"Bad Boys II", di Michael Bay

C'è in "Bad Boys II" una forza visiva di immediato impatto, capace di lasciar trascorrere i circa 140 minuti di durata senza momenti di stasi. Un film di genere in una cornice kolossal pienamente in linea con il lavoro che Bay e Bruckheimer stanno facendo sul cinema d'azione

A 8 anni di distanza dal primo Bad Boys, l'accoppiata Jerry Bruckheimer/Michael Bay spingono questo sequel in una direzione più kolossal. In un certo senso quell'ampiezza visiva di Armageddon e Pearl Harbor viene come replicata sulla struttura già collaudata di questa commedia poliziesca. Il sequel quindi non segue soltanto delle logiche produttive:  ripetere il successo del primo episodio che ha lanciato due attori come Will Smith e Martin Lawrence che nel 1995 erano soprattutto delle star televisive; creare una continuità con i personaggi dei detective Marcus Burnett (Martin Lawrence) e Mike Lowrey (Will Smith), come è stato già fatto con altre coppie di agenti famosi nel recente cinema statunitense (Martin Riggs/Mel Gibson e Roger Murtaugh/Danny Glover in Arma letale, Alex Foley/Eddie Murphy e Billy Rosewood/Judge Reinhols in Beverly Hills Cop). C'è da parte di Bruckheimer e Bay l'esigenza piuttosto di ri/girare Bad Boys inserendolo a pieno titolo nell'estetica visiva del cineasta e del produttore, con colori accecanti, quasi falsi, con movimenti frantumati da videoclip continuamente sottolineati dalla ricca colonna sonora (con il commento musicale di Dr. Dre) del film. Il set di Miami, dove i due agenti sono impegnati a catturare Tapia, gestore del più potente cartello della droga sulla East Coast, appare come uno spazio allargato dell'ex-carcere di Alcatraz di The Rock. Spazio che lo sguardo di Michael Bay limita ma che appare al tempo stesso in continua trasformazione. La strada, territorio di scontro del poliziesco, si trasforma nell'immagine domestica della commedia familiare (l'agente Burnett e la sua famiglia nella scena in cui la scalcinata piscina si rompe; i due poliziotti che inscenano un' esilarante sceneggiata al quindicenne che deve ha un appuntamento con la figlia di Burnett), o nelle foreste tipico del film bellico sul Vietnam (l'oscurità in cui si svolge l'attacco degli agenti ai trafficanti travestiti da membri del Ku Klux Klan). L'operazione di Bay/Bruckheimer è quindi in questo senso simile a quella che ha fatto Tim Burton con il suo Batman Returns. Rifare lo stesso film, ma al tempo stesso rifare un altro film. Bad Boys aveva un ritmo essenziale e trascinante, tanto è vero che continua ad essere ancora oggi tra i film più visti in home-video, DVD e nei passaggi delle emittenti via cavo. Questo seguito amplia le sequenze spettacolari in intensità e in durata (l'inseguimento in auto sul ponte, l'esplosione dell'abitazione di Tapia), utilizza il ralenti come traccia dominante (l'immagine degli agenti che appoggiano la missione di Burnett e Lowrey a Cuba che ripete quella degli uomini che stanno per partire nello spazio per far esplodere il minaccioso asteroide in Armageddon), squarcia zone mélo con un'aderenza emotiva immediata (la reazione dei due agenti dopo che la sorella di Burnett, un agente infiltrato, è stata rapita da Tapia).

Alla fine, dietro il coerente disegno commerciale, c'è in Bad Boys II una forza visiva di immediato impatto, capace di lasciar trascorrere i circa 140 minuti di durata senza momenti di stasi. Un film di genere dunque in una cornice kolossal pienamente in linea con il lavoro che Bay e Bruckheimer stanno facendo sul cinema d'azione dove dentro però si insediano continuamente molteplici frammenti di diversi filoni. Un'opera, come le precedenti, ancora 'umanista', potenziata anche dalla scrittura di Ron Shelton (in coppia con Jerry Stahl) dove contano gli uomini prima delle storie. Uomini veri, con le loro psicologie elementari, con le loro motivazioni istintive ma proprio per questo protagonisti di un cinema epidermicamente coinvolgente.

 

Titolo originale: id.
Regia: Michael Bay
Sceneggiatura: Ron Shelton, Jerry Stahl
Fotografia: Amir Mokri
Montaggio: Mark Goldblatt, Thomas A. Muldoon, Roger Barton
Musica: Trevor Rabin
Scenografia: Dominic Watkins
Costumi: Deborah L. Scott, Carol Ramsey
Interpreti: Martin Lawrence (det. Marcus Burnett), Will Smith (det. Mike Lowrey), Jordi Mollà (Tapia), Gabrielle Union (Syd Burnett), Peter Stormare (Alexei), Theresa Randle (Theresa Burnett), Joe Pantoliano (cap. Howard), Michael Shannon (Floyd Poteet), Jon Seda (Roberto), Yul Vezquez (det. Mateo Reyes), Jason Manuel Olazabal (det. Marco Vargas)
Produzione: Jerry Bruckheimer
Distribuzione: Columbia Tristar Films Italia
Durata: 147'
Origine: Usa, 2003

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