SPECIALE "Signs" - Perché quello di Shyamalan è un film deludente

Il finale del film contrasta con una visione "altra": le ultime sequenze demoliscono una mirabile costruzione e ne screditano tutto il significato.

La tesi è questa: il film Signs è deludente. Non in assoluto, ma in relazione ad un bilancio complessivo dell'opera in sé. Nessuno nega le doti visionarie di Shyamalan, che sono evidenti e incontrovertibili; ma, forse, queste non bastano a giustificare il successo di questa pellicola. Proveremo a dimostrare questa tesi senza esporre troppi contenuti "a sorpresa" del film, a beneficio di chi ancora non l'abbia visto.

E' fuori di dubbio che a favore di Signs propendano tutte le considerazioni che, tra le colonne di questo sito ed altrove, sottolineano quella che è una delle caratteristiche fondamentali della produzione di Shyamalan: la costante presenza di un sottotesto. L'altra visione, lo sguardo dell'alieno, l'incertezza sulla veridicità di quanto l'immagine mostra - senza dimostrare - sono davvero un segno del passaggio del regista indiano: lo "stile Shyamalan" che, ormai, possiamo definitivamente ritenere consolidato. E l'uso caratteristico dei mezzi tecnici - è inutile stare qui ad elencarli - sopravanza di gran lunga perfino gli omaggi che il regista stesso ammette di aver tributato ai propri maestri. Signs sarebbe stato hitchcockiano anche se, ad esempio, i titoli iniziali non avessero avuto come colonna sonora una musica (di J.N. Howard) che Bernard Herrmann avrebbe potuto tranquillamente regalare a sir Alfred; lo sarebbe stato perché raggiunge il suo scopo (terrorizzare) senza ricorrere a "speciali effetti": "[...] Quello che mi importa è che il montaggio dei pezzi del film, la fotografia, la colonna sonora e tutto ciò che è puramente tecnico possano far urlare il pubblico [...] Non è un messaggio che ha incuriosito il pubblico. Non è una grande interpretazione che lo ha sconvolto. Non è un romanzo molto apprezzato che l'ha avvinto. Quello che ha commosso il pubblico, è stato il film puro". Parola del Maestro. Quindi, condivisione assoluta di tutte le ragioni a favore di Signs. Che, del resto, sono proprio pane per i denti di chi ama il cinema.

 

Passiamo però all'altro piatto della bilancia: che è il testo. Anzi, per non confondere questo termine col testo filmico, che abbiamo appena difeso, potremmo parlare di "movente" del film: ciò che lo muove.
Ci sono due determinanti fondamentali, che si intrecciano nella storia:
1) strani segni, di dimensioni visibili dal cielo, appaiono in diverse parti del mondo; si presume che possano essere punti di orientamento per extraterrestri dalle intenzioni (forse) bellicose; che sia un'altra invasione aliena alla Orson Welles?
2) un sacerdote perde la fede in conseguenza della morte della moglie.
Proprio questo secondo punto, a nostro giudizio, determina la debolezza del film, costituendone il tallone d'Achille. Shyamalan - che non ha scelto a caso il ruolo di Mel Gibson - rimanda alla preghiera, alla fede, alla divina provvidenza il compito di salvare il mondo: basta stare vicini e pregare; qualche asse inchiodata sulle finestre, e tutto si sistema. Ora, senza scomodare il fatto che i principali focolai di tensione internazionale, pur nascendo da solide basi di interesse economico, prendono a pretesto contrasti di tipo religioso (sarebbe un discorso veramente annoso ribadire, ancora una volta, che forse ci sarebbe bisogno di meno fede cieca - e non solo in questo o quell'altro dio), basti sottolineare che - dopo un'ora e mezza di specchi, ombre, fantasmi, riflessi, impronte e tutto l'armamentario a disposizione di chi vuole segnalare una presenza senza mostrarla (e, ribadiamo, con vera e propria arte) - Shyamalan alla fine mostra: eccome! Ma, allora, non siamo più disposti a credere ad una visione altra se, alla fine, i dubbi si chiariscono, le tessere del puzzle coincidono, le forme combaciano: se il miracolo si compie e la fede può trionfare. Le ultime sequenze del film demoliscono una mirabile costruzione e ne screditano tutto il significato: e non basta sostenere che tutto ciò avviene in omaggio al genere fantascientifico degli anni '50.

Siamo certi che molte delle situazioni viste in Signs faranno la gioia dei registi di Scary Movie 6; e, mentre inseriamo per l'ennesima volta nel videoregistratore la cassetta di Mars Attacks!, con i suoi alieni veramente "diversi" da come ce li aspettiamo, riassumiamo. Da un lato tutta l'ammirevole perizia che ci farà comunque correre a vedere il prossimo film di Shyamalan, per il suo essere veramente fonte di delizia cinematografica, cioè innanzitutto visiva. Dall'altro la delusione per aver messo tutta questa sapienza al servizio di quello che, purtroppo, non può non essere interpretato come un messaggio (Signs!) a dir poco conservatore; forse, ancora una volta, Hollywood dà (il successo) ed Hollywood prende (il sopravvento).

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