LETTE E...RIVISTE - le riviste di cinema da tutto il mondo (Novembre 2004)
Questo mese sguardo su: "Le technicien du film", "Preview", "Moviemaker", "Independent film and video magazine", "Synopsis" e "Inside film Magazine"
La bellissima copertina di Indipendent Film and Video Magazine ci introduce alla "marketing issue", la veste che questo mese indossa il periodico dell'AIVF. Profilo e full frontal, è il fratellino di Spike Lee a metterci la faccia e la penna, per spiegare se e quanto il suo cognome gli sia stato di ostacolo. Poco, si direbbe, dati il titolo dell'articolo (shadowing a sibling - consanguineo messo in ombra) e il fatto che Cinqué Lee, alla tenera età di 35 anni, ha già all'attivo 18 lavori tra regia, recitazione, sceneggiatura e credits vari. Affare più complicato è invece il mercanteggiare cinema sociale, che però, stando al pezzo "Art of awareness", vive un momento di simil splendore: un'onda da cavalcare subito. Mentre paiono più obsoleti del Mercante di Venezia i vecchi Clerks dell'omonimo film, che solo 10 anni fa spacciavano vhs in piena legalità sotto l'egida di Kevin Smith, e adesso sono topolini che rosicchiano le nicchie di mercato trascurate dalle super-catene di home video. Infine, un diario di bordo socio-appetitoso marca il territorio novembrino della sezione Production Journal, dove il direttore di produzione Mike Desjarlais racconta il lavoro dietro Farhenheit 9/11.

La copertina autunnale di MovieMaker è dedicata a John C.Reilly (Chicago, The anniversary party, The Hours, The good girl): timidone o vero duro? È quello che si chiede il quadrimestrale americano prima di intervistare ben più corazzati personaggi. Si parte dal golden boy degli studios Daniel Payne, sceneggiatore e produttore che dal serial Miami Vice fino a Manchurian Candidate non ha sbagliato un colpo hollywoodiano, pur professandosi un amante dell'underground letterario della Vecchia Europa. Mentre tira aria di Oscar dalle parti di Ray , il film-omaggio a Ray Charles di Taylor Hackford: già vincitore 15 anni fa con il corto d'esordio Teenage father, l'autore di Ufficiale e gentiluomo racconta il suo percorso dentro e fuori la mecca del cinema. Dopodiché il discorso vira verso, o meglio contro, l'establishment. Prima con l'intervista a Robert Greenwald, il cui documentario Outfoxed: Rupert Murdoch's War on Journalism, sembra destinato a rendere Farhenheit 9/11 poco più di una puntata di Striscia la notizia. Poi con i nuovi autarchici del digitale: tre giovani filmmaker che, avvertendo una carenza informativa sull'Iraq, sono andati in loco a cercare qualcosa che non vedono in tv. Molto altro, come sempre, in questo numero di MovieMaker. E come sempre generosità con gli utenti online.
Sarah Wynter apre la storia di copertina dell'ultimo numero di IF Magazine, il mensile australiano dal motto "dietro la telecamera - dentro la scena". La ventenne attrice è protagonista di In my father's den, pellicola d'esordio di Bred McGann, che ha riscosso favori a Toronto e San Sebastian. Tra le informazioni del servizio, spicca l'intervista alla casting director Diana Rowan, scopritrice anche di Anna Paquin e Keisha Castle-Hughes, ma soprattutto esponente di una categoria professionale pressoché invisibile anche nei media specializzati. Sempre più visibile fuori dall'Australia è invece il regista e attore John Polsom (Swimfam, Mission Impossible 2 e 3), che nella sua terra natia ha fondato 11 anni fa il Sony Tropfest, festival sempre meno di nicchia. Dopo le interviste si passa alla sezione tecnica, che questo mese copre il settore del montaggio con un'indagine a 360 gradi: final cut pro, editing televisivo, audio/video e interventi di professionisti illustri. Molto rinfrescante, infine, la sezione recensioni: se non altro per il semplice fatto che il solo film in comune a una qualsiasi paginata dei quotidiani nostrani è Hero.
Il numero d'autunno di Synopsis è più ricco che mai. Comincia con un'inchiesta sulla generazione del post-Guerre Stellari, in occasione dell'uscita in DVD della prima trilogia. E si prosegue sul filare del fantasy con Delta State, serie d'animazione francese innovativa e ricca di prodezze tecniche, e Steamboy, il manga giapponese che viene dall'Inghilterra del Vittorianesimo. Un'altra grossa fetta dei contenuti è rivolta invece ai bacini cinematografici (non più) altri: Asia e America del Sud. Fioriscono interviste a Armando Solanas, Park Chan-wook e Wong Kar-wai. E ancora incontri per Olivier Assayas (Clean) e la coppia Michael Gondry - Charlie Kaufman (Eternal sunshine of the spotless mind). Ben nutrito anche il fronte della serialità statunitense, con un'intervista a David Chase, papà de I Soprano, cui segue un'incursione nella Hollywood del piccolo schermo, ovvero i grandi numeri che fanno girare testa e soldi nella produzione della fiction televisiva, ben più innovativa e provocatoria di quella cinematografica, stando al bimestrale francese.
La bella copertina è tutta per Un long dimanche de fiançaille, l'ultimo lavoro di Jean-Pièrre Jeunet: pastosità e vizio-virtù della cartolina ricordano l'estetica di Amélie, e per informazioni più a caldo ci sono 8 pagine di dossier. Questo il nocciolo novembrino di Le technicien du film, mensile francese sulla produzione audiovisiva da poco gemellatosi con Positif, a cui si accompagnano approfondimenti su Collateral e Arsenio Lupin. Del nuovo volto di quest'ultimo, che ha i tratti di Romain Duris, parlano Jean-Paul Salomé e il direttore della fotografia Pascal Ridao, che dichiarano di essersi impegnati a delinearne una nuova freschezza. Mentre la pellicola di Mann è sviscerata nel suo coté tecnico, approfondendo la ricostruzione in studio dell'aeroporto JFK. Seguono le informazioni di rito su film e telefilm in uscita e in produzione, sulla formazione, sui festival, sul web. Intanto, la sezione dvd conferma la centralità del cofanetto Star Wars sul mercato francese.
La combinazione di futurismo e nostalgia di cui è permeato Sky captain and the world of tomorrow regala alla copertina invernale di Preview una Gwyneth Paltrow in versione Donna Fatale. Tra un occhio a Hollywood (con aggiunta di pronostici sui prossimi Oscar) e uno nell'Europa più oscura (il festival croato di Motovun), il quadrimestrale americano si concede anche uno sguardo sul cinema britannico attraverso Blinded -melodramma di Eleanor Yule ambientato in una fattoria scozzese- e l'ultima pellicola di Istvàn Szabò, Being Julia, che ripercorre il West End londinese della seconda guerra mondiale. Tra le altre recensioni, l'orrorifico Boy eats girl, il remake americano dell'argentino Nove regine (Criminal, opera dell'assistente di Stephen Soderberg) e Around the bend, storia di 4 generazioni di uomini in viaggio. Mentre un giro intorno a temi quali King Kong, i dieci comandamenti e il firmamento dello sport suggerisce quanto Hollywood ami proporre e riproporre le sue consolidate fonti d'ispirazione.
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