“Dungeons & Dragons” di Courtney Solomon
Il racconto si segue abbastanza bene, a volte riesce anche a divertire, ma la sensazione che resta a visione ultimata è quella di un’occasione mancata.
“Dungeons & Dragons” non è un gioco di ruoli normale. Diciamo anzitutto che è il padre dei giochi di ruolo visto che la sua nascita è datata 1974. Ma non basta. Con gli anni, questo semplice gioco è diventato una sorta di droga collettiva (naturalmente presso i giovani) di cui era difficile fare a meno. E non tanto per qualche motivo insito nella misteriosa alchimia del gioco in sé, quanto per il fatto assolutamente innovativo per la scena ludica, che è il giocatore a fare il gioco e non viceversa. E’ la fantasia individuale che crea lo scenario del combattimento, ed è sempre la stategia personale a decretare il proprio successo o la propria sconfitta. Detto questo, ci verrebbe da vedere questo puro gioco come un potente antidoto ala passività creativa prodotta dai videogiochi sempre più smaglianti e costruiti di oggi, ma non vogliamo cadere nell’errore di citare un qualcosa per poi parlare d’altro. Cerchiamo dunque di inquadrare la trasposizione filmica di questo gioco (D&D per gli appassionati) nel panorama cinematografico di oggi. Il contesto in cui si svolge la vicenda raccontata è chiaramente fantasioso, lontano anni luce da ogni tipo di riferimento storico preciso e puntuale. Ci troviamo di fronte insomma a pura fantasy, alimentata dai soliti contrasti tra Bene e Male, e soprattutto attraversata da vaghe reminiscenze cinematografiche che pescano in modo indistinto in gran parte della produzione fantastica degli ultimi quindici anni. Che dire? Il racconto si segue abbastanza bene, a volte riesce anche a divertire, ma la sensazione che resta a visione ultimata è quella di un’occasione mancata. E non stiamo parlando dello Spettacolo. Quello c’è, anzi, la suggestione effettistica del diluvio spettacolare non manca di imporsi presto sulla scena con l’evidenza pleonastica di una grancassa roboante. Stiamo parlando dello spirito del gioco che dà il nome al film. Non capiamo francamente cosa c’entri visto che le gesta dei personaggi descritti potrebbe appartenere a qualsiasi altra storia. L’imperatrice Savina rischia di essere detronizzata dal malvagio Profion, ma non si dà per vinta e, facendosi aiutare da un gruppetto di scalcinati compagni, incomincia la sua lotta nel tentativo di sconfiggere il suo nemico. Nulla da eccepire sulla natura del racconto che pare parafrasare l’infinità di opere che sono state già girate su un argomento simile, eppure abbiamo sperato lungo l’intera durata dell’opera che da un momento all’altro uscisse fuori un sia pur minimo aggancio alla natura del gioco che si è voluto omaggiare. Niente da fare. Finiamo allora con qualche appunto sparso sul film in sé. Lo scenario è interessante, alcune sequenze rivelano una perizia artigianale da non buttare via, ma il ricordo del “Signore degli anelli” è ancora troppo vivo per non farci fare dei paragoni dai quali il film di Solomon non uscirebbe granchè bene. Il problema è che la fantasy a questo punto, si può dividere in due grossi tronconi: quello prima e quello dopo l’opera di Jackson. D&D fluttua nel bel mezzo di questo abisso.Titolo originale:Dungeons & DragonsRegia: Courtney Solomon
Sceneggiatura: Topper Lilien, Carroll Cartwright
Fotografia: Douglas Milsome
Montaggio: Caroline Ross
Musiche: Justin Caine Burnett
Scenografia: Bryce Perrin
Costumi: Barbara Lane
Interpreti: Jeremy Irons (Profion), Thora Birch (Imperatrice Savina), Bruce Payne (Damodar), Justin Whalin (Ridley Freeborn), Marlon Wayans (Snails), Robert Miano (Azmath), Tomas Havrlik (Mage), Edward Jewesbury (Vildan Vildir)
Produzione: Thomas M. Hammel, Kia Jam, Courtney Solomon
Distribuzione: Lux Vide
Durata: 107’
Origine: Stati Uniti, 2000
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