"Signs", di M. Night Shyamalan
Il 'segno' di Shyamalan non è identificabile solo a livello di struttura narrativa. La morbidezza delle inquadrature, la cura del sound editing, la finezza delle scenografie, la recitazione intimista degli attori, la centralità dei bambini nelle sue storie sono tutti elementi che hanno contribuito alla nascita di uno stile.

In questi ultimi mesi molti giornalisti d'ogni parte del mondo hanno versato litri d'inchiostro per trovare un'etichetta con cui sintetizzare Night Shyamalan e il suo cinema, accostando il suo nome prima a quello di Steven Spielberg e poi a quello di Alfred Hitchcock. Apparentemente frutto di una innata deformazione professionale, questo gioco di rimandi nasconde la diffusa consapevolezza dell'ormai evidente nascita di un maestro del cinema contemporaneo. Figlio della cultura progressista della Tisch school of the arts della New York University, Shyamalan è cresciuto nutrendosi del cinema dei maestri ma ha avuto l'abilità di rielaborarlo in una ottica del tutto personale. Signs rappresenta la conferma di un processo di formazione d'identità d'autore che, messosi in moto sin dai semi-inediti Praying with anger e Wide awake, ha poi trovato in Il sesto senso e Unbreakable una evidente manifestazione. Vestiti di una parvenza di cinema di genere i film di Shyamalan si sviluppano in realtà su un asse parallelo dove thriller, horror e fantascienza si mescolano con storie reali, saldamente legate all'universo della vita d'ogni giorno, vissute da gente comune. Come i fantasmi de Il sesto senso non erano altro che la cornice entro cui veniva raccontata una storia d'amore drammaticamente interrotta, così il duello fra 'supereroi' di Unbreakable era lo sfondo della crisi coniugale e d'identità del protagonista. Ma il 'segno' di Shyamalan non è identificabile solo a livello di struttura narrativa. La morbidezza delle inquadrature, la cura del sound editing, la finezza delle scenografie, la recitazione intimista degli attori, la centralità dei bambini nelle sue storie sono tutti elementi che hanno contribuito alla nascita di uno stile. In Signs c'è tutto il cinema del regista di Philadelphia, scomposto in mille schegge/segni disseminate in ogni singola piega del suo impianto. Memore dell'esperienza dei suoi film precedenti, Shyamalan usa il fenomeno dei cerchi nel grano e il corollario di 'incontri ravvicinati' come palcoscenico in cui rappresentare il travaglio di un uomo, Graham Hess, privato dal destino della moglie, della religione e della fiducia in sé stesso. La vicenda umana e il suo percorso verso la (ri)conversione sono scanditi con rigorosa precisione dall'avanzare del thriller, dell'approssimarsi di un nemico che c'è ma non si vede, in un crescendo alternato di grande impatto. La macchina da presa si sposta da un piano all'altro prima frenetica, quasi nervosa nei momenti di thrilling per poi soffermarsi delicata sui quadri familiari, assecondata dai caldi cromatismi di Tak Fujimoto. I segni del titolo si materializzano sotto forma di icone religiose nella casa dell'ex pastore Graham Hess (croci sulla carta da parati e sulle porte), di visioni urbani (la città dall'alto come segno dell'uomo), paura dell'ignoto (l'asma del bambino), liberazione dal dolore (i vetri rotti della casa degli Hess), incubi post 11 settembre (l'invasione aliena). I riferimenti cinefili, ammessi dallo stesso regista, sono comunque funzionali alla sua 'idea' e si ritrovano nella rappresentazione della tranquilla cittadina (L'invasione degli ultracorpi di Don Siegel), la fattoria degli Hess (Psycho di Alfred Hitchcock), la resistenza in una casa isolata (La notte dei morti viventi di George A. Romero). Thriller d'autore che probabilmente non scontenterà addirittura i sostenitori de Il sesto senso (ritenuto da alcuni inarrivabile), Signs è la riuscita sintesi della poetica di un ragazzo venuto da Madras negli Stati Uniti per lasciare un segno indelebile sul cinema del futuro.
Titolo originale: Signs
Regia: M. Night Shyamalan
Sceneggiatura: M. Night Shyamalan
Fotografia: Tak Fujimoto
Montaggio: Barbara Tulliver
Musica: James Newton Howard
Scenografia: Larry Fulton
Costumi: Ann Roth
Interpreti: Bruce Willis (Graham Hess), Joaquin Phoenix (Merrill Hess), Rory Culkin (Morgan Hess), Abigail Breslin (Bo Hess), Cherry Jones (Agente Paski), M. Night Shyamalan (Ray Reddy), Patricia Kalemeber (Colleen Hess)
Produzione: Frank Marshall, Kathleen Kennedy, Sam Mercer per Blinding Edge Pictures, Kennedy, Marshall
Distribuzione: Buena Vista
Durata: 106'
Origine: Usa, 2002
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