assorbire senza problemi come fattore glamour aggiuntivo, l'immagine delle star principali passa dai sogni dell’infanzia di successo e di riconoscimento, fino all’arrivo e alla realizzazione nella società degli adulti. In questo Olimpo perciò, per uno come lui, con i suoi regolari passi falsi e le sue perdite di controllo, per uno che per di più interpreta di continuo dei perdenti […], non c’è proprio posto.
Eppure Robert Downey Jr. c’è. Gira perfino quasi ogni anno quattro, cinque film, anche se ad ogni nuova produzione che porta il suo nome tra i crediti, si ha la sensazione che si debba trattare di un ritorno. Dopo il soggiorno in prigione, retate, ore di utilità sociale, terapia o disintossicazione. Downey, il famigerato idolo delle donne, alcolista e consumatore di droga, che si vanta con piacere nelle interviste di essere molto in
confidenza con tutte le varianti di psicosi, è per molti produttori da tempo troppo rischioso. […]
Robert Downey, nato il 4 aprile 1965 a New York City da una famiglia di attori, comparso per la prima volta a cinque anni […] in un film di suo padre, trascorso un anno al “Saturday Night Live” e poi buttato fuori da Ally McBeal […] è come fosse il B-side del sistema. Ripetutamente arrestato per droga e abuso di alcol, indisposto, ogni tanto perfino sparito […]
Quando Robert Downey Junior nel suo primo ruolo principale in un film d’azione nei panni di Iron Man sardonicamente “ringhia” contro di noi: “Is better to be feared or respected? And I’d say, is it too much to ask for both?”, il copione fa il verso alla multiforme curva della vita della sua star, alle sue ostinate sbandate e alla sua battaglia continua per il riconoscimento. In particolare la campagna militare di Tony Stark, playboy e industriale di armi, che Robert Downey Jr impersona diretto da Jon Favreau, ha i tratti di una soddisfazione rumorosa per tutte le reali sfacciataggini di Robert Downey Jr. […] Già da anni i critici americani sono entusiasti della forza del talento attoriale di Downey, talmente esplosiva da far sì che lo schermo si curvi verso l'esterno quando entra lui in scena. […]
Downey sperimenta già il pieno successo al cinema, diretto da Marek Kanievska, in Al di là di tutti i limiti (1987) […]. Lo squallore supremo della metà degli anni ’80, durante i quali i guadagni di un capitalismo particolarmente brutale e avido venivano ostentati dai figli di genitori neoliberal dalle facce cool. Questa generazione portava abiti a spalle larghe, guidava Golf cabrio e dava feste costose a bordo piscina, quelle dei genitori […]. E allora il personaggio di Downey, […] vuole partecipare a tutto questo, vuole allo stesso tempo scivolare in ampie giacche di pelle e vantarsi di successo, auto e donne, senza riuscirci. Fa uso di droghe, le vende, soccombe. Presuntuoso prima, miserabile che si trascina poi.
Mentre Johnny Depp, Matt Dillon e tutti gli altri prudenti sognatori della “generazione x” possono dimostrare il loro disagio verso lo snobismo e la determinazione degli anni ‘80 con la loro passività […], con il disorientamento, a Downey rimane solo la disperazione più pura. […] Allora ciò che non va in lui è ciò che non va nell’universo dei padri di successo e dei loro figli viziati.
Al di là di tutti i limiti segna allo stesso modo, da più punti di vista, un momento determinante nella carriera di Downey; il film sembra compiere sullo schermo il suo stesso destino. […] Il viso diviso a metà; gli occhi simili a due rotonde palline castane che quasi traboccano di una malinconia che sembra palpabile; sotto di loro la bocca, che si scontra contro l’enorme tristezza della parte superiore del viso. Una contraddizione davvero sconvolgente che permette a Downey di mentire con le labbra e di dire la verità con gli occhi. Questa ambivalenza tra un rifiuto del mondo già depressivo e un fascino retorico, […] tra tensione verso la liberazione e seduzione verso l’abisso, si lascia sfruttare in molti modi dalle mille sfaccettature per il suo repertorio di ruoli.
