“Crossroads – Le strade della vita” di Tamra Davis

Il film, ben confezionato, si muove per stereotipi, mostrando “pedine” unicamente funzionali al racconto, senza spessore, completamente prive di quella profondità che sembra non possa appartenere al mondo adolescenziale

Prendiamo una giovanissima cantante di successo – e la sua voce -, un po’ di amicizia, un motivo per viaggiare, un ragazzo semplice e affascinante, un mondo al femminile in cui tutte le interrelazioni siano chiare, un po’ di complicità, ed ecco che esce fuori un prodotto come Crossroads, un film che ha come pregio indiscutibile quello di aver saputo essere “accattivante”.
Così, in questo prodotto adolescenziale, assistiamo alla vittoria dell’amicizia, allo sbocciare di una storia d’amore, alla realizzazione dei sogni, al soddisfatto senso dell’avventura e alla voglia di cavarsela da soli, in un viaggio di chilometri e di crescite, in un percorso interiore che dovrebbe dare profondità a tre personaggi che rappresentano il massimo della stereotipizzazione dei ragazzi adolescenti: da quella che, con una pessima reputazione, brancola nella vita senza punti di riferimento e vuole scappare dal suo microcosmo, a quella “leader”, dalla perfetta forma fisica e con le idee chiare per quel che riguarda il suo futuro, fino alla perfetta “bambina”, ingenua ma carismatica e determinata. L’apparenza, tuttavia, inganna, e dietro ogni facciata c’è sempre una realtà diversa. Una nasconde molta sensibilità e tenerezza, l’altra una situazione familiare opprimente, e l’ultima una propensione alla trasgressione, visti i continui limiti imposti dal padre che hanno represso la sua vitalità e la sua creatività. Questo personaggio è interpretato da una Britney Spears che sovrappone continuamente se stessa al personaggio che dovrebbe interpretare, e nel suo viaggio formativo diventerà la “donna che ancora non era”.
Un altro pregio consiste nella capacità di aver valorizzato un esordio che avrebbe potuto essere disastroso, affiancando alla neo attrice altre due protagoniste - per dare l’impressione che il film non fosse proprio incentrato su di lei e, forse, per non rischiare l’operazione mettendo tutte nelle sue mani - ed evitando dialoghi troppi profondi gli urletti di queste tre ragazze che, alla fine del loro viaggio, avranno perso alcuni punti fermi e modificato la loro scala di valori, ma avranno trovato se stesse e qualcosa per cui valesse la pena di lottare, rispettando totalmente uno schema classico. Lavorare per stereotipi, del resto, dà delle certezze – la “funzionalità”, l’immediato ingresso nella storia e nei personaggi, la sicurezza che tutto si risolverà come vorremmo; il rischio è quello di “adagiarsi”, di confezionare un prodotto che contiene qualcosa di poco valore, di creare personaggi a una dimensione, solamente funzionali alla storia che si vuole raccontare, a scapito della profondità, come se nel mondo degli adolescenti questa non potesse esserci. Prendiamo, allora, il film, per quello che è: un ennesimo ritratto distaccato e rassicurante dell’adolescenza americana.
Titolo originale: Crossroads
Regia: Tamra Davis
Sceneggiatura: Shonra Rhimes
Fotografia: Eric Edwards
Montaggio: Melissa Kent
Musica: Trevor Jones
Scenografia: Waldemar Kalinowski
Costumi: Wendy Partridge
Interpreti: Britney Spears (Lucy), Ason Mount (Ben), Zoe Saldana (Kit), Taryn Manning (Mimi), Kim Cattrall (Caroline), Dan Aykroyd (Pete, padre di Lucy), Justin Long (Henry), Beverly Johnson (madre di Kit), Bahni Turpin (Ms. Jenson), Richard Voll (Dylan)
Produzione: Ann Carli per Zomba Films/Filmco Enterprises/MTV Films/Paramount Pictures
Distribuzione: 20th Century Fox
Durata: 96’
Origine: Usa, 2002
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