LETTE E...RIVISTE: le riviste di cinema da tutto il mondo - (Febbraio 2005)
Questo mese sguardo su: "Fade in", "Close up", "Studio", "Creative Screenwriting", "IF Magazine" e "Sight and Sound"

Creative Screenwriting esce con un numero tutto dedicato alle migliori sceneggiature del 2004: "un anno incredibile per la parola scritta sullo schermo", stando al mensile americano. Sulla copertina esplodono la trasformazione al femminile di Gael Garcia Bernal e gli occhiali scuri di un Jamie Foxx al pianoforte; la ricerca della memoria sul volto di Jim Carrey e l'abito di rappresentanza accademica di Liam Neeson; la barbuta degustazione di un rosso da parte di Paul Giamatti e i capelli blu di Kate Winslet. Nella fetta di tempo pre-Oscar e post-Golden Globe, i film incensati sono dunque Sideways, Kinsey, Ray, Eternal Sunshine of the spotless mind (prosegue il boicottaggio del titolo in italiano, ndr) e La mala educacion. Senza scordare menzioni speciali per Acquatici lunatici di Wes Anderson, la doppietta di Zhang Yimou Hero e La foresta dei pugnali volanti, e poi Prima del tramonto, The wodsman, Hotel Randa, The Aviator, Mare dentro...Sul sito si trovano anche aggiornamenti costanti e un piacevole modo, nello slogan del mensile americano, di intendere le (da noi, tristemente) famigerate "tre i": Ispirazione, Informazione e Istruzione.

Romain Duris ammicca dalla copertina dell'ultimo Studio, tra Audrey Tautou e Cécile De France, all'ombra del nume tutelare Cédric Klapisch e del suo Les poupées rousses, atteso seguito di L'appartamento spagnolo. Dalla freschezza europeista dei post-erasmus al gelo dell'Antartico, nel diario di La marche de l'impereur, il viaggio epico tra i pinguini di Luc Jacquet. La virata americana abbraccia un gruppo di interessanti yankees di successo (Wes Anderson, Alexander Payne, Zack Braff, David O'Rusell e Luke Greenfield) sotto l'etichetta di New Wave, mentre i profili del mese sono per la sempre ascendente Cate Blnchett e per il cangiante Javier Bardem. Una pausa-foto con i pre-nommés dei Césars, e poi si va a Marrakech per l'omonimo festival internazionale: anche qui, potere del cinema globale, trionfano i filari californiani di Sideways.
www.studiomag.com
Dopo un ventennio di successi al cinema e copertine in edicola, Tom Cruise tenta l'opera definitiva con La guerra dei mondi, diretto da Stephen Spielberg. L'attore ne parla con il mensile americano Fade in, che a sua volta approfitta del suo ineffabile e smagliante sorriso da divo per aprire il suo ultimo numero. Inevitabile, anche per riviste che come questa cercano un'immagine di originalità, il bilancio de rigueur sulla trascorsa annata cinematografica, qui suddiviso con tanto di maiuscole in Film Che Hanno Contato (Ray, Birth, Aviator, Collateral, Good company, Beyond the sea e Kinsey) e Performances Che Hanno Contato (Imelda Swanson, Liam Neeson, Jamie Foxx, Téa Leoni, Colin Farrel e Cate Blanchett). Segue il corredo, nello stile eclettico e un po' compiaciuto della rivista, di titoli-calembour ("Lo Zen e l'arte dei Diari della motocicletta", "Nevrotici acquatici") e ritagli di notizia dallo show biz (come il tuffo nel cinema del rapper André 3000).

Il cast accattivante di Luntici acquatici riempie l'ultima copertina del britannico Sight and Sound, che a Wes Anderson, alla "sua musa" Jacques Cousteau e ai problemi di un regista "autocratico e ossessivo" dedica il servizio d'apertura. Abbandonando per un momento il cinema anglosassone, il mensile si dirige a Est: prima nella commistione di Germania e Turchia de La sposa turca, poi riprendendo l'icona Andrei Tarkovsky, i cui incensati film sono ripercorsi dal punto di vista dell'accoglienza, non sempre altrettanto entusiasta, che ebbero nelle uscite in sala. Di tutto un altro tipo il successo di Antonio Banderas, icona anche lui, ma internazional-popolare: il ponte ideale, si legge nel pezzo "dangerous intimacies", tra carattere latino e anglo-americano, nonché uomo per tutti i continenti. Mentre di un altro uomo, o almeno del suo volto, un tempo si faceva a meno: è il documentarista Nick Broomfield, che secondo "Origins of Agit fop" avrebbe preso il vizio di comparire, sempre e comunque, nei suoi ultimi lavori.

Il numero di marzo di Iside Film Magazine coinvolge tanto la sezione "regia", quanto la rubrica "produzione", nell'imminente uscita locale di Hating Alison Ashley, riduzione cinematografica dell'omonimo romanzo per ragazzine di Robin Klein (in Italia il libro è intitolato Ti odio Alison! Come osi essere perfetta?). E' soprattutto sulla dialettica del "controllo creativo" tra le due parti in causa che si sofferma il mensile australiano. La storia di copertina riguarda invece The illustrated family doctor, debutto registico al lungometraggio (dopo 15 anni di video, corti e documentari come regista e direttore della fotografia) di Kriv Stenders, una commedia nera sulla malattia, la morte, il lavoro e la personale lotta per la sopravvivenza. Infine, come di consueto, IF si addentra nell'industria del cinema australiano e neozelandese, dall'oscillazione tra realismo e romanticismo nel production design al corto di Taika Waititi (Two cars, one night), acclamato in diversi festival e ora in lizza per l'Oscar.

Quadrimestrale di nicchia dell'editoria inglese (si trova principalmente nel Kent, in studi e sale cinematografiche indipendenti, oppure si acquista online) Close up arriva con l'ultima uscita al suo quarto numero. In copertina un pensoso Kavin Bakon, che si concede alla rivista di Canterbury in una chiacchierata a proposito del personaggio scomodo interpretato in The woodsman. E sempre a Canterbury, in occasione dell'omonimo festival, è stata organizzata una retrospettiva su Michael Powell, spunto per ripercorre le tappe del regista di Scarpette rosse e L'occhio che uccide. Molto più attuale l'americano I heart huckabees di David O'Russel, intervistato di passaggio in Inghilterra per il London Film Festival. Si passa poi a un'altra briton ultra-contemporanea, l'artista concettuale Tracy Emin, che non smentisce la sua vena autobiografica nel film Top spot, e si migra in Sud America, per esplorare lo stato del cinema locale.
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