Tra rifiuto depresso del mondo e fascino retorico
Con Chaplin di Richard Attenborough del 1992, Downey vuole definitivamente voltare le spalle ai furbi anni ’80 […] Del film ci si aspetta sia un gran colpo, ma non lo è, perché non si può raccontare mitico e biografico allo stesso tempo. […] Downey si adatta fin nei più piccoli gesti al vagabondo che cammina dondolando […] fino a diventare quasi invisibile. Come il vero Chaplin, a Downey rimane solo l’espressione di una diffusa depressione. Un tipo di depressione esogena ben rappresentata dalle crisi artistiche, così come dalla persecuzione di Mc Carthy […] A Downey l’intepretazione frutta una nomination all’Oscar […]
Il suo ingresso come giornalista tv iperventilato in Natural Born Killers di Oliver Stone (1994) è perciò forse proprio l’opposto ed il personaggio più spudorato mai interpretato. […] Alla fine è il cinico ossessionato dalle immagini di Downey, la sua penetrante presenza, quella che la critica non rimprovera a Stone.
Donne e pistole sotto il principio “Kiss Kiss Bang Bang”
Robert Downey Jr. riappare in maniera incisiva altre volte sullo schermo nei panni di un giornalista, come fosse il suo talento naturale verso il contrasto, il segno distintivo di questo mestiere. In Good Night and Good Luck (2005) interpreta il ruolo di un collaboratore della redazione di George Clooney, che […] preferisce ritirarsi anticipatamente, per non prestare il fianco alla caccia alle streghe di McCarthy e per non compromettere l’onesto lavoro d’informazione degli altri.
Similmente accade anche in Zodiac (2007) di David Fincher, forse il suo miglior ruolo, in particolare nel suo progressivo autodistruggersi: alla fine infatti il tossicodipendente Paul Avery ha a che fare con un serial killer, la cultura pop della violenza e il ruolo dei media, come, allo stesso tempo, macchina di decifrazione e cassa di risonanza. Avery perde il controllo della sua vita privata a causa delle sue indagini sul killer Zodiac. […] Nessun risarcimento per la sua vanità giornalistica senza fine, nessuna legittimità per la sua ossessione […]
Accanto a quello del giornalista, interpreta più volte il ruolo del tossico, come in A casa per le vacanze di Jodie Foster (1995) o quello dello psicopatico, che nel misero thriller In Dreams si vendica, e che tornerà nel repertorio di Downey. Ciò che sembrano avere in comune tutti i suoi protagonisti è il loro logorarsi sul lavoro, sullo sfondo di un’ambiente iperbolico e isterico. Nella caccia anticomunista dei ‘50, gli eccessi dei ‘60 e dei ‘70 o la fredda decadenza degli anni ‘80.
Solo in Kiss Kiss Bang Bang, debutto alla regia di Shane Black, Downey, […] proprio nel ruolo di un piccolo furfante fuori luogo si mischia tra i VIP negli isterici party in piscina a Los Angeles e […] si trova coinvolto in una storia di omicidi e amore. Il principio appunto del Kiss Kiss Bang Bang.
“Una ragazza e una pistola” così John Struges deve aver riassunto gli ingredienti necessari per fare un buon film equilibrato. L’equilibrio è sicuramente proprio l’eccezione nelle opere di Robert Downey Junior. Anche nel suo primo film d’azione sono inequivocabilmente le armi, non le donne, ad essere per lo più presenti. “I am not a soldier, I am an army” dirà con soddisfazione l’Iron Man di questo attore che si ritrova del tutto a torto continuamente nel dimenticatoio. Prima della prossima battaglia infantile. Prima dei suoi prossimi, pochi e profondamente dubbiosi trionfi. Ed è probabilmente proprio questa variegata ribellione a tenere insieme il repertorio di Downey, quella che spinge le grandi e piccole produzioni a volersi impegnare con lui. Ammesso che se lo possano permettere.
“Das Comeback als Karriereform”, di Birgit Glombitza, da epd-Film, maggio 2008
http://www.epd-film.de/33178_55529.php
Traduzione a cura di Giovanna Canta
Nato nel 1984, il mensile epd–Film è, insieme a Filmdienst, una delle due principali riviste di cinema tedesche. Pubblicato dalla Evangeliche Pressedienst epd e dalla Gemeinschaftswerk der Evangelischen Publizistik gGmbH, il magazine, insignito nel 2003 del Premio della critica cinematografica tedesca, rappresenta una specie di risposta ai Cahiers du cinéma. Contiene recensioni sui film in uscita, articoli di approfondimento su personalità del mondo del cinema, interviste a registi e rubriche informative.
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