LETTE E... RIVISTE - Le riviste di cinema da tutto il mondo (settembre 2008)
Questo mese sguardo su Electric Sheep, American Cinematographer, Film Ireland, Allt om Film, Smoke and Mirrors, Dox
Dal web alla carta stampata continua a seguire percorsi cinematografici alternativi, fedele ai sogni di celluloide di registi visionari e provocatori. Electric Sheep non cambia, anzi raddoppia, affiancando alla veste cangiante della rete quella del magazine quadrimestrale pubblicato dalla Wallflower Press, scegliendo un tema diverso per ogni numero.
L’autunno 2008 si tinge del colore crudele del sadismo e del gioco violento, sulla scia dei cruel games messi in moto dalla produzione cormaniana Death Race. Il filo rosso della politica del sangue passa attraverso il disturbante thriller coreano A Bloody Aria e i divertimenti nazi del tedesco Die Welle, per fermarsi davanti a Stanley Kubrick e alla sua lunga carriera di artista affascinato dal gioco. Tra i contenuti speciali l’intervista a Charles Burns focalizzata sul film d’animazione Fear(s) of the Dark e la preview dell’indipendente Raindance Festival di Londra. Non prima di aver dato un’occhiata al The Compass of Mistery Festival di Bristol ed aver dato ampio spazio alla figura leggendaria di Walter Hill.
http://www.electricsheepmagazine.co.uk/magazine.html

Immersione storica nel XVIII secolo, quella del mensile dedicato agli American Cinematographer di settembre. La figura spesso criticata della duchessa Georgina Spencer del Devonshire acquista le sembianze di Keira Knightley, nell’opera cinematografica diretta da Saul Dibb, programmata nelle sale italiane per il prossimo dicembre. Illuminazione inglese quindi, tra eleganti candele e pallide giornate assolate, per le immagini create da Gyula Pados, esplorate con attenzione critica dal magazine specializzato. Pete Kozachik, ricordato per la fotografia di The Nightmare Before Christmas, ripercorre la sua carriera, attraversando la scia delle influenze cinematografiche e non, in un’intervista esclusiva. Affascina, la storia in bilico del Man on a Wire Philippe Petit, sospeso tra le torri gemelle newyorchesi nel 1974, riproposta in forma documentaristica da James Marsh. Saltella da una decade all’altra la rubrica Dvd, soffermandosi sulla messa in scena di film come Vampyr di Carl Theodor Dreyer (1932), Patton di Franklin J. Schaffner (1970) e Women Behind the Camera di Alexis Krasilovsky (2007).
http://www.ascmag.com/magazine_dynamic/September2008/current.php
Continua la storia del cinema irlandese raccontata dalle pagine di Film Ireland, ormai giunta alla quarta puntata, dedicata a Maurice Elliman. L’ultimo numero del bimestrale cinematografico made in Irlanda segue più piste, offrendo un’immagine sfaccettata e vitale del panorama circostante e dando voce ai loro protagonisti: John Boyne ragiona sulla trasposizione cinematografica del suo The Boy in the Striped Pyjamas del 2006, David O Mahony espone la sua idea sull’arte del montaggio, John Carney rivela la sua esperienza di editing su Zonad Out, Damien O'Donnell dichiara il suo amore per i cortometraggi. Se sono state le donne ad inventare la critica cinematografica, perché è sempre più esiguo il numero di coloro che oggi ne fanno parte? Quale può essere il futuro delle pellicole irlandesi in un mercato congestionato come quello odierno? Sono solo alcuni degli interrogativi posti dalla rivista, che regala il posto d’onore al Sundance Kid Robert Redford, per poi tornare ai personaggi di casa, con la retrospettiva di George Morrison, alla base di più di un festival settembrino in madrepatria.
http://www.filmireland.net/124/index.htm
Inequivocabile l’omaggio di Allt om Film alla pellicola di José Padilha, trionfatrice di Berlino 2008. Allo squadrone della polizia militare di Rio de Janeiro è infatti dedicata la prima di copertina della rivista finlandese, che per l’ultimo numero chiama a rapporto anche James McAvoy e il cast di Wanted. Per un progetto ultimato ce n’è sempre uno nuovo in partenza nei prolifici canteri di Hollywood, sempre sotto osservazione, anche dalle fredde terre della Finlandia. Occhi puntati perciò su Bruce Willis e il suo thriller da regista Three stories about Joan, su Park Chan – Wook e il suo Lady Vendetta a stelle striscie con Charlize Theron produttrice e attrice. Stessa sorte doppia per Nicole Kidman in Eight Wonder, sulla base della sceneggiatura firmata da Simon Kinberg, mentre Mariah Carey tenta nuovamente la carta dell’attrice in Tennessee, di Aaron Woodley. Chissà, forse l’intervista a Gillian Anderson/Dana Scully chiarirà alcuni dei misteri della serie più longeva d’America. Ciò che importa è credere!
http://www.alltomfilm.se/recensioner.asp
Dopo la morte di Stan Winston dello scorso giugno il mondo degli effetti speciali di Hollywood continua a ricordarlo. Molte le dichiarazioni tributo rilasciate, da Richard Taylor della Weta Workshop a Kazuhiro Tsuji, scoperto e portato in America da Dick Smith, il Padrino del Make-up. Proprio a Kazuhiro è dedicata una delle numerose interviste contenute nell’ultimo numero dell’australiano Smoke and Mirrors, volta a rintracciare le origini del talento che ha portato l’artista giapponese a far parte dell’organico speciale di pellicole come Il pianeta delle scimmie e Men in Black. E quando si parla di visioni, non si può dimenticare il lavoro di Cristina Ceret, la coordinatrice degli effetti speciali applicati alle lenti a contatto che, dopo aver collezionato I pirati dei Carabi, Spiderman 3 e King Kong, per citarne solo alcuni, torna in gioco donando i suoi occhi a molte delle creature di Hellboy II. Il mensile dedicato ai maestri FX ammette tra i suoi eletti anche Francis Ford Coppola e Ridley Scott, disegnando una linea immaginaria che unisce passato e presente, privato e cinematografico, passando per la festa del Cinema di Roma e gli hotel di Londra.
http://www.intermedia.com.au/index.cfm?page=mag.magDesc&mid=23&area=magazines
Uno sguardo approfondito sul lavoro dei registi, sulle possibilità di distribuzione e produzione del, sugli sviluppi formali ed estetici. Tutto ciò che riguarda il documentario è fonte d’interesse per il bimestrale inglese DOX, attento a non perdere di vista le ultime uscite, pronto ad offrirsi esso stesso come mezzo di discussione per gli addetti ai lavori e non. Sul numero di settembre l’intervista a Errol Morris, autore di Standard Operating Procedure, è l’occasione per ragionare sullo stile e su quanto esso sia garanzia di “verità”, attraversando i corridoi della bestialità umane di Abu Ghraib. La stessa problematica potrebbe interessare anche Paul Watson, sempre pronto ad apporre il suo “controverso” marchio ai documentari realizzati per la tv, in un’epoca in cui il mondo televisivo è sempre più aperto a nuove soluzioni espressive e le emittenti pubbliche riflettono su come allargare il proprio raggio d’azione su altre piattaforme. Nel frattempo occhi puntati su Over the Hill dell’olandese Sunny Bergman, il documentario televisivoThe Boys from Baghdad High, Blast, il calcio Under Cover di David Assmann e Ayat Najafi
http://www.edn.dk/art.lasso?nn=7
